Parody starter pack: J-AX oltre il capello e gli stivali
Al Festival di Sanremo l'ex Articolo 31 si presenta in stile country e con una canzone che ci racconta pregi e difetti del nostro Paese, oggi.

Al Festival di Sanremo l'ex Articolo 31 si presenta in stile country e con una canzone che ci racconta pregi e difetti del nostro Paese, oggi.

C’è qualcosa di profondamente ironico nel vedere un uomo che ha costruito la sua intera carriera sul cemento delle periferie milanesi, tra i palazzi popolari e il fumo delle cantine, salire sul palco dell’Ariston con stivali e cappello da cowboy. Ma J-Ax, si sa, è un funambolo del paradosso, e il suo approdo a Sanremo 2026 con Italia Starter Pack non è solo una scelta di costume, è un’operazione sulla nostra identità nazionale, condotta con il piglio di chi ha smesso di essere un ribelle senza causa per diventare il saggio e cinico zio d’America della porta accanto.
Non siamo di fronte a un esperimento country dell’ultima ora, a una di quelle infatuazioni estetiche che colpiscono i rapper quando sentono il fiato sul collo delle nuove generazioni. No, qui c’è un disegno preciso. L’utilizzo del banjo e del violino, quelle sonorità che sanno di prateria ma che per i contestatori del genere sembra una canzonetta da sagra della porchetta in provincia, servono a creare un contrasto con un testo che è pura “scuola Articolo 31”. Chi ha amato Messa di Vespiri o Italiano Medio riconoscerà subito quella scrittura affilata, con lo scopo di infilzare i cliché dell’italiano.
Italia Starter Pack è, come suggerisce il titolo, un manuale di istruzioni per sopravvivere in questo Paese che, proprio mentre ospita le Olimpiadi di Milano-Cortina, si ritrova sospeso tra l’eccellenza globale e la mediocrità del quotidiano. Mentre i nostri atleti scalano podi e le montagne del Cadore si riempiono di riflettori internazionali, J-Ax ci ricorda che, fuori dall’inquadratura perfetta delle telecamere olimpiche, c’è un’Italia fatta di cantieri infiniti e di proteste che si accendono solo quando qualcuno osa mettere l’ananas sulla pizza.
La scelta del country classico è probabilmente data dal fatto che nel mainstream italiano è l’unica sfumatura del genere che si riconosce. Nell’immaginario maggioritario statunitense il country racconta la vita dura del “common man”, nelle mani di Ax diventa la colonna sonora ideale per la nostra “mediocrità “. Il ritmo incalzante del banjo accompagna una carrellata di immagini che sembrano uscite da un feed di Instagram filtrato dalla realtà più cruda. C’è il benzinaio che teorizza sulla precedenza stradale come unica legge universale, c’è l’orgoglio ferito di chi si sente dare del disonesto dall’estero ma risponde con un’alzata di spalle, e c’è soprattutto quel ritornello che entra in testa come un chiodo: un inno alla “brutta canzone” che serve a staccare il cervello in un mondo che ci chiede continuamente di essere performanti, connessi e impeccabili.

Rispetto ai tempi degli Articolo 31, il cantante oggi ha meno rabbia e più consapevolezza. È un’evoluzione che avevamo già intravisto in Un bel viaggio nel 2023, ma che qui trova una quadra musicale inedita. Il country non è un abito preso a noleggio; è la traduzione sonora del suo sentirsi un “fuorilegge” della discografia che, nonostante tutto, finisce sempre per essere il più lucido di tutti. La collaborazione con la Ligera County Fam nella serata delle cover, poi, chiude il cerchio: unendo il rap, il country e il cabaret milanese di Jannacci e Cochi e Renato, Ax ha ribadito che la sua casa è ovunque ci sia una storia popolare da raccontare, possibilmente con una vena di follia.
Mentre cerchiamo di vendere al mondo l’immagine di un’Italia starter pack fatta di lusso, neve perfetta e ospitalità impeccabile, lui ci ricorda che il pacchetto base comprende anche i nostri difetti storici, i debiti che “tanto già ce li hai”. Non è un caso che molti critici abbiano storto il naso davanti a questa esibizione, definendola una parodia o un’operazione eccessivamente nazional-popolare.
In definitiva, Italia Starter Pack non è solo una canzone, è uno specchio deformante. Ci fa ridere perché riconosciamo noi stessi in quel catalogo di piccole miserie e grandi velleità. J-Ax è tornato a fare quello che gli riesce meglio: essere il grillo parlante del mainstream, quello che ti dice le cose in faccia mentre ti offre una birra e ti invita a ballare in un fienile improvvisato a metà strada tra Cologno Monzese e Nashville. E in questa edizione del Festival il suo banjo è stato il colpo di frusta di cui avevamo bisogno per ricordarci chi siamo, tra una medaglia d’oro e un cantiere sulla statale.
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