Verona celebra Alex Langer tra memoria viva e spinta verso il futuro
Un viaggio tra pace, ecologia e dialogo culturale.

Un viaggio tra pace, ecologia e dialogo culturale.

Quando gli incontri culturali prendono la forma di domande e non di risposte preconfezionate, nascono luoghi dove si misura il nostro tempo. È questo il senso profondo del convegno nazionale “Alex Langer, facitore di pace. Stiamo facendo ciò che era, è e sarà giusto?”, in programma a Verona dal 30 gennaio al 1° febbraio 2026 con una serie di appuntamenti tra auditorium, università e spazi pubblici, tra musica, letteratura, filosofia e politica. L’evento raccoglie riflessioni profonde su una figura che, pur scomparsa trent’anni fa, continua a dialogare con il presente.
Il convegno, promosso dalla Scuola di Pace e Nonviolenza (Fondazione Toniolo e Movimento Nonviolento) con il contributo e il patrocinio del Comune di Verona, dell’Università di Verona e della Diocesi di Verona e con l’adesione della Fondazione Alexander Langer Stiftung, si propone di interrogare “ciò che è giusto” a partire dall’eredità intellettuale e civile di Alexander Langer: giornalista, politico, ambientalista, traduttore e docente, la cui esistenza si è consumata tra impegno per la pace, difesa dell’ambiente e ricerca di convivenza tra culture diverse.
Nato a Vipiteno nel 1946, Langer divenne uno dei teorici e protagonisti dell’ecologismo politico europeo, tra i fondatori dei Verdi italiani e primo presidente del Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, eletto per due legislature tra il 1989 e il 1995. La sua attività abbracciò, come pochi altri nel Novecento italiano, la politica e l’etica, la nonviolenza e il conflitto internazionale, con un’attenzione alla giustizia climatica e sociale che oggi risuona con forza nelle crisi globali contemporanee.

Il programma veronese si apre con il reading-concerto “Sulle tracce di Alex” e prosegue con sessioni di analisi e dibattito su temi centrali nella riflessione langeriana: “Che cosa può realmente motivarci?”, la politica di pace e nonviolenza, la dimensione religiosa della politica, senza trascurare nuovi modi di intendere lo sviluppo, l’ecologia e la sostenibilità. Tra gli interventi figurano filosofi, giornalisti, teologi e attivisti, in dialogo con il pubblico su questioni aperte e decisive.
Verona non è un palcoscenico casuale. Negli anni di attività di Langer, la città fu teatro di iniziative come la Carovana per un’Europa libera dal nucleare (1984), il Forum di Verona e diversi convegni sullo sviluppo sostenibile e la pace nei Balcani nei primi anni Novanta: esperienze che testimoniano come la sua visione non sia confinata alla memoria, ma inscritta nella storia pubblica locale.
La biografia di Langer racconta un uomo profondamente segnato da una terra di confine come l’Alto Adige, dove crebbe tra tensioni etniche e culturali e dove imparò a vedere il mondo come un intreccio di storie diverse, lontano dalle rendite identitarie. Il rifiuto di dichiarare la propria appartenenza etnica nei censimenti bolzanini degli anni Ottanta e Novanta è solo uno dei gesti simbolici che rivelano la sua idea radicale di convivenza e di dialogo.
Al cuore del suo pensiero c’è il concetto di conversione ecologica: un “cambiamento di paradigma” culturale e di stili di vita, che non si limita alla lotta contro l’inquinamento ma aspira a una trasformazione profonda del nostro rapporto con la natura e con gli altri esseri umani. Langer sosteneva che questa conversione potesse affermarsi solo se fosse “socialmente desiderabile”, un invito a rendere l’etica ecologica desiderio e non solo obbligo.
L’eredità di Langer non è un monolite; è una domanda aperta, una provocazione civile che chiede di tradurre utopie in pratiche condivise, di fare della politica uno spazio di cura reciproca e di responsabilità verso il pianeta e le generazioni future. In una fase storica segnata da guerre, crisi climatiche e polarizzazioni identitarie, il convegno veronese chiede al pubblico non soltanto di ricordare, ma di interrogarsi: che cosa è giusto oggi? E come possiamo praticarlo insieme?
In un mondo che corre e si frattura, Verona si propone come un luogo per riannodare fili spezzati, per ascoltare storie e per cercare risposte che siano, come voleva Alex, lente, profonde e gentili. L’invito che emerge dal convegno è chiaro: fare memoria non come pietra tombale, ma come stimolo per ricostruire ponti, insieme.

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