Stasera alle ore 20.30, al Teatro Camploy di via Cantarane, si terrà l’investitura del 53° Simeon de l’Isolo, la maschera del quartiere Veronetta, quest’anno interpretata da Ferdinando Bussola. L’evento, organizzato dal Comitato Carnevale Benefico Simeon de l’Isolo in collaborazione con la 1^ circoscrizione, celebra una tradizione che risale al 1974, con radici ancora più profonde. Roberto Villa, presidente del Comitato, ci ha raccontato la storia di Simeon de l’Isolo, il legame con il quartiere Veronetta e il ruolo attivo che l’associazione svolge nelle vie attorno alla Porta Vescovo.

L’antica origine di “Via Interrato dell’Acqua Morta”

Osservando dall’alto il corso dell’Adige, a partire dall’ansa che abbraccia il centro storico di Verona scendendo poi verso sud, si distingue una ramificazione che disegna la “pancia” di un isolotto: è l’odierna piazza Isolo. Questo spazio, oggi delimitato da lungadige Re Teodorico da un lato e da via Interrato dell’Acqua Morta dall’altro, era fino a un secolo e mezzo fa recintato da due corsi d’acqua.

La locandina dell’evento di investitura del 53^ Simeon de l’Isolo

Fino alla fine dell’Ottocento, infatti, si da il caso che proprio via Interrato dell’Acqua Morta non fosse una strada asfaltata, ma la ramificazione che il fiume Adige seguiva lungo il proprio corso. In quel punto l’Adige raggiungeva la massima estensione, sdoppiandosi in due “corsie” d’acqua che racchiudevano un isolotto naturale, poi progressivamente interrato in seguito alla devastante alluvione del 1882, trasformando tale ramificazione, chiamata “Canale dell’acqua morta” nella via che oggi conosciamo come “Via Interrato dell’acqua morta”.

Il vecchio canale dell’Acqua Morta, visceralmente legato alle origini del Simeon de l’Isolo, racconta una pagina fondamentale della storia di Verona, quando il fiume era la principale via di comunicazione e di commercio della città. In epoca medievale e per molti secoli successivi, merci e persone viaggiavano soprattutto sull’acqua, sfruttando l’Adige e le sue diramazioni come vere e proprie arterie economiche. La ramificazione che dava origine all’isolotto delimitato dall’Acqua Morta costituiva uno snodo strategico: qui approdavano le imbarcazioni, si concentravano scambi, magazzini e attività legate al commercio fluviale. Questo spazio, oggi in gran parte scomparso o trasformato, fu a lungo uno dei cuori pulsanti della Verona mercantile, testimonianza di un tempo in cui il fiume scandiva il ritmo della vita urbana ed economica.

Simeon de l’Isolo e la sua maschera del Carnevale veronese

Roberto Villa, presidente del Comitato Carnevale Benefico Simeon de l’Isolo, ci ha raccontato l’origine di una delle maschere che anima il carnevale in Veronetta. «C’è uno statuto degli zattieri, depositato tutt’ora nella Camera di Commercio di Verona e datato 1260, che per primo accennò al Simeon de l’Isolo.» Lo statuto a cui fa riferimento Roberto Villa è lo statuto de “la corporasion dei radaroi” o zattieri. “Radaroi” è un termine dialettale, le cui origini sono riconducibili al termine latino “ratis“, che indicava appunto una zattera, una piccola barca di legno.

«Nel 1326 abbiamo poi la prima testimonianza storica del Simeon de l’Isolo. Questa testimonianza, che riguardava la trattativa per una giara di olio, era stata fatta proprio con il beneplacito del Simeon de l’Isolo, che si pensava fosse sicuramente un nome, diventato poi però anche un incarico. Era infatti il capo fluviale degli zattieri, o “radaroi”, questa figura che dal Trentino caricava di merce le zattere, navigava per l’Adige e seguendo la diramazione dell’Acqua Morta raggiungeva un primo luogo di molo, che era appunto l’isolotto. Il Simeon era coordinatore delle attività artigianali del quartiere Veronetta.»

Simeon de l’Isolo non è però l’unica maschera del quartiere Veronetta. Esiste infatti anche il “Duca de la Pignata“, la più celebre, la più nobile, circoscritta alla zona di Santo Stefano dal 1884. «La maschera di Simeon de l’Isolo non doveva essere una raffigurazione della nobiltà come le altre, ma una maschera che rappresentasse Veronetta sotto il profilo della laboriosità, della fratellanza, dell’amicizia, che di discostasse dal resto. Una maschera che esiste dal 1974.»

L’antico Canale dell’acqua morta

Il Comitato Carnevale Benefico Simeon de l’Isolo

Ridurre il lavoro dell’associazione con a capo Roberto Villa ad un comitato esclusivamente carnevalesco sarebbe alquanto riduttivo. «Da alcuni anni collaboriamo con la Circoscrizione non solo per fare Carnevale. Le sfilate portano le persone per strada, aiutano una comunione tra la gente, proprio perché il carnevale è una festa di gioia e di rinascita, ma facciamo tanto volontariato come “carnevalanti”. Curiamo inoltre interamente il parco Santa Toscana. Lo teniamo aperto, lo puliamo e organizziamo eventi.»

Un lavoro che non si presta solo a “lanciare coriandoli“, come cita anche lo stesso Roberto Villa. Veronetta e la Porta Vescovo sono spesso al centro di una narrativa incentrata per gran parte su spaccio e criminalità a cielo aperto. Così facendo non si permette di portare alla luce il lavoro di numerose associazioni, tra cui quella del Comitato Simeon de l’Isolo, che invece si prestano ad operare attivamente per valorizzarne il contesto.

«Che ci siano delle persone meravigliose è un fatto. Veronetta è un fermento di buona volontà. Ci sono associazioni che aiutano gli anziani, chi i bambini, chi va fuori di notte a dare un aiuto ai bisognosi. Ciò non toglie che ci sia un grosso problema di micro-criminalità.»

Il comitato Simeon de l’Isolo, la cui sede si trova in Salita Santo Sepolcro 1/p, in accordo con la 1^ Circoscrizione, ha inoltre da quattro anni la sussidiarietà su Porta Vescovo.

«Abbiamo questo incarico. Se c’è un evento apriamo la porta, in accordo con le autorità, chiaramente. I depositari della chiave però siamo noi. Verona è una delle città più avanti per quanto riguarda questo tipo di sussidiarietà, in collaborazione con le varie associazioni di volontariato. Con la 1^ Circoscrizione abbiamo un ottimo rapporto, tant’è che con Andrea Avanzi, presidente della Commissione Sociale, e Lorenzo Dalai, presidente della 1^ Circoscrizione, abbiamo organizzato nel 2024 e 2025 il Galà delle associazioni. Le abbiamo invitate tutte, eravamo quasi sessanta. È imprescindibile che si crei questa rete di unità fra coloro che fanno volontariato e che gestiscono un bene, quindi fra tutti coloro che promuovono la convivialità e benestare del quartiere. L’idea di avere questa rete nasce nella nostra sede e tutt’ora abbiamo un gruppo Whatsapp con un centinaio di persone all’interno con le quali ci scambiamo informazioni e collaboriamo quotidianamente. Si è creata davvero una bella amicizia. »

Un privilegio, certo, ma anche un’enorme responsabilità per il comitato e, in primis, per Roberto Villa, nato e cresciuto fino ai dieci anni in Veronetta e ritornato poi in età adulta. La sussidiarietà sulla Porta, simbolo del quartiere, è grande motivo di orgoglio per l’associazione.

«La porta è patrimonio, un monumento storico. Va quindi trattato con tutti i riguardi e noi ci sforziamo per farlo. Io sono un ex-dipendente AMIA e molte volte, con il loro ausilio, puliamo la porta a fondo, specialmente se in occasione di qualche evento importante.»

«Siamo un piccolo gruppo e facciamo quello che possiamo. Siamo anziani ma l’amore verso il prossimo e il senso civico vengono prima di tutto. Noi passiamo sulla terra come una meteora, dobbiamo fare in modo che almeno rimanga una luce per ciò che abbiamo fatto.»

Roberto ha poi concluso con un’intima riflessione su Verona: «Io penso che il patrimonio di Verona vada promosso, portato avanti ed elogiato. Abbiamo tante belle iniziative, siamone fieri. Noi però siamo sempre in rivalità. La pochezza umana e le invidie rompono quelle che sono le nostre ricchezze, il patrimonio umano che c’é in ognuno di noi, andando a vanificarlo per delle sciocchezze, mentre invece abbiamo [a Verona] un fermento di brava gente che può dare tanto e che fa tanto quotidianamente»

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