Sabato 9 maggio, a partire dall’edicola di Piazza Santa Toscana, si è tenuta la prima passeggiata tematica nell’ambito di Buone Nuove. L’esordio del tour culturale di Veronetta è stato a tema “industriale”, con Michele De Mori, architetto e studioso facente parte di COCAI, protagonista di un pomeriggio alla scoperta delle radici operaie del quartiere più antico della città.

La stagione delle passeggiate tematiche continuerà con appuntamenti fissi e gratuiti ogni secondo sabato del mese, con filtri e sguardi differenti ma verticali sul quartiere che sorge alla sinistra del fiume Adige.

Prima dell’inizio della passeggiata sono intervenute Federica Collato e Maria Antonietta Bergamasco, rispettivamente presidente di Reverse, partner del progetto Buone Nuove, e presidente di D-Hub.

Le passeggiate nascono da un dialogo con i cittadini che vivono il quartiere e vertono su temi congruenti agli interessi di chi popola Piazza Santa Toscana. Per questo, nel corso dei prossimi mesi, i temi spazieranno ampiamente: dalle botteghe artigiane, ad uno sguardo di genere passando per connotazioni artistico-culturali.

Veronetta: le origini

Oltrepassato uno dei ponti che scavalcano l’Adige, Ponte Pietra, Ponte Nuovo o Ponte Navi, ci si ritrova in uno dei quartieri più antichi e affascinanti di Verona. È sulla sponda sinistra del fiume, ai piedi del Colle di San Pietro, che sorse il primo nucleo abitato della città, insieme ai suoi luoghi di culto più antichi.

Eppure il nome con cui tutti lo conoscono è sorprendentemente recente, e porta con sé una storia di divisione: all’inizio dell’Ottocento, con l’arrivo delle truppe napoleoniche, Verona venne spaccata in due. La riva destra dell’Adige passò ai francesi, quella sinistra rimase agli austriaci, e furono proprio i francesi a coniare il termine Veronette, con un’accezione volutamente diminutiva.

Un nomignolo nato per sminuire, che il quartiere ha saputo fare proprio, trasformandolo nel tempo in un’identità orgogliosa e riconoscibile.

La passeggiata industriale

Michele De Mori, studioso ed esperto che ha accompagnato i partecipanti nei meandri del quartiere Veronetta, ha definito la passeggiata urbana come punto di incontro fondamentale tra partecipazione popolare e approfondimento storico del singolo quartiere stracittadino.

«I quartieri esprimono un importante contrasto tra ciò che è stato e ciò che è, uscendo spesso un po’ da quelle che sono le solite visioni cittadine. Qui a Verona viviamo a contatto ogni giorno con monumenti di enorme valore storico, e questo porta spesso ad ignorare numerose ulteriori eccellenze che abbiamo avuto o che tutt’ora esistono.»

La prima passeggiata a tema “Veronetta Industriale” si è sviluppata nell’arco di un’ora e mezza, alla scoperta delle origini di un quartiere che nel corso dell’ultimo secolo e mezzo ha cambiato il proprio volto innumerevoli volte.

La partenza da Piazza Santa Toscana ha dato il via ad un tour a tappe che ha perimetrato l’intero quartiere. Man mano che i racconti dell’architetto De Mori proseguivano, la linea temporale scaligera veniva riavvolta in un’esperienza di totale simbiosi tra la Veronetta residenziale, studentesca e multi-etnica a noi nota oggigiorno, e l’indole labursita che la contraddistingueva nel XIX e XX secolo.

Le tappe sono state all’incirca una decina: da Vicolo Porta Vescovo alla Provianda di Santa Marta, passando per via Campofiore, Via XX settembre, quindi Vicolo Venti, Via Gaetano Trezza e di nuovo via XX.

Industrie Veronesi nel XX secolo

Il fiumicello

La passeggiata si è rivelata un viaggio a doppio binario: da un lato i resti tangibili di edifici ancora visibili e visitabili, dall’altro un continuo esercizio di immaginazione, uno sforzo collettivo di ricostruzione secolare di un quartiere evolutosi enormemente. A tenere le fila del percorso, spesso e volentieri, sono state le tracce di un elemento oggi nascosto ma un tempo vitale per l’intero quartiere: il fiumicello.

Si tratta di un corso d’acqua le cui origini si legano a Montorio, alle porte est di Verona, e che scendeva fino a Veronetta seguendo un tracciato che oggi giace interrato sotto le strade del quartiere. Non era un semplice ruscello: per secoli ha rappresentato una risorsa fondamentale, capace di alimentare mulini, raffinerie e attività artigianali, diventando di fatto il motore economico e produttivo della zona.

Attorno alle sue sponde crebbe una comunità densa e operosa, e lungo il suo corso si sviluppò quell’intreccio di vita popolare e attività industriale che ancora oggi si legge, a chi sa guardare, nell’architettura e nella memoria dei luoghi.

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