Libri sotto l’albero
In occasione delle feste natalizie vi proponiamo alcuni suggerimenti di lettura, che possono tornare utili anche come regali per trascorrere le settimane successive in compagnia di splendide storie.

In occasione delle feste natalizie vi proponiamo alcuni suggerimenti di lettura, che possono tornare utili anche come regali per trascorrere le settimane successive in compagnia di splendide storie.

Sotto l’albero non possono mancare i libri. Sono da considerare quasi come un “bene-rifugio” accessibile a tutti e ad alto valore aggiunto. Le storie, infatti, invitano alla riflessione, confortano e saziano l’anima a modo loro. In occasione del Natale vi proponiamo cinque ottimi titoli da regalare. Tre di questi hanno in comune una caratteristica: le due autrici e l’autore sono veronesi. Gli altri due libri, invece, sono usciti in occasione dell’ anniversario della nascita di Jane Austen.
Sarà capitato di pensare, almeno una volta, fra le migliaia vissute, di fare caso a chi è seduto vicino, o appena più lontano, magari in aereo, in traghetto o in treno. E magari scambiare due parole neutre, senza impegno, sul tempo, o sul ritardo del mezzo e cosa ne segue ai nostri impegni. Le persone sfiorano le loro vite in svariate occasioni, per caso, ma nel corso dei viaggi può essere per un tempo prolungato.

Su un incontro casuale si innesta la vicenda di Margherita e Marcello, che hanno «il mare nel nome». Troviamo la loro storia, più verosimile di quanto possa sembrare, nell’ultimo romanzo di Matteo Bussola, La luce degli incendi a dicembre (Einaudi, 2025) .
Due adulti, seduti di fronte su un treno velocissimo che va verso il mare, si studiano e poi, inspiegabilmente, si raccontano l’un l’altro. Prima con una certa ritrosia, poi sempre più sinceri, si addentrano nelle reciproche esperienze, nei blocchi e nei ricordi.
Senza più filtri si svelano le loro fragilità, le cicatrici, i blocchi emotivi e la loro sospesa situazione attuale, fino a far presagire qualcosa di nuovo: una luce diversa, anzi, un incendio.
Il veronese Bussola mostra una misura di particolare delicatezza, mai banale e scontata, nell’accostare la matassa di sentimenti ed emozioni dei protagonisti. Del resto, non è nuovo a questi temi e appare sempre credibile, sia che parli di adolescenti o di adulti, con il risultato di far riflettere.
A duecentocinquant’anni dalla nascita di Jane Austen, nel fiorire delle pubblicazioni per ricordarne l’opera e la persona, abbiamo selezionato due titoli.

Il segreto di Jane Austen, di Giovanna Zucca (Fazi, 2025) è un vero e proprio romanzo scritto alla maniera dell’autrice britannica, con la stessa unità di spazio: le più o meno intricate vicende di alcune famiglie che vivono nel villaggio di Chawton, dove è realmente vissuta Jane Austen negli ultimi anni della sua vita. Con ammirabile modestia, Zucca chiarisce però che «Jane Austen avrebbe trovato il modo di raccontarlo meglio».
Per chi conosce i libri di Jane Austen ritroverà l’andamento tipico tra balli, tea pomeridiani, corse in carrozza, pene d’amore e passeggiate in campagna. Ma in questo particolare libro è soltanto tutto frutto dell’ immaginazione di Zucca, anche se il segreto a cui allude il titolo potrebbe essere persino vero.
Infatti, alla morte di Jane Austen, la sorella Cassandra non si affrettò forse a bruciare la gran parte delle sue lettere, chiedendole indietro a familiari e conoscenti? Il tutto per preservare un’immagine della sorella scrittrice che non facesse una grinza. Proprio nel dubbio che interroga da sempre i e le janeite, si inserisce il racconto brioso di Zucca. Tra personaggi davvero riconducibili alla vita di Jane e altri caratterizzati come nei suoi libri, l’autrice riesce a montare una storia davvero intrigante.

La critica letteraria e saggista Liliana Rampello, in Un anno con Jane Austen (Neri Pozza, 2025, traduzione di Susanna Basso) si richiama direttamente alla pagine dell’autrice britannica per costruire un calendario che accompagna, ogni singolo giorno, per tutto l’anno, con una diversa citazione tratta dai “sei romanzi perfetti” di Jane, come li ha appunto definiti Rampello.
Un libro godibile anche come coffee table book, poiché non necessita una lettura dall’inizio alla fine, ma anzi invita a essere sfogliato quasi per caso. Ogni giorno, una breve introduzione di Rampello contestualizza il testo originale e una più dettagliata spiegazione, dal titolo Le parole e i giorni, in apertura del libro, chiarisce la motivazione della scelta dei brani. In ultima analisi, per Rampello, è quella «di far venire il travolgente desiderio di leggere o rileggere Jane Austen in tutto il suo perfetto, luminoso, splendore».
Cuore Capovolto (Neri Pozza, 2025), della scrittrice veronese Paola Barbato, indaga la zona sfuggente e pericolosa dell’ambito digitale, nella fruizione da parte degli adolescenti. Vediamo all’opera, con dubbi e contraddizioni, l’agente infiltrato Alberto Danini, del Servizio centrale operativo, che si finge ragazzino, in rete, per stanare eventuali adulti approfittatori.

Ma l’app “La Rete dei cuccioli” nasconde più di un’insidia e Danini arriva a esporsi fisicamente, a proprio rischio, per scoprirne il mistero. Nella vicenda, oltre a figure adulte cadute in trappola da ricatti sempre più audaci, anche un tredicenne astuto che riserva infine una sorprendente maturità.
Non si può raccontare un libro che fa del colpo di scena e della sorpresa il materiale di trama, ma si può anticipare che anche questa volta l’autrice terrà inchiodati alla lettura il suo affezionato pubblico come nel recente La torre d’avorio.
Il talento di Barbato è di addentrarsi in problemi reali e attualissimi e costruire attorno un mondo in cui perdersi è quasi inevitabile. In questo caso emergono le dinamiche familiari in tante sfaccettature e una buona dose di sofferenza, ma la lettura rimane avvincente dall’inizio alla fine.
Ambientato negli anni Venti del Novecento, a Londra e dintorni, la quadrilogia che racconta le avventure dell’italiana Beatrice Bernabò giunge alla conclusione con il volume Miss Bee e il giardino avvelenato (Longanesi, 2025). L’autrice veronese Alessia Gazzola non ha bisogno di presentazioni perché con L’allieva (Longanesi, 2011), i volumi seguiti e le trasposizioni televisive, ha conosciuto un grande successo di pubblico.

Però l’ultima protagonista di Gazzola, Miss Bee (qui), diminutivo affettuoso di Beatrice, si distanzia geograficamente e temporalmente da tutte le precedenti. Non a caso l’autrice è stata paragonata ad Agata Christie perché Bee si destreggia tra salotti, tea e omicidi vari. Una sorta di miss Marple in salsa italo-britannica. Anche questo quarto volume non deluderà i suoi affezionati lettori e lettrici perché contiene tutti gli ingredienti utili per agganciare l’attenzione e farsi leggere tutto d’un fiato.
E questa volta c’è una complicazione in più poiché Bee deve sciogliere alcuni dubbi di natura personale e strettamente affettiva. È facile affezionarsi a lei, con la sua cicatrice sul viso che porta con serena disinvoltura e la sua insolita attività di costruire paralumi. Bee è estrosa e creativa, non ama ricamare, come le donne del primo Novecento, si limita a rammendare maluccio, se proprio deve. Molto più interessata alle persone che ai beni materiali, dotata di curiosità e logica sottile, si adopera invece, volentieri, per risolvere i casi polizieschi in cui si imbatte, con grande disappunto da parte di suo padre.
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