Libri da portare in vacanza
Dai bestseller ai titoli più originali: cinque proposte per viaggiare con la mente, tra letture popolari e gemme nascoste.

Dai bestseller ai titoli più originali: cinque proposte per viaggiare con la mente, tra letture popolari e gemme nascoste.

Suggerimenti di lettura: iniziare un viaggio partendo da casa o decidere di restare comodamente nel proprio ambiente con un nuovo libro in mano rappresenta sempre una vera e propria “vacanza” dalla monotonia e dalla routine quotidiana.
La selezione che segue si concentra su alcuni dei libri più venduti e apprezzati dal grande pubblico, senza però dimenticare quei territori di nicchia meno conosciuti ma estremamente affascinanti, dove è possibile scoprire letture davvero fuori dall’ordinario e sorprendenti.

Perduto è questo mare, di Elisabetta Rasy (Rizzoli, 2025), arrivato secondo al Premio Strega, merita una sottolineatura. La scrittrice e saggista racconta qui la speciale amicizia, durata decenni, con Raffaele La Capria, mentre delinea il ritratto di suo padre recuperato dai recessi della memoria.
È anche un libro su Napoli, sul cambiamento della città, dal dopoguerra ad oggi, e sulla malinconia che sempre l’attraversa e che si riverbera sui suoi abitanti, in qualche modo, vicini o lontani che siano.
Un altro libro “sui padri”, questo di Rasy. Ormai un filone narrativo attestato da qualche anno e frequentato da molti autori e autrici italiani e non. Se la letteratura racconta la vita, si può azzardare che una riflessione feconda sulla paternità si ponga, finalmente, come contraltare tanto atteso della molto più investigata maternità.
L’autrice parla di La Capria come di un amico di un’altra generazione, da cui la separavano venticinque anni, la stessa generazione di suo padre. Allo scrittore la legava un rapporto «non solo letterario ma sostenuto da fili sotterranei» che la trasportavano «dal presente delle chiacchiere verso un oscuro regno, il regno dei padri perduti».
Cresciuta a Roma, con la madre, Rasy del padre conserva un’immagine imperfetta che ricostruisce con pazienza e affettuoso rispetto per un uomo che aveva grazie e gentilezza e «un certo affetto per il mondo che non aveva affetto per lui».
Un libro, questo di Rasy, che si legge come un memoir senza esserlo e dice molto di come eravamo e come siamo.

L’ultimo libro di Matteo Bussola, Il talento della rondine (Salani, 2025), continua un percorso di riflessione sull’adolescenza e la genitorialità, ma senza mai essere didascalico, piuttosto con quella levità che lo rende leggibile dai ragazzi e dalle ragazze e, auspicabilmente, anche dagli adulti.
Bussola sa individuare, nella sua scrittura, gli accenti che ingaggiano gli e le adolescenti. La nota attrice e scrittrice, Luciana Littizzetto, l’ha paragonato a un curandeiro, proprio per il tocco, quasi terapeutico, dei suoi libri. Però le sue storie lo fanno rientrare anche nella categoria dei tusitala, i narratori nati, perché si ispira alla realtà ma fa sognare.
Questa storia racconta di due ragazzi con desideri e predisposizioni incrociati. Brando nato per la danza, vorrebbe saper disegnare. Ettore, con un talento naturale per il disegno, vorrebbe solo danzare. A complicare il tutto ci si mettono le imposizioni e le aspettative dei genitori. In mezzo alla giostra ci sono loro, i ragazzi, con le fragilità e i problemi dei loro anni.
La difficoltà di innamorarsi, difendersi dai bulli, esaudire le richieste dei genitori e affrontare prove qualificanti per il loro futuro. Il libro si muove sul difficile crinale di scelta dei ragazzi e sulla scoperta del coraggio che li aiuterà a gestire il talento a favore della costruzione del sé più vero e autentico.

Anglofilia del giornalista e scrittore spagnolo Ignaçio Peyró (trad. di Roberto russo, Graphe.it, 2025 ) porta in un altro Paese, la Gran Bretagna. Non è un romanzo ma si legge come tale, e nemmeno tutto di seguito, si può saltare da capitolo a capitolo. Un po’ saggio, un po’ coffee table book, può essere spunto di animate conversazioni e in questa manciata di titoli si rivolge a chi ama la lingua e la letteratura inglese.
Diviso per argomenti, parte da alcol e finisce a Wimbledon e Young Fogeys, passando per Anglicanesimo, Aristocratici, Big Ben, Cucina inglese, Humour, Pub, per citarne alcuni.
Un compendio di stereotipi? No, racconta piuttosto di quella lunga influenza, non solo letteraria, ma di costume che ha svolto l’anglofilia nella cultura occidentale. Apparentemente conclusa dopo la Grande Guerra, è tornata in auge grazie ai protagonisti della musica e della moda, dai Beatles a Mary Quant, negli anni Sessanta.
L’autore, in chiusura alla prefazione dell’edizione italiana, rivela il desiderio che il libro «riesca a rendere omaggio […] alla reciproca fascinazione nata dall’incontro di sguardi tra l’Inghilterra e il continente».
Con una lingua briosa e ricca di citazioni garantisce una lettura intrigante che mostra i britannici nelle loro stranezze perché guidano al contrario e bevono birra calda, fortemente monarchici ma insofferenti all’abuso di potere, liberali eppure conservatori. Contraddizioni e paradossi che fanno sorridere o indignare.

Per restare nell’ambito delle scelte controcorrente, il suggerimento è di riscoprire un’autrice britannica di origini ebraiche, pressoché dimenticata, Marghanita Lasky (1915–1988). Nel nostro Paese, della sua notevole produzione, che spazia tra giornalismo, saggistica e letteratura, sono reperibili solo due testi, il più controverso dei quali potrebbe far sussultare sulla sedia a sdraio, svegliando lettori e lettrici dal torpore vacanziero.
Il titolo è, guarda caso, Sulla chaise-longue (Otto Edizioni, 2020) nell’accurata traduzione di Cristina Cicognini. Un romanzo che si nutre di suspence, ma non c’è un’indagine, un delitto, un caso da risolvere, solo un’atmosfera al limite del gotico che tiene inchiodati alla lettura. E alla sedia, appunto.
Fortunatamente, è il caso di dire, è un romanzo breve e tuttavia garantisce un’impressione duratura.
La notissima scrittrice Alessia Gazzola, veronese d’adozione, amata dal pubblico anche per le trasposizioni televisive del suoi romanzi, ha pubblicato recentemente la trilogia imperniata su un nuovo personaggio. Miss Bee e il cadavere in biblioteca (Longanesi, 2024), Miss Bee e il principe d’inverno (Longanesi, 2025), Miss Bee e il fantasma dell’Ambasciata (Longanesi, 2025). Di un quarto volume è annunciata l’uscita per l’autunno e, inutile precisare, è già molto atteso da chi non si perde un suo libro.

In questa serie Gazzola cesella personaggi e situazioni con un meccanismo che l’ha fatta paragonare alla grande Agatha Christie. L’ambientazione delle storie è tra Londra e dintorni negli anni Venti del Novecento.
Bee è l’abbreviazione di Beatrice, ragazza italiana, al seguito del padre che insegna Italiano all’Istituto di Italianistica a Londra, dove si è rifugiato per sfuggire alle limitazioni della dittatura fascista.
È una ragazza sveglia che si barcamena tra problemi economici e il desiderio di apparire al meglio e riesce subito simpatica. Si caccia in tante situazioni da cui si sfila con una buona dose di ottimismo e un notevole senso pratico e rivela un’idea di sé che la avvicina alle ragazze dei nostri giorni.
È anche facile amarla perché porta con studiata leggerezza il peso di uno sfregio sul volto che farebbe vacillare l’autostima a chiunque. Invece Bee si appoggia ai suoi solidi affetti familiari, nutre la creatività con l’insolito hobby di costruire frivoli paralumi, e percorre le strade di Londra a testa alta.
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