Quante generazioni sono state preda di questo cacciatore? Probabilmente più di quante ne servissero per ottenere un buon successo al botteghino. Il personaggio, frutto della sceneggiatura cinematografica dei fratelli Jim e John Thomas nel 1985, ha avuto poca fortuna nei successivi anni all’uscita del primo film con Arnold Schwarzenegger. Sebbene altri grandi attori abbiano calcato i set di produzione della 20th Century Fox, gli spettatori non sembrano mai essere stati convinti ad entrare nelle sale per vedere questi film.

Nel 2022, al netto di una promozione quasi nulla, esce esclusivamente sulla piattaforma Disney+ un esperimento low-budget a cura di Dan Trachtenberg chiamato Prey. L’intenzione sembra quella di liberarsi della nomea dei precedenti film, ripartendo da zero con un prequel senza pretese e con nulla da perdere. Il risultato è grandioso: apprezzato sia dalla critica sia dal pubblico generalista, l’opera spicca per fotografia, sonoro e ritmo narrativo. Nel 2025 sulla stessa linea esce sempre su Disney+ un progetto d’animazione, a cura dello stesso regista, denominato Predator: Killer of Killers. Un’antologia animata suddivisa in capitoli secondo l’epoca di caccia del predatore. Il viaggio si conclude favolosamente, con una post-credit che conferma la rinascita del franchise e un futuro tutto da scrivere. Ci si trova così a novembre, e le sale si preparano al richiamo del Predator.

Trailer ufficiale italiano del film

Nuovo inizio, nuovi obiettivi

Fin dall’apertura della scena, veniamo gettati in questo mondo senza nome ma presumibilmente governato o abitato dalla razza Yautja, corrispondente dei Predator. Si comprende fin da subito come sia un approfondimento voluto nella mitologia, fino a questo momento sconosciuta, di questa icona degli anni Ottanta. Veniamo a conoscenza di una lingua, di nomi propri associate alle creature e di una gerarchia familiare pre-esistente, con una cultura totalmente devota alla caccia e la supremazia dettata dalla forza. L’obiettivo del “nostro” Yautja di nome Dek, interpretato dall’attore neozelandese Dimitrius Schuster-Koloamatangi, è quello di trovare l’approvazione da parte del suo clan, ottenibile solo tramite un premio di una caccia a prova di morte in un secondo pianeta. Un nuovo protagonista, e un viaggio alla ricerca di sé.

Trachtenberg non si limita a cambiare il soggetto, bensì aggiunge alcuni elementi provenienti da un crossover mai continuato con l’universo di Alien. Ritroviamo quindi la Weyland e i suoi sintetici, fra cui l’assistente “strumento” Thia, interpretata da Elle Fanning. Il viaggio sul pianeta continua con peripezie varie, concentrandosi sull’instaurazione di relazioni e collaborazioni che stonano con la linea comportamentale dello spietato cacciatore, a cui eravamo abituati lungo gli anni. La scelta è decisamente coraggiosa e porta a un classico finale del cinema narrativo hollywoodiano, senza prese di posizioni forti ma la volontà chiara di lasciare implicazioni per storie da raccontare nei prossimi anni.

Immagine promozionale del film prodotto e distribuito da 20th Century Fox

I sentimenti ci rendono più deboli o più forti?

Come il predatore apprende l’importanza dell’ambiente per la sua caccia, sembra quasi che la produzione abbia fatto scuola dei blockbuster dell’Hollywood contemporanea. L’inizio straripante, con una strizzata d’occhio ai più recenti Dune di Villeneuve, è solamente un inganno a discapito di una narrativa forse fin troppo ripetuta negli ultimi anni. Non si tratta certo di un film noioso, poiché intrattiene e risulta avvincente nei combattimenti e nel design delle creature abitanti del pianeta Genna, grazie al budget elevato rispetto alla prima opera del regista. Quest’ultimo riesce a dare sfogo alle idee di combattimenti viste nel film animato, con dei movimenti di camera più immervisi dello standard a cui siamo abituati, con una resa grafica immersiva. Indipendentemente da questo egregio lavoro tecnico, nella sceneggiatura manca di quel taglio più intenso, drammatico e pieno di suspense dei sopracitati prodotti.

La figura del Predator è stata certamente rinnovata, poiché Dek rientra nell’archetipo dell’antieroe, con un obiettivo personale, ma al tempo stesso coadiuvato da valori come l’importanza delle relazioni, della famiglia e degli amici. La piccola creatura nativa soprannominata “Bud”, pur essendo fondamentale per l’intreccio, sembra quasi un’aggiunta paragonabile a Grogu di The Mandalorian o simili soggetti inseriti nei prodotti disneyiani. L’atmosfera quindi ricalca troppo altri prodotti cinematografici e televisivi che sono ormai conosciuti al pubblico generalista per il loro successo assicurato. Predator: Badlands è un film che dà il benvenuto a nuovi accoliti al brand, destinato a un futuro successo, senza tuttavia osare nei momenti più importanti della narrazione e lasciando i pochi fan più fedeli con l’amaro in bocca.

Immagine promozionale del film prodotto e distribuito da 20th Century Fox

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