«Il Giorno della Memoria» sostiene Roberto Israel, coordinatore della sezione veronese dell’associazione Figli della Shoah, «dà parola, salva e rinnova il ricordo dei sopravvissuti. È una memoria che sfida l’indifferenza e l’oblio per affrontare il futuro con lo sguardo al passato, per non ripetere gli stessi gravi errori».

Alla libreria Feltrinelli di Verona, giovedì scorso Israel ha introdotto lo scrittore Matteo Corradini, autore della postfazione di Auschwitz è di tutti, opera della triestina Marta Ascoli, pubblicata a Trieste nel 1998 e da pochi giorni ristampata nell’edizione Bur Rizzoli.

Destinazione Auschwitz

La copertina della nuova edizione del libro di Marta Ascoli Auschwitz è di tutti, Bur Rizzoli, 2023.

Corradini ha spiegato la specificità di questo libro: «Marta Ascoli ha vissuto prima di Auschwitz, e poi ha potuto condurre una vita lunga e piena, con amore, responsabilità e dedizione alla memoria. Se n’è andata il 23 marzo 2014 e la sua nuova vita, quella del ricordo, la viviamo ogni volta che leggiamo le sue parole e passiamo coi suoi occhi attraverso il suo dolore, le sue speranze».

Grazie a fotografie e documenti conservati dal fratello di Marta, Corradini ha ricostruito il prima e il dopo di quella drammatica esperienza di violenza, abusi, morte, cominciata a diciassette anni alla Riseria di San Sabba.

Invece del “durante”, di quel prelevamento a casa la sera del 29 marzo 1944, scrive Marta, che per i nazisti appartiene alla categoria dei Mischling, mezzosangue, in quanto il padre è di origine ebraica e la madre è cattolica. Ed è insieme al padre che si ritrova caricata su un vagone piombato diretto ad Auschwitz, dove il papà Giacomo trova immediatamente la morte. Marta invece è assegnata a un campo di lavoro e si trova in mezzo alla desolazione di quello sterminato sistema di abbrutimento e annientamento della personalità, prima ancora della persona, con la privazione del nome, sostituito da un numero tatuato sul braccio.

Tre lager, tre inferni

Quaranta chilometri quadrati, in una delle regioni più malsane d’Europa, tre lager: nel suo stile asciutto Marta racconta Auschwitz 1, Auschwitz 2 (Birkenau), il vero campo di sterminio con quattro camere a gas e forni crematori, e Auschwitz 3 (Buna), con quaranta sottocampi vicino a miniere, fabbriche e fonderie, dove migliaia di prigionieri lavoravano dodici ore al giorno a beneficio dell’industria tedesca.

Da sinistra, Matteo Corradini e Roberto Israel alla presentazione della nuova edizione di Auschwitz è di tutti di Marta Ascoli, Bur Rizzoli, 2023.

Con abiti sudici e insufficienti a riparare dal freddo, calzature assolutamente inadatte, stipati in giacigli da condividere con tre o cinque persone, in mezzo a parassiti e infezioni di ogni tipo, Marta sopravvive, con suo grande stupore.

Sopravvive anche a quattro selezioni casuali per la camera a gas, decise freddamente una su tre prigioniere, o una su quattro. La sua sorte è decisa senza un perché, come non c’è un perché per la morte, inutile cercarlo e inutile cullarsi nella speranza che tutto finisca.

“Tornerò”, una promessa mantenuta

La diciottenne Marta, di padre ebreo e madre cattolica, strappata da un giorno all’altro al suo istituto magistrale, alle sue amicizie e abitudini, educata nella religione cristiana con i relativi sacramenti, si ritrova nello squallore che la circonda, tra la cattiveria gratuita dei kapò e si interroga su quel “tornerò” che aveva promesso alla madre, nel momento dello straziante commiato.

Per una serie di fatti e coincidenze riesce a tornare, ma niente è come prima, la realtà è appesantita dall’atroce senso di colpa “Perché io e non gli altri?” e infine riesce a raccontare la sua storia “solo dopo lunga maturazione”, come scrive nella premessa al libro.

“Ho rimandato per tanti anni, forse troppi, ma oggi, prima che il velo dell’oblio faccia dimenticare – con la scomparsa degli ultimi sopravvissuti – ciò che sono stati i lager nazisti e il genocidio del popolo ebreo, sento il dovere di dare anch’io la mia testimonianza, rivolta soprattutto a coloro che non credono”.

Marta Ascoli, Auschwitz è di tutti, 2023, Bur Rizzoli

Marta conclude con la cronaca del suo ritorno ad Auschwitz, dopo decenni, nel 1986, quando visita, da libera, il luogo dove era stata umiliata e conclude così il suo libro: “Auschwitz è patrimonio di tutti. Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti. Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni”.

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