Il primo appuntamento del 2023 del ciclo di incontri I Martedì del Mondo, organizzati da Fondazione Nigrizia, Comboniani Verona, Cestim (Centro Studi Immigrazione) e altre realtà associative di Verona, ha voluto osservare la situazione dei residenti a Verona e provincia, di origine straniera.

Sono intervenuti Carlo Melegari, sociologo da sempre attivo sui temi dell’immigrazione, il vescovo di Verona Domenico Pompili, Ioana Dunca, mediatrice culturale e rappresentante di Feneal Uil (la Federazione Nazionale Lavoratori Edili e del legno).

A rotazione hanno anche partecipato Monica Tardiani, coordinatrice dell’associazione Tante Tinte, Marta Castiglioni di Cisl Verona e Renzo Fior, presidente della cooperativa La casa per gli immigrati, nata dalla Comunità di Emmaus.

La serata, moderata da Giuseppe Mirandola preside del Centro Missionario Diocesano, ha ruotato intorno ai tre pilastri che permettono una vera integrazione, ma più ampiamente, una vita dignitosa per qualsiasi cittadino: casa, lavoro, scuola.

Locandina dell’incontro

Integrazione in che senso?

La parola integrazione viene usata molto spesso, quando si parla di popolazione straniera, ma non sempre si sa con esattezza a cosa si riferisce.

Ha voluto mettere subito in chiaro Melegari, che integrazione non significa assimilazione. C’è integrazione quando si ha una situazione che permette agli immigrati di vivere con pari diritti, doveri ed opportunità dei cittadini autoctoni.

Una comunità è integrata quindi, se c’è senso di appartenenza sia da parte di chi ci è nato, sia da chi ci è arrivato. Il che equivale a dire che se si lavora per l’integrazione, si lavora per tutta quella comunità, non per un gruppo a scapito di un altro.

Perché l’integrazione si basa sulla parità di considerazione reciproca tra cittadini e delle politiche per il superamento degli ostacoli che impediscono un benessere condiviso.

La situazione a Verona

Foto di Jose Martin Ramirez Carrasco, unsplash.com

Gli immigrati sono una presenza stabile nel territorio veronese, anche nel senso che chi arriva tende a mettere radici. Da un punto di vista statistico, le persone immigrate sono il 12,5% degli abitanti della provincia di Verona (pari a 115.708 individui). Se si guarda al solo comune di Verona la percentuale sale al 15,4% degli abitanti (per un totale di 39,644 individui).

La particolarità sta nell’età: la popolazione di origine straniera ha, per l’80%,meno di 50 anni. Percentuale che si discosta moltissimo dalla popolazione italiana autoctona, visto che i minori di 80 anni sono solo il 51% del totale.

Le prime tre nazionalità presenti sul territorio veronese sono: Marocco, Sri Lanka e Moldova. I comuni con più stranieri residenti in numeri assoluti, ovviamente dopo il capoluogo Verona, sono San Bonifacio, Villafranca e San Giovanni Lupatoto.

I Comuni con più residenti in termini di percentuali sul totale dei residenti sono Nogarole Rocca (26%), San Bonifacio (19%) e Palù 18%.

Scuola, Lavoro, Casa: le tre parole chiave

Con l’aiuto di alcune realtà di volontariato presenti nel territorio veronese, la serata ha voluto osservare da vicino, com’è la situazione integrativa in merito a tre dimensioni ben precise.

Per la scuola è intervenuta l’associazione Tante Tinte, una realtà che si pone a sostegno tanto degli studenti immigrati, tanto degli insegnanti con corsi di formazione e supporto specifico. Ciò che ha fatto emergere Tardiani è stato che nel veronese si sta creando una dinamica per cui se in alcuni scuole c’è un’elevata presenza di studenti straniere, le famiglie autoctone tendono a spostare i propri figli in scuole diverse.

Un’altra dinamica diffusa è che molto spesso, i figli degli immigrati al momento di dover scegliere le scuole superiori, sono indirizzati agli indirizzi professionali. Un interesante dibattito è poi seguito sul valore del bilinguismo, in quanto permetterebbe di vedere le competenze linguistiche pregresse dello studente di origine straniera, come una risorse e non come un qualcosa da tralasciare.

Foto di Tima Miroshnichenko, pexels.com

Ragionando sul tema del lavoro il dato interessante è che in Italia ci sono 300mila posti di lavoro inoccupati ogni anno. Il che significa che l’Italia ha bisogno di ricevere lavoratori.

Il fatto che i flussi legali siano bloccati da anni è quindi una situazione che non guarda in faccia alla realtà, oltre che alimentare di fatto i tentativi illegali di raggiungere il nostro Paese, e un’illegalità anche di tipo contrattuale (vedasi la piaga del lavoro nero).

Infine per la casa, si è voluto sottolineare l’enorme difficoltà, per chi è straniero, di trovare un’abitazione. Ma solo nel veronese ci sono 50mila appartamenti sfitti privati.

I nodi sono fondamentalmente due: manca un apolitica abitativa seria in Italia, ed esiste un razzismo evidente nelle dinamiche di affitto per cui una certa categoria di persone parte di fatto svantaggiata.

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