L’onorificenza gli era stata accordata nel 2018, in occasione delle celebrazioni per i 250 anni di vita dell’istituzione scaligera, e non consegnata a causa delle restrizioni pandemiche.

Ad accoglierlo, lunedì 30 maggio nella sede dell’Accademia, il presidente Claudio Carcereri de Prati, la rappresentante del prefetto Donato Cafagna, l’assessore al Comune Filippo Rando, il benemerito dell’Accademia Lorenzo Simeoni e la fiduciaria di Slow Food Verona Antonella Bampa.

Carlo Petrini, 72 anni, è il fondatore di Slow Food, l’associazione internazionale no profit diffusa in 150 Paesi, impegnata a ridare il giusto valore al cibo nel rispetto di chi produce e in armonia con ambiente ed ecosistemi, tutelando i saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali. Carlo Petrini, secondo The Guardian, tra le 50 persone che “potrebbero salvare il pianeta”, è stato ideatore di eventi quali Cheese, il Salone del Gusto di Torino, Terra Madre ma soprattutto fondatore nel 2004, a Pollenzo (CN), della prima Università al mondo di Scienze Gastronomiche.

L’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona, che ha sede a Palazzo Erbisti, è una prestigiosa istituzione cittadina  fondata nel 1768 dal doge Luigi Mocenigo IV per dare la giusta attenzione al  mondo agricolo. Le Accademie in Italia hanno avuto un ruolo straordinario per l’agricoltura, tra i loro compiti quelli di conservare la memoria e rigenerare le buone pratiche.

Carcereri de Prati con Petrini

«Siamo molto felici di ospitare Carlo Petrini» ha affermato Carcereri de Prati, presentando l’ospite al pubblico «apprezziamo il suo impegno nel mantenere vivo il rapporto uomo, natura, produzione agricola e tutela del consumatore».

Nel ringraziare l’Accademia e il suo presidente, Carlo Petrini  ha colto l’occasione per condividere una riflessione sull’attuale momento storico: «Siamo entrati in un nuovo periodo che chiamiamo transizione ecologica».

«La mia generazione ha vissuto la parte terminale della rivoluzione industriale, un periodo storico che ha portato l’umanità a livelli di benessere come mai era successo in precedenza. L’agricoltura ha cercato di mantenere una proprio caratteristica ma è stata fortemente condizionata dalla logica prevalente, produttivistica, basata sulla convinzione, falsa,  che le risorse del pianeta fossero infinite. Ora siamo arrivati in un punto fragilissimo in cui l’umanità sta prendendo coscienza non solo della finitezza delle risorse ma del fatto che, se non si corre ai ripari, lo sconquasso ambientale rischia di  mettere in discussione l’esistenza  stessa della specie homo sapiens».

Il suo monito «Non arrivi l’homo sapiens a legittimare la sua scomparsa» è stato forse inatteso, ma Petrini l’ha ribadito con forza ai presenti.

«La principale responsabile di questo sconquasso ambientale è la politica alimentare» sottolinea, ad essa si deve il 34% delle emissione globali di CO2 (corresponsabile nella crisi climatica), il maggior uso di plastica mono uso per il packaging e soprattutto la perdita di biodiversità.

Ha spiegato che in agricoltura per molto tempo, per ragioni produttive, si sono privilegiate le specie forti  pur sapendo che quando queste decadono, in assenza di specie similari, sono destinate a scomparire provocando danni economici e carestie.

Un messaggio particolarmente forte, lanciato nel territorio veronese caratterizzato da estesa presenza di coltivazioni e allevamenti intensivi.

Antonella Bampa, fiduciaria di Slow Food Verona, con Carlo Petrini

Antonella Bampa, all’inizio dell’incontro, si era dichiarata certa che Petrini avrebbe saputo indicare le direttrici d’azione migliori su cui muoversi e il fondatore di Slow food non ha disatteso le aspettative affermando che tutto il sistema alimentare va cambiato, senza rimandare. Occorre cambiare soprattutto  i paradigmi fondati unicamente sul profitto e considerare anche i beni comuni e lo sviluppo delle relazioni. «Sarà un processo di liberazione dalla logica del consumismo compulsivo».

«Mi piacerebbe pensare» ha concluso Petrini «che questa accademia storica  approcci questa fase di cambiamento epocale con tutta la sua capacità di preservare i saperi agricoli».

Per il fondatore di Terra Madre c’è anche un elemento di speranza: «I segnali che ci arrivano dai giovani sono incoraggianti: da tutto il mondo ci chiedono di far qualcosa. Per noi è anche un obbligo di giustizia intergenerazionale».

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