Siamo nei giorni dei Giochi Olimpici Invernali di Pechino. Arrivano anche per l’Italia medaglie e soddisfazioni, così come le delusioni da assorbire. Fa tutto parte del grande gioco a cinque cerchi, dove le emozioni si mescolano con le abilità tecniche, le sfide con i limiti e gli orgogli nazionali fremono per i rispettivi atleti. Da qualche anno a questa parte, tuttavia, ogni grande evento (sportivo, musicale o fieristico che sia) porta con sé anche interrogativi sull’impatto ambientale.

Centro Nazionale di Sci Alpino delle Olimpiadi di Pechino 2022. Foto pubblica di olympics.com

In questo senso le immagini che ci arrivano da Pechino, sono molto significative: lunghe strisce di neve artificiale circondate da prati verdi e marroni. E la domanda, allora, lubranamente sorge spontanea: cosa succederà a quei luoghi, tra qualche giorno, quando i riflettori si spegneranno e tutti gli atleti, giornalisti, operatori vari, saranno tornati a casa?

Seguendo la preparazione all’evento delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, abbiamo già raccolto in passato le preoccupazioni delle varie associazioni che si occupano di proteggere le Alpi, dall’impatto dell’uomo.

Abbiamo visto i costi e le conseguenze ambientali che avrebbe la riqualificazione della pista da bob di Cortina, e l’impatto dei vari cantieri collaterali all’evento.

Il 27 gennaio, la Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, (CIPRA) ha scritto una lettera aperta al Comitato Internazionale Olimpico (CIO), chiedendo che i progetti programmati per le olimpiadi invernali Milano- Cortina 2026 siano riconsiderati e ridimensionati.

Francesco Pastorelli, direttore di CIPRA Italia. Foto autorizzata

Abbiamo intervistato il direttore della sezione Italiana di CIPRA, il dott. Francesco Pastorelli, chiedendogli di spiegarci il perché di questa lettera.

Prima di tutto, ci spiega cos’è CIPRA?

«E’ una organizzazione internazionale e non governativa presente in 7 diversi stati. È nata nel 1952, quindi quest’anno compie 70 anni. La sede centrale si trova a Schaan, nello stato del Liechtenstein. In Italia è arrivata nel 1992, ed ha sede a Torino. La nostra particolarità è di promuovere l’incontro fra persone e organizzazioni che si impegnano a favore dello sviluppo sostenibile nelle Alpi, superando confini linguistici, culturali, geografici e politici. Il nostro motto, non a caso, è “Vivere la montagna”, intesa come ambiente delicato e variegato, da custodire e da abitare con rispetto. Siamo un’organizzazione di secondo livello, il che significa che i nostri membri sono altre associazioni, ognuna che porta e rappresenta la propria particolare situazione territoriale.»

Perché avete scritto al CIO?

«CIPRA si è sempre occupata dei grandi eventi sportivi. Nel 2016 per esempio, avevamo preso una chiara posizione rispetto ai grandi eventi sportivi invernali, chiedendo che le Alpi non fossero più sede di Giochi olimpici invernali. Il fatto è che i Giochi olimpici invernali, nella forma attuale, non sono compatibiliambientalmente né tanto meno socialmente, con l’ambiente alpino. Noi non siamo contro le olimpiadi, né tanto meno contro gli sport invernali. Siamo contro al forte impatto negativo che grandi eventi mondiali hanno sul contesto montano, non adatto ad accoglierli. Nel caso di Milano-Cortina, abbiamo chiesto una diversa distribuzione dell’evento.»

Le Olimpiadi 2026 però, si proclamano di essere le prime olimpiadi diffuse e quindi più sostenibili sul piano ambientale.

«Effettivamente la candidatura di Milano-Cortina, aveva dei buoni punti di forza. Candidare insieme una metropoli come Milano, con infrastrutture già esistenti, con la viabilità necessaria per accogliere e mobilitare migliaia di persone in tempi ridotti, e una cittadina alpina come Cortina, con le sue montagne e la sua cultura degli sport invernali, poteva essere una mossa vincente.

Il Trampolino Italia situato a Cortina d’Ampezzo in disuso dal 1990. Foto autorizzata da CIPRA

Purtroppo però, sembra che i buoni propositi si siano già persi. La tanto sbandierata sostenibilità è solo di facciata. Pensi al caso emblematico della pista da bob. Se si proclamano “giochi diffusi” perché rifiutare di usare la pista di Innsbruck, che dista pochi chilometri dal confine, e accanirsi con l’idea di usare 60 milioni di euro per riqualificare quella di Cortina? Noi a Torino nel 2006 abbiamo avuto esattamente le stesse dinamiche. L’amministrazione pubblica ha voluto a tutti i costi costruire una nuova pista di biathlon, una pista per il salto, di bob e per lo slittino. Risultato? Sono stati spesi fiumi di soldi per degli impianti che poi abbiamo usato per pochi anni e ora sono lì, inutilizzati. Abbandonati. Con l’unica funzione di deturpare l’ambiente.

Se abbiamo già l’esempio negativo di Torino, se si sanno già i costi ambientali che ci saranno in futuro, perché scegliere di ripetere gli stessi errori?

«Questa è la stessa domanda che anche noi abbiamo fatto ai politici e al CIO. Non abbiamo una risposta univoca. Mancanza di prospettiva futura forse? O forse quel volere a tutti i costi avventarsi su finanziamenti di milioni di euro, che sembrano arrivare come un regalo e invece sono comunque soldi pubblici, soldi dei cittadini. Certo è che a pensare male, certe volte ci si avvicina molto alla realtà… Ritorniamo al caso eclatante della pista di bob di Cortina. Mettiamo che venga rifatta, ok. Ma ha idea del costo di manutenzione che avrà dopo? Basti solo pensare ai costi per la refrigerazione, alle tonnellate di ammoniaca per mantenere il ghiaccio della pista. E tutto questo per quanti atleti in Italia che la useranno? Una decina? Ma siamo sicuri che valga la pena? A volte poi sento dei politici dire che saranno impianti utilizzati da tutti… ma sono cose dette per dire. Una pista da bob olimpica non può essere usata come parco giochi per turisti. Sono due mondi completamente diversi!»

In una conversazione con Renato Frigo, presidente di CAI Veneto, ci era stato spiegato che i grandi impianti sportivi non servono a ripopolare la montagna. Anzi, statistiche dicono che laddove vengono costruiti grandi impianti, la gente si allontana e scegli di vivere altrove. Lei concorda?

«Certamente. Il fatto è che le olimpiadi sono eventi sportivi enormi, condensati in pochi giorni, che muovono migliaia di persone in poco tempo. Tutto questo è contrario all’ambiente della montagna, ma anche ai cittadini che la vivono. Se per esempio si vuole potenziare la viabilità montana, si deve ragionare sui trasporti pubblici, non a mega raccordi che poi rimangono lì, vuoti e inutilizzati. Con l’unica conseguenza di aver sprecato risorse che si potevano usare altrimenti.»

Foto di Blnd, from pexels.com

Sempre a proposito di impatto. Come commenta le immagini che ci arrivano da Pechino, di piste come scie bianche su montagne verdi?

«Sono immagini di una tristezza infinita. Ma sono immagini che ci ammoniscono pesantemente. Lì è vero, siamo in un contesto completamente artificiale. Dove non c’è nemmeno la cultura e la tradizione degli sport invernali. È un’esagerazione. Mi chiedo, al termine dei giochi, quanti saranno i cinesi che poi andranno a sciare su quelle piste… Ma se pensiamo alla situazione della neve nelle nostre Alpi, non siamo poi tanto distanti da quegli scenari. Quest’anno la neve è quasi mancata, e le piste hanno dovuto ricorrere in modo massiccio alla neve artificiale. Questo ci dice che davvero dobbiamo ripensare al modo di frequentare le montagne.»

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