I tecnici di Électricité de France (Edf), nei giorni scorsi, durante un’ispezione al reattore numero 1 della centrale nucleare di Civaux, nella Francia occidentale, hanno riscontrato un difetto nel sistema di sicurezza dell’impianto tale da rendere necessario il suo fermo immediato per manutenzione straordinaria. La stessa tipologia di guasto è stata poi notata nel reattore numero 2 della stessa centrale e in altri due reattori gemelli dello stabilimento di Chooz, al confine con il Belgio.   

D’accordo con l’Autorità per la sicurezza nazionale (ASN), Edf ha quindi deciso di fermare i quattro reattori da circa 1,5 GW (GigaWatt) ciascuno per sostituire la parte malfunzionante. Per il loro riavvio bisognerà aspettare qualche mese: Bloomberg riferisce che le unità di Chooz rimarranno indisponibili fino al 23 gennaio 2022, mentre quelle di Civaux fino a marzo-aprile del prossimo anno.

Una decisione necessaria ma non indolore:  la mancata fornitura di energia, in un momento di forte domanda, ha fatto esplodere i prezzi elettrici superando rapidamente i 400 Euro per MWh (MegaWatthora). Come già accaduto in situazione analoga nel 2019 la Francia è stata poi costretta a importare energia elettrica dai Paesi confinanti. Le quotazioni in borsa dell’EdF sono crollate rapidamente del 15%.

In Francia tali incidenti sono frequenti.

Il parco elettronucleare francese, costruito a partire dagli anni ’70 e interamente  gestito da EdF, è costituito da 56 reattori a fissione nucleare  di uranio (U 235) debolmente arricchito (dal 3 al 5%) e sono raffreddati e moderati con acqua pressurizzata PWR (Pressurized Water Reactor).

Sono trentadue i reattori, i più vecchi, con potenza 900 MW (MegaWatt) ognuno, venti hanno una potenza di 1350 MW, quattro, costruiti nel 2003, adesso fermati, hanno una potenza di 1500 MW ognuno. Sono raggruppati in diciotto centrali distribuite nel Paese, alcune delle quali dislocate vicine al confine italiano.

I quattro incidenti nelle centrali nucleari di Civaux e Chooz  sono stati classificati di Livello 2 in una scala internazionale di eventi nucleari e radiologici (INES) di otto.

La scala INES nel stabilire gli otto livelli di percolosità si basa su tre criteri di classificazione:

  • le conseguenze all’esterno del sito, valutate in termini di rilasci radioattivi che possono raggiungere il pubblico e l’ambiente;
  • le conseguenze all’interno del sito, che possono colpire i lavoratori e le strutture; 
  • il degrado della difesa in profondità dell’impianto, cioè dei sistemi di protezione al fine di garantire il contenimento della radioattività.
Scala internazionale di eventi nucleari e radiologici (INES)

Il Livello 2 indica un “Incidente con fallimenti importanti nei dispositivi di sicurezza, senza conseguenze reali nell’immediato, ma che, se trascurato,  può portare a un incidente grave sino alla fusione del nucleo”. Secondo un’analisi dell’associazione Global Chance,pubblicata nel dicembre 2020, tali incidenti sono da diversi anni in costante aumento.

Tra il 2010 e il 2020 si sono verificati diciassette tipologie di incidenti classificati di Livello 2, manifestatisi anche in più reattori per un totale di 98.  Nel periodo considerato, 10 reattori , fra i 56 che costituiscono la flotta nucleare francese, hanno subito tre incidenti, 24 ne hanno subito due, 16 “solo” 1 e uno ne ha registrati addirittura quattro. I due reattori dell’impianto di Civaux  erano fra i cinque che a settembre 2021 non avevano ancora registrato incidenti.

Da segnalare inoltre una novità riportata  recentemente dal Journal de l’énergie. Lo scorso febbraio, nell’acqua del circuito primario del reattore numero 2 di Chooz sono state scoperte particelle di ossido di zirconio. Secondo quanto affermato da EDF in una lettera all’ASN (Autorità Sicurezza Nazionale) la  loro presenza è una novità e potrebbe essere «la conseguenza di un tasso di corrosione anormalmente alto» della protezione del combustibile nucleare. Secondo ASN sono dieci i reattori nucleari in Francia che potrebbero essere interessati da questo fenomeno. Se venisse confermato molti sarebbero i reattori nel mondo che dovrebbero essere sottoposti rapidamente a revisione.

Un parco nucleare fragile e costoso

La Francia in generale è considerata un’ eccellenza nella produzione di elettricità nucleare. EdF è un colosso, leader mondiale nel settore che ha esportato la propria tecnologia in tutto il mondo.

Localizzazione delle diciotto centrali nucleari france

Molti reattori funzionano da più di quarant’anni, i più recenti hanno vent’anni di vita e già presentano problemi.

La commistione tra civile e militare nei Paesi che hanno compiuto la scelta nucleare, rende opaca la reale attribuzione dei costi di produzione elettrica.

Il presidente Emmanuel Macron, in un discorso del 2020 non ha nascosto che: «Senza nucleare civile, non ci sarebbe la potenza atomica e senza la potenza militare atomica non ci sarebbe il nucleare civile». A molti questa affermazione ricorda Charles De Gaulle anni ’60 e la sua “Force de Frappe” per una Francia potenza militare atomica.

L’esperienza francese di questi anni dimostra infatti che l’uso della tecnologia nucleare diventa sempre più costoso. Sono crescenti i costi di manutenzione, imprevedibili quelli per adeguare gli impianti ai sempre più stretti livelli di sicurezza, ingenti quelli per gestire le scorie radioattive e per lo smantellamento a fine vita delle centrali.

La proclamata competitività della produzione elettrica da nucleare rispetto a eolico e fotovoltaico è in realtà una costosa leggenda. L’energia prodotta dal nucleare è quella con i costi più elevati  e gli incidenti, come quelli di Civaux  e Chooz, testimoniano la strutturale rischiosità della tecnologia.

Nucleare fonte green per la transizione energetica?

I nuclearisti, nonostante tutto, continuano a pensare che la produzione di energia elettrica da nucleare, non emettendo CO2, dovrebbe essere promossa come tecnologia per la transizione green.

Questa posizione è prevalente fra coloro che tendono a semplificare problematiche complesse, ma è anche l’argomentazione di chi, come la Francia, cerca di proteggere i propri interessi economici e spinge affinchè l’Unione europea, utilizzando i fondi del Green Deal, ne promuova lo sviluppo.

Il governo francese infatti è riuscito in questi giorni, tra le proteste di molti Paesi, ad ottenere che l’atomo venga incluso nella tassonomia europea delle fonti rinnovabili e perciò meritevole di sussidi.  

Come abbiamo visto, le sue centrali nucleari  richiedono importanti investimenti e costosi interventi di ammodernamento: Edf ha stimato per questo un impegno economico intorno ai 50 miliardi di euro a cui si aggiungono circa 7 miliardi di euro per la gestione delle scorie radioattive. 

L’imbarazzo dei nuclearisti pare si superi attingendo ai finanziamenti europei.

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