Etica e qualità. Sono le parole guida che l’architetto dovrebbe riscoprire per recuperare una filosofia della sostenibilità, specialmente se pensiamo ad un edificio pubblico come la scuola. Questo il concetto da cui è partita l’architetto Daniela Cavallo in apertura della prima delle tre conversazioni sul mestiere dell’architetto di venerdì.

Esperienze diverse, quelle dei due architetti protagonisti dell’evento. La realtà del cosiddetto Terzo Mondo per il docente patavino Alessio Battistella, il mondo del design urbano e cittadino per l’architetto Mario Bellavite. Esperienze diverse accumunate dalla necessità di riscoprire una cultura della progettazione che porti ad un’esperienza di unione con l’ambiente circostante, guidati dal concetto di sostenibilità per l’appunto.

«Costruire una scuola , sopratutto che sia sostenibile, è un manifesto evidente di come dobbiamo essere responsabili di un cambiamento non solo climatico ma epocale», ha  esordito la promotrice dell’evento, riferendosi alla “scuola di gomme” realizzata dalla Società Cooperativa ARCò e punto di partenza della riflessione sulla figura dell’architetto.

Alessio Battistella, docente allo IED di Torino e al Politecnico di Milano nonché socio fondatore e presidente della Società Cooperativa ARCò, ha esposto le sue riflessioni partendo dal progetto  – da lui – realizzato – di scuola sostenibile del villaggio di Khan Al Ahmar in Palestina.

«Negli ultimi decenni abbiamo dato troppa importanza alla tecnologia, abbiamo perso di vista il vero fare l’architetto, la vera importanza della progettazione e del design di un edificio pensando alle conseguenze in termini di sostenibilità – ha illustrato il progettista – per me fare innovazione é partire dai dati climatici, come professionisti dobbiamo essere in grado di sintetizzare quei dati traendone un output architettonico. Questo per me – ha detto Battistella – è il grado zero dell’essere architetto.»

Da sinistra a destra Bellavite, Cavallo e Battistella – Foto Massimiliano Venturini

La novità del progetto della scuola beduina (composta di sacchi da trincea e pneumatici) sta nell’aver preparato dei manuali di istruzioni semplici per dare modo alla comunità beduina di comprendere il progetto e mantenere l’edificio. «L’innovazione diventa forma di pensiero, azione – ha chiosato l’architetto padovano – legata alla conoscenza dei materiali della zona. Cerchiamo di usare il cemento il meno possibile perché è un materiale non sostenibile.» 

Sostanzialmente d’accordo l’architetto veronese Mario Bellavite che ha portato la sua esperienza e punto di vista sulla sua professione in ambito cittadino, laddove vincoli amministrativi e burocratici sono la sfida alla creatività della professione. Ricordiamo infatti che l’architetto Bellavite ha realizzato la scuola del comune di Cerro Veronese. E sugli edifici scolastici ha ricordato il professionista,  il panorama italiano è sconfortante, dato che l’80 per cento degli edificii è stato realizzato prima degli anni Ottanta.

«Una percentuale da crisi. Siamo alla stessa stregua della Bolivia – ha considerato Battistella – ma la scuola può diventare un ambito di sperimentazione autentica per quanto riguarda la sostenibilità. I materiali dove crescono i bambini devono essere naturali. É una questione di salute, l’edificio è come una terza pelle. Nessuno dà veramente importanza alla salubrità dei luoghi in cui viviamo.»

L’architetto Cavallo ha poi richiamato la necessità di ritrovare il “buon senso”, a cui ha fatto eco L’architetto Bellavite, che ha considerato che le nuove genreazioni considerano il tema della sostenibilità come scontato. Molti fondi di investimento – ha citato il professionista veronese – pretendono il rispetto dei criteri della sostenibilità, e se perfino le entità finanziarie ora sono attente ad un tema del genere, a maggior ragione gli architetti possono e devono fare attenzione alle buona pratiche in tal senso.

Il secondo incontro si svolgerà martedì 16 novembre presso la Cantina Farina di Pedemonte, sul tema “Costruire cittadini, coltivare dubbi: l’architettura come politica e come progetto” e vedrà protagonisti Gianluca Peluffo, tra i più importanti architetti italiani, e Filippo Bricolo, docente al Politecnico di Milano – sede di Mantova e titolare dello Studio Bricolo-Falsarella.

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