Non basta ricordarlo come un veronese vero, figura di riferimento della cultura cittadina, emblema di una Verona misurata e sobria, quella di Giorgio Gioco, di Vittorino Andreoli, di Roberto Puliero. Giuseppe Brugnoli è stato per quarant’anni un giornalista, e per diciotto direttore del principale quotidiano cittadino, L’Arena, fino al primo ottobre 1993, quando salutò i lettori con un memorabile editoriale.
In quegli anni la città fu sconvolta da una serie di arresti eccellenti: l’onda di Mani pulite fece di Verona il secondo capoluogo dopo Milano per mandati di cattura. Giuseppe Turani, in un articolo del 5 febbraio ’93, scrive di notabili dei partiti che «entrano e escono dalle prigioni a sciami.» Lo scenario con cui ricostruisce il clima di quei mesi è sintetizzato in una frase: «A Verona, tutto, più o meno, è andato giù, è crollato nel giro di un anno, con un’accelerazione improvvisa negli ultimi mesi. E è crollato con i toni della tragedia, ma anche della farsa. I giornali locali, ad esempio, pubblicano con grande diletto l’elenco, nome per nome, qualifica, parentele, e “area di affari” delle 78 persone, tutte di primo piano, i cui conti correnti, tempo fa, sono stati messi sotto sorveglianza dalla magistratura.»

È quello il tempo, quella la realtà in cui Giuseppe Brugnoli decide di scrivere queste parole, di cui pubblichiamo alcuni passaggi, senza dimenticare di ringraziare tutti, colleghi, grafici, edicolanti, lettori, amministrativi:
«Lascio l’incarico e la società editrice Athesis dopo quasi quarant’anni di professione e diciotto di direzione, prima a Il giornale di Vicenza, dopo a L’Arena, in pieno accordo con i miei editori. In termini colloquiali, secondo il vecchio detto veneto “lori buteme zo, e mi desmonta”. Dopo diciotto anni era giusto che i miei editori, che nel frattempo sono cambiati tre volte, si prendessero la libertà di scegliersi un direttore di loro esclusivo gusto, non ereditato dai predecessori, e quindi di loro pieno gradimento.»[…] «C’è solo il modesto rammarico che, in questa ricerca sia stato impiantato un piccolo mercato delle vacche, ma è giusto anche ipotizzare che, dovendo passare dal periodo delle vacche grasse a quello delle vacche magre, questa transumanza fosse un passaggio obbligato.»[…] «comunque negli spazi concessimi ho fatto il giornale che volevo, e questo va a scarico della coscienza degli editori.» […]«abbiamo penato l’anima nello sforzo di rintuzzare minacce editoriali vicine e lontane senza avere consistenti supporti.»

Foto di Claudio Riccio, Flickr

Oggi, epoca in cui i giornali e i giornalisti stanno perdendo non solo lettori, ma credibilità, in cui le testate sono sempre più riempite di contenuti pubblicitari e sempre meno di contributi rispettosi della deontologia, l’addio di Brugnoli direttore risuona come un allarme. D-Dubitiamo di essere avvolti dagli stessi meccanismi del potere solo perché ci si è tutti – a vario titolo di responsabilità civile che si riveste -, assuefatti a una realtà profondamente immutata, in cui però sempre meno giornalisti sono nelle condizioni e nelle capacità di fare da cani da guardia del potere. Frase fatta, quest’ultima, ormai quasi censurabile proprio perché diventata stucchevole, lacerto di un tempo quasi epico in cui i giornali nascevano da redazioni meno permeabili alle pressioni esterne.


[…] «Adesso pare che l’epoca dei sindaci sia finita, ma anche nell’era dei podestà ci può essere spazio per chi ha voglia»: in questo passaggio di quel vecchio editoriale c’è il barlume con cui si è tentato e si tenta di andare avanti. Nonostante la crisi del mercato, nonostante le manipolazioni dell’opinione pubblica che ha perso il gusto della dialettica e la confonde con la par condicio. Nonostante non si sappia dove si stia andando, quel giornalista d’altri tempi, che ha abbandonato la nave dopo aver tentato di mantenerne la rotta, saluta definitivamente Verona, forse pensando che questo mestiere lo si debba comunque fare a testa alta.