Da oltre quarant’anni l’associazione culturale Anterem si occupa di poesia interessandosi soprattutto ai linguaggi contemporanei.

Oggi alle ore 14 in Sala Farinati della Biblioteca Civica di Verona verrà consegnato il Premio Lorenzo Montano, che l’associazione ha istituito nel 1987 per “diffondere la conoscenza di forme stilistiche e di pensiero che trovano nella necessità e nella bellezza le loro ragioni”. Il premio è dedicato alla memoria del poeta, narratore, critico veronese Danilo Lebrecht, che pubblicava sotto pseudonimo, il quale lavorò anche come consulente editoriale a Londra, dove si rifugiò nel 1938 a seguito delle leggi razziali.

Tradusse brillantemente Mallarmé, Voltaire, Thomas Mann, Huxley, Franz Kafka, T. S. Eliot, Goethe, e del suo lavoro si occuparono Montale, Zanzotto, Bacchelli, Vittorini, Prezzolini, Savinio, Ungaretti.

Il Forum Anterem

ll premio si terrà all’interno del Forum Anterem, promosso e organizzato dal 2004 da Anterem in collaborazione con la Biblioteca Civica di Verona, ed è articolato in quattro sezioni, ciascuno con un vincitore o una vincitrice, selezionati dopo un attento studio e confronto tra i membri della giuria.

Quest’anno sono state riconosciute le produzioni di Chiara Serani con Dialoghi della sedia per la sezione Raccolta inedita, Antonio Pietropaoli con Esperimento (di soppiatto) nella categoria Una poesia inedita. Cristina Panella è invece la vincitrice della sezione Prosa inedita con dalle segrete, canto, mentre a Silvia Bre è assegnato il premio Opera edita per Le campane, edita da Einaudi nel 2022.

Alcuni libri pubblicati da Anterem Edizioni nel 2022.

l’Importanza di pubblicare poesia

Nel 2022 l’associazione ha pubblicato otto autori: Mariasole Ariot, Paola Silvia Dolci, Davide Racca, Claudio Salvi, Alessandro Ghignoli, Ianus Pravo, Armando Bertollo, Allì Caracciolo, provenienti dalla precedente edizione. Una scelta, quella editoriale, che durante il 2023 riguarderà altri nove libri, tratti dalla scorsa edizione del Premio. Gli autori sono Chiara Serani, Cristiana Panella, Marco Ercolani, Marco Balducci, Enrico De Lea, Michela Gorini, Alessandra Greco, Ermanno Guantini, Daniele Poletti. Una scelta che radica nell’identità del progetto, che dal 1976 al 2020 ha dato alle stampe cento numeri della rivista omonima Anterem.

L’associazione e così anche la rivista, che si è chiusa col centesimo numero nel 2020, è fiorita in un clima culturale di sperimentazione di nuovi linguaggi, e ha conservato sino ad oggi un «piglio di ricerca coi linguaggi contemporanei ma soprattutto filosofici», spiega Stefano Guglielmin, insegnante di lettere al Liceo artistico di Schio (Vicenza), scrittore e membro di Anterem. Fa parte anche della Società Filosofica Italiana e gestisce il blog “Blanc de ta nuque” sulla poesia italiana contemporanea.

Anterem, il pensiero prima che diventi parola

«Già il nome che abbiamo scelto, Anterem, è un’indagine prima della pubblicazione, un approfondimento sul pensiero prima che diventi parola. Ante (prima), rem (cosa) è il nome di questa fucina poetica e culturale che presuppone una bellezza in via di formazione, in fieri, prima ancora di diventare cosa. È come se la poesia attingesse a un serbatoio più profondo che ha a che fare con l’antropologia più che con l’inconscio. In questo la bellezza è vedere nascere la parola prima di veder fossilizzarsi la parola in stereotipi», sottolinea Guglielmin.

La redazione di Anterem.

È come se la poesia e la parola muovessero spinte da forze telluriche verso la costruzione della realtà che solo poi prende forma e si fa corpo, parola, oggetto.

Con questo approccio prende avvio il lavoro di Anterem che «ha sempre portato avanti la sua idea di poesia fuori da logiche commerciali. L’associazione indaga il contemporaneo anche attraverso lo studio del pensiero contemporaneo di radice umanista, tramite poeti e filosofi che abbiano ragionato sulla filosofia del linguaggio da un punto di vista imprevedibile e non dato dalle forme di comunicazione standard», continua il docente.

Un filo conduttore che si rispecchia anche nel lavoro del presidente onorario dell’associazione e direttore della rivista omonima dal 1976, Flavio Ermini. Recentemente Anterem ha pubblicato il volume “Perché la poesia. L’esperienza poetica del pensiero di Flavio Ermini”, che ripercorre e documenta il pensiero di Flavio Ermini e della rivista da lui condotta, con un focus sui ventinove numeri pubblicati dal 2006 al 2020.

Nomi della lirica contemporanea

Nella poesia italiana si registra secondo Guglielmin un bel movimento generazionale. «Ogni decennio ha quei tre o quattro autori che poi restano, ci sono tante voci belle oggi». Per esempio, Milo De Angelis «col suo stile post ermetico e il suo percorso ostile, difficile» e Umberto Fiori «in uno stile molto più colloquiale». Tra le donne, Antonella Anedda, e tra i poeti che scrivono in lingua italiana, ma che non vivono in Italia, Fabio Pusterla.

Montale si chiedeva allora se sia “ancora possibile la poesia oggi”. Una domanda da riproporre adesso. Scherza Guglielmin, rifacendosi alle parole di Sanguineti sulla poesia, “io me la pratico”, nel senso che lo sguardo è sempre quello di addentrarsi nella forma contemporanea della scrittura e della parola.

Una selezione di testi usciti da Anterem Edizioni. In mezzo, “Perché la poesia. L’esperienza poetica del pensiero di Flavio Ermini”.

«Certo, il canone va conosciuto – continua il socio di Anterem – per comprenderne i significati più profondi, ma la mia impressione è che il linguaggio della poesia sia diventato più comunicativo». La poesia è una disciplina che «implica la conoscenza della tradizione, anche per leggerla, il nuovo in assoluto non è possibile. L’angoscia dell’influenza deve esserci. Sei alla fine di un viaggio che è partito con la scuola siciliana. Puoi cadere in trincee già praticate. Devi trovare la tua lingua».

Oggi si legge poesia?

Data la complessità di linguaggio e di pensiero che comporta il fare e il leggere poesia, ci si chiede se i ragazzi oggi ne leggano. Guglielmin, che coi ragazzi si confronta tutti i giorni data la sua professione di insegnante, offre un’osservazione che dà spazio alla possibilità della poesia. «Non lo fanno abitualmente, però ascoltano le canzoni che possono essere una forma poetica. Questo perché nonostante la complessità, rimane la necessità di uno spazio in cui la fragilità possa emergere. Il bisogno esiste, perciò vanno educati alla lettura. E quando accade, noto che essa gli arriva».

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