La tragica morte di un ragazzo in mare è la cartina tornasole dell’agonia dell’informazione di massa.

«Il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, parlando a Palermo dei tragici naufragi di migranti che continuano a susseguirsi [dichiara]: “Non possiamo rassegnarci ad accettare la morte di tanti poveri innocenti”» [1]. Vero. Una strage silenziosa ma, nonostante ciò, il Ministro dell’Interno continua a tenere chiusi i porti. Numeri impressionanti di morti in mare: barconi a rischio, 100 persone in pericolo ancora il 20 gennaio [2].

Il Ministro dell’Interno continua a dichiarare che i porti rimarranno chiusi per limitare il flusso di migranti e, a leggere i dati ufficiali (gli sbarchi di gennaio sono passati, dal 2018 al 2019 da 2730 a 155 – Viminale al 21/01/2019), parrebbe aver ragione, anche se non si può celare nei toni un certo cinismo. Il Ministro può chiudere i porti così come previsto dall’art. 19 della  Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, come ci ha spiegato “IlSole24Ore” [3]; anzi, in verità non potrebbe e i porti non sono mai stati chiusi, ci dice Nello Scavo in un articolo recente su “Avvenire” [4]. Sarebbe tutta una propaganda social del Ministro? Per fortuna ci sono le ONG che salvano i naufraghi, come ci segnala “Il Messaggero” [5], o i naufraghi compaiono quando ci sono le ONG, come afferma “Voxnews” [6]?

E il principio di non contraddizione? Aristotele, dove sei? E, soprattutto, dov’è finita la verità?

La verità sarebbe nei morti in mare, quelli sì. Anche qui, però… c’è un però. Pensiamo alla triste storia del ragazzino annegato a soli 14 anni: con sé portava una pagella, forse per mostrare all’Italia di essere un buon studente. Una storia vera, di morte, che ha accomunato altre 1.100 persone sullo stesso barcone.

La notizia viene pubblicata il 17 gennaio dal “Corriere”: poi il “Gazzettino”, “Avvenire”, l’“Huffingtonpost”… ma è un fatto accaduto il 18 aprile 2015 [7], ben prima del governo attuale, ai tempi in cui era in realtà Ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Cosa sta succedendo all’informazione? Il “Corriere della Sera”, che lancia la notizia, cita correttamente i riferimenti cronologici della disgrazia; l’articolo, che si trova nella sezione storie, è un’intervista a Cristina Cattaneo, che partecipa a un progetto pilota per identificare profughi e migranti morti nel Mediterraneo [8]. Ma i lanci che seguono successivamente confondono le acque e la linea temporale. I titoli danno l’evento come appena accaduto. Il lettore medio, che non ha tempo di arrivare a metà articolo, s’indigna. E fa bene, ma non con il governo giusto.

Si è rotto un argine, questo è il guaio dell’informazione odierna. In un mondo non ideale, ma accettabile, ogni gruppo dovrebbe poter diffondere la propria propaganda e l’informazione correggere le storture e le bugie. Forse non è mai davvero successo, forse non è mai esistita un’età dell’oro dell’informazione, dato che gli editori italiani hanno sempre avuto un referente politico ed economico riconoscibile, se non addirittura identificabile con il proprietario (si veda il connubio tra famiglia Agnelli e “LaStampa”, ad esempio, o l’impero editoriale di Berlusconi). Oggi, tuttavia, è oltremodo palpabile il crollo qualitativo della stampa, rilevabile da notevoli indizi, quali la scarsa verifica dell’attendibilità delle notizie, i titoli sempre meno rispondenti al contenuto e sempre più acchiappaclick e una scrittura che da semplice si sta trasformando in semplicistica. Una crisi che va di pari passo al tracollo dei posti di lavoro, degli stipendi e della credibilità.

L’indignazione è l’informazione. Un tempo, una foto certificava una realtà. Oggi, con il fotoritocco e il fotomontaggio, ciò che appare non certifica più ciò che è. E c’è di più. L’informazione, che si è spostata sui social e che gioca di rimbalzi, è diventata una grancassa per immagini forti o shock con commenti che nessuno leggerà. Ai morti in mare si risponde con la neve ad Amatrice, ai migranti poveri si oppongono i nostri poveri, alle moschee si oppongono i crocefissi. Si grida allo scandalo per le donne saudite che non possono accedere allo stadio e poi “eh sì il femminicidio, ma gli uomini che muoiono sono di più delle donne”.

La realtà è inconoscibile, soggettiva perché frutto della percezione fin dai tempi di Kant. Ma era comunque un obiettivo per tutti, quello di conoscere la verità dei fatti. Conoscere per deliberare era il motto di Marco Pannella. Oggi, invece, l’opinione sui fatti è persa e ignorata al centro di uno stadio in cui curve rabbiose si rinfacciano colpe e miserie morali. “Sovranisti egoisti” e “buonisti col c..o degli altri”. “Terrapiattisti ignoranti” contro “scienziati asserviti alle case farmaceutiche”… una narrazione della realtà totalmente polarizzata.

Il fatto è che il tempo è diventato nostro nemico. La velocità ci impedisce di approfondire, la quantità di informazioni di mettere a fuoco un problema. Ci facciamo, allora, guidare dalle urla, come gli animali. Spostiamo il ragionamento dalla testa alla pancia: sfoghiamo l’impotenza, la frustrazione e il disorientamento per un mondo troppo svelto con l’indignazione e un click, una condivisione. Ovviamente, chi gestisce queste campagne, tutto fuorché spontanee ed estemporanee, lo sa eccome.

«Questo telegiornale andrà in onda in forma ridotta per venire incontro alle vostre capacità mentali» scherzava un tempo Luttazzi aprendo il suo satirico TG su MaiDireGol. Ma, alla fine, siamo sicuri che scherzasse?

[1] Migranti, Casellati: “Il Mediterraneo non sia una fossa comune”, “Tgcom24”, 20 gennaio 2019.

[2] Alessandra Ziniti, Barcone in avaria al largo della Libia, a bordo cento persone: “Aiutateci, stiamo morendo congelati “Repubblica.it”, 20 gennaio 2019.

[3] Cfr. Migranti, perché Salvini può chiudere i porti (anche se la scelta fa discutere), “Ilsole24ore.it”, 10 giugno 2018.

[4] Nello Scavo, Migranti. Ecco le carte con cui il governo smentisce Salvini: «Porti mai stati chiusi», “Avvenire.it”, 8 gennaio 2019.

[5] Migranti, 170 morti in 2 naufragi nel Mediterraneo. Sea Watch ne salva 47. Salvini: «Porti chiusi»“Il Messaggero.it”, 19 gennaio 2019.

[6] ONG UCCIDONO I MIGRANTI: CON PORTI APERTI 5MILA MORTI, CON I PORTI CHIUSI 117 (FORSE), “Voxnews”, 20 gennaio 2019.

[7] Migrante di 14 anni annegato con pagella cucita in tasca, storia del 2015 diventa virale, “Skytg24.it”, 17 gennaio 2019.

[8] cfr. Elena Tebano, L’adolescente di 14 anni morto in mare con la pagella cucita in tasca, “Corrieredellasera.it”, 17 gennaio 2019 (modificato il 19 gennaio 2019).