Guardiamoci attorno: i lavori per lo sviluppo della ciclabilità nello spazio urbano di Verona, iniziati a ritmo battente a inizio anno, stanno mostrando il volto di una città diversa. Ecco qualche istantanea di ottobre:

1. Sui lungadige tra ponte Risorgimento e ponte Garibaldi, mamme e papà portano i figli avanti e indietro in bicicletta, per andare a scuola o a giocare nel parco dell’Arsenale sulla nuova sede ciclabile protetta, mentre le auto si muovono in un solo senso e non come prima in due sensi con velocità più sostenuta e senza spazio di sicurezza.

2. Tra viale Bixio e via Santini la nuova pista – intervallata da via Cesiolo cui è stata finalmente riconosciuta la vocazione di strada ciclabile – è solcata da cittadini/e che si muovono pedalando in sicurezza per le faccende quotidiane.

3. Piazza Bra con la recente chiusura al traffico privato è tornata alla sua dimensione naturale – smarrita da almeno settant’anni – di spazio di socialità per le persone.

4. Via Basso Acquar, da decenni ridotta a trascurato asse di scorrimento veloce con marciapiedi stretti e fatiscenti, sta ora vedendo un rifacimento con l’inserimento di una pista ciclabile – nuovo asse di collegamento tra centro e quartieri sud oltre a quello di viale Piave – e conseguente ridisegno più consono alla sua funzione.

5. Via Battisti, teatro giornaliero di caotici intasamenti di auto davanti alle scuole, è stata munita di una pista in sede propria su tutto quel lato: questo, dopo un assestamento iniziale ancora in corso, potrà diventare un esempio virtuoso nell’incoraggiare le famiglie a fare scelte diverse dalla propria vettura per far andare i figli in classe.

Abbiamo parlato finora dei progressi della ciclabilità, ma in ottica di mobilità sostenibile va senz’altro ricordato il parallelo avanzamento dei lavori per la filovia, che presto munirà anche la nostra città di un trasporto pubblico di massa con corsie e semaforizzazione dedicate, dando una reale e vantaggiosa alternativa all’auto privata.

Insomma: Verona si trova nel pieno di un’evoluzione epocale della mobilità cittadina. Tutto bene dunque? Diremmo di sì. Non spaventa la vivace discussione popolare su questi cambiamenti, una cosa vista ovunque in Europa.

Dispiace solo che la ciclabilità venga usata da parte della politica locale come argomento di pura contrapposizione, causando una polarizzazione tra fazioni del tutto inesistente nella società reale, dove l’usare o meno la bicicletta non c’entra nulla con l’orientamento elettorale.

Dispiace, ma non ne siamo sorpresi: come detto più volte, continueremo a operare per far capire – anche a chi si presenterà alle prossime elezioni amministrative – che una città che cambia in questo modo è un vantaggio per tutti, non solo per chi sceglie di muoversi pedalando.

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