Dal traffico al riscaldamento, dall’agricoltura alle condizioni meteorologiche: a Festambiente Verona il confronto tra ARPAV e Legambiente sulla qualità dell’aria. I dati migliorano, ma la Pianura Padana resta una delle aree più esposte d’Europa.

L’aria non conosce confini. Non segue le linee tracciate sulle mappe amministrative e non si ferma davanti ai cartelli che segnano l’ingresso in un altro Comune. È anche da questa evidenza che è partito il confronto ospitato da Festambiente Verona al Parco della Provianda, dedicato a “Riscaldamento, qualità dell’aria e case green: cosa c’è di vero?”.

A discuterne sono stati Luca Zagolin, tecnico di ARPAV impegnato sul fronte del monitoraggio della qualità dell’aria, e Andrea Minutolo, responsabile dell’ufficio scientifico di Legambiente. A moderare l’incontro Andrea Gentili, presidente di Legambiente Verona. Al centro, i dati sul particolato atmosferico, ma soprattutto la necessità di leggere l’inquinamento come un fenomeno complesso, nel quale traffico, riscaldamento, agricoltura, condizioni meteorologiche e caratteristiche del territorio finiscono per alimentarsi a vicenda.

Il particolato che arriva da lontano

Uno degli equivoci più frequenti è pensare al PM10 come a un inquinante prodotto interamente nel luogo in cui viene misurato. Una parte delle polveri viene emessa direttamente, per esempio dalla combustione, dal traffico o dagli impianti di riscaldamento. Un’altra parte, però, si forma nell’atmosfera a partire da altri inquinanti, come ossidi di azoto e ammoniaca.

È qui che la dimensione locale incontra quella territoriale. L’ammoniaca prodotta dalle attività agricole e dagli allevamenti può viaggiare nell’atmosfera e contribuire alla formazione di particolato secondario anche a distanza dalla sorgente. Nel Veronese, il peso delle attività zootecniche è particolarmente significativo: la provincia conta circa 18 milioni di capi, in larga parte avicoli, e produce migliaia di tonnellate di ammoniaca ogni anno.

Il Comune, dunque, non coincide con il territorio dell’inquinamento. Ma questo non significa che le amministrazioni locali possano chiamarsi fuori. Al contrario, ciascun territorio deve intervenire sulle proprie sorgenti emissive, mentre le politiche più efficaci devono necessariamente avere una dimensione sovracomunale.

La Pianura Padana rappresenta in questo senso un caso quasi estremo: una grande concentrazione di popolazione e attività economiche compressa in un’area dove la conformazione geografica e le condizioni atmosferiche rendono difficile la dispersione degli inquinanti. Nei mesi invernali, quando le inversioni termiche e la scarsa ventilazione trattengono gli inquinanti vicino al suolo, il problema diventa ancora più evidente.

I numeri migliorano, ma non basta

Il quadro non è però immobile. I dati mostrano una tendenza di lungo periodo al miglioramento della qualità dell’aria, anche se il ritmo dei progressi sembra rallentare. Nel 2025 Verona ha registrato 44 giornate oltre il limite giornaliero previsto per il PM10, contro le 66 del 2024. Un risultato migliore, ma ancora superiore alle 35 giornate annue consentite dalla normativa attuale.

E il futuro alza ulteriormente l’asticella. Le nuove regole europee sulla qualità dell’aria prevedono infatti limiti più severi, che entreranno progressivamente a regime entro il 2030.

Anche per questo, ha spiegato Zagolin, le centraline non vanno lette soltanto attraverso il conteggio dei superamenti. Una stazione collocata in prossimità del traffico racconta l’esposizione legata alle emissioni stradali; una stazione di fondo urbano restituisce invece un quadro più vicino alla qualità dell’aria respirata quotidianamente dalla popolazione. Sono due fotografie diverse dello stesso problema.

Il riscaldamento domestico resta uno dei nodi. In Veneto sono presenti centinaia di migliaia di apparecchi a biomassa e una quota consistente è costituita da impianti vecchi e poco efficienti. La differenza tra le diverse tecnologie può essere enorme: un camino tradizionale, soprattutto se utilizzato in maniera inefficiente, può produrre quantità di particolato molto superiori rispetto a un moderno apparecchio a pellet.

Minutolo ha riportato la discussione alla necessità di affrontare il problema in modo sistemico. Efficienza energetica degli edifici, elettrificazione dei consumi, mobilità meno dipendente dai combustibili fossili e sistemi di riscaldamento più efficienti non sono interventi separati, ma pezzi della stessa strategia.

E c’è un argomento che più di altri può rendere concreta una questione spesso percepita come astratta: la salute. Ridurre l’inquinamento significa diminuire l’esposizione a sostanze che hanno effetti documentati sull’organismo, ma anche ridurre i consumi energetici e, in molti casi, i costi delle famiglie.

Il punto, allora, non è scegliere tra ambiente ed economia, tra qualità dell’aria e benessere. È riconoscere che sono parti della stessa questione.

La qualità dell’aria in Veneto è migliorata rispetto al passato. Ma il fatto che la situazione stia migliorando non è una buona ragione per abbassare la guardia. È, semmai, la ragione per continuare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA