A Ferrara la bicicletta non è semplicemente un mezzo di trasporto, ma una delle forme con cui la città parla di se stessa. La si incontra davanti alle scuole, appoggiata ai muri delle case, nei vicoli del centro storico, lungo le strade che dal cuore rinascimentale portano verso le frazioni. Una presenza talmente ordinaria da diventare quasi invisibile.

Eppure è proprio questa normalità ad aver trasformato Ferrara nella più celebre delle città italiane delle biciclette. Oggi il Comune conta 129.048 abitanti, secondo i dati aggiornati al 1° gennaio 2026, e si estende per 405,52 chilometri quadrati. È dunque un territorio molto ampio rispetto alla sua popolazione: il centro urbano convive con un vasto sistema di frazioni, centri abitati e aree rurali. Una caratteristica che rende ancora più interessante la dimensione della mobilità ciclabile. (fera.camcom.it⁠)

E la rete è tutt’altro che simbolica. Nel 2026 Ferrara dispone di 227 chilometri di piste e percorsi ciclabili, un dato che le ha permesso di ottenere il massimo riconoscimento FIAB di ComuneCiclabile, con cinque “bikesmile”. (comune.ferrara.it⁠). Ma i numeri, da soli, non spiegano la fama della città.

Prima delle piste, c’era la città

Ferrara ha una caratteristica che aiuta a capire tutto il resto: è una città sostanzialmente piatta. La bicicletta, qui, non deve affrontare salite capaci di trasformare una commissione in una piccola spedizione alpina. La conformazione della Pianura Padana ha favorito storicamente gli spostamenti sulle due ruote e il disegno urbano ha fatto il resto. Il centro storico, modellato dall’espansione rinascimentale della città, è relativamente compatto, mentre una rete di strade e percorsi collega il centro ai quartieri periferici e alle frazioni. Il rapporto fra bicicletta e urbanistica non è quindi nato ieri, né è stato inventato per inseguire l’ultima parola d’ordine sulla mobilità sostenibile.

Le fotografie della Ferrara del Novecento raccontano già una città piena di biciclette. Negli anni in cui molte città italiane cominciavano a organizzarsi sempre più intorno all’automobile, Ferrara continuava a conservare una mobilità quotidiana fortemente legata alle due ruote. Non esiste, dunque, un giorno preciso in cui Ferrara sia diventata “la città delle biciclette”. È stata piuttosto una reputazione costruita lentamente, attraverso abitudini, territorio e politiche pubbliche.

A rendere ufficialmente leggenda ciò che era già consuetudine furono soprattutto i numeri. Nel 1991, secondo i dati riportati dal Comune, il 30,7% degli spostamenti dei ferraresi avveniva in bicicletta. Una percentuale sorprendente per l’epoca, soprattutto se confrontata con alcuni dei luoghi simbolo della cultura ciclistica europea: 30% a Copenhagen e 27,8% nei Paesi Bassi.

Il dato non rimase un episodio isolato. Un’indagine DataBank realizzata nel 2000 su un campione rappresentativo della popolazione confermò una quota del 30,9% di utilizzo della bicicletta. La stessa rilevazione stimava inoltre che circa l’89,5% dei ferraresi fosse composto da persone che utilizzavano la bici. (

Nel frattempo il numero delle biciclette ha raggiunto proporzioni quasi surreali: una stima del 2021 parlava di circa 250mila biciclette presenti in città, quasi due per ogni residente.

Anche oggi la bici continua a rappresentare una parte consistente degli spostamenti quotidiani. Nel 2024 il Comune indicava nel 24% la quota degli spostamenti casa-scuola e casa-lavoro effettuati in bicicletta. Se si aggiunge il 10% circa di chi si muove a piedi, la mobilità attiva arriva a circa un terzo degli spostamenti.

Quando la bicicletta diventa una politica

La vera svolta, però, arriva negli anni Novanta. Nel 1995 Ferrara aderisce alla rete europea Cities for Cyclists. Un anno dopo, nel 1996, il Comune istituisce presso l’Assessorato all’Ambiente un vero e proprio Ufficio Biciclette. Nel 1997 viene sottoscritta la Bicycle Charter, mentre nel 1998 arriva il Biciplan inserito nel Piano Urbano del Traffico. Nel 1999, infine, compaiono agli ingressi della città i cartelli che dichiarano ufficialmente al visitatore ciò che i ferraresi già sapevano: “Ferrara città delle biciclette”.

Non era soltanto marketing urbano. Nel 2000 l’istituzione dell’Ufficio Biciclette viene premiata dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito del riconoscimento Città Sostenibili. È questo forse il passaggio più interessante della storia ferrarese: la bicicletta smette di essere semplicemente un’abitudine dei cittadini e diventa una componente dichiarata delle politiche urbane. La città, in altre parole, non si limita a prendere atto del fatto che i ferraresi pedalano. Comincia a costruire una città nella quale pedalare sia facile.

Il confronto con Verona

La rete attuale ha raggiunto i 227 chilometri. Nel 2024 erano 218 e il PUMS aveva fissato l’obiettivo di arrivare a 268 chilometri entro il 2030. Ma il dato più interessante forse non è la lunghezza complessiva. È la distribuzione. Più del 64% della popolazione vive a meno di 300 metri da una pista ciclabile. E il dato non considera pienamente chi abita nel centro storico, nelle ZTL o nelle Zone 30, dove la natura stessa dello spazio urbano rende possibile muoversi in bicicletta anche senza una ciclabile fisicamente separata.

È una distinzione importante. Una città ciclabile non è necessariamente quella con più chilometri di vernice sull’asfalto. È quella nella quale la bicicletta riesce a entrare nella struttura quotidiana degli spostamenti. A Ferrara la rete è stata concepita proprio secondo questa logica: una componente primaria che collega centro, quartieri e frazioni e una rete urbana più capillare, destinata a connettere le diverse parti della città.

E Verona? Il confronto con Verona è interessante proprio perché le due città, pur appartenendo a mondi urbani differenti, hanno una caratteristica comune: entrambe possiedono un centro storico di enorme valore e una forte vocazione turistica. Ma qui le differenze diventano evidenti. Verona ha una popolazione di 255.133 abitanti e una superficie di 198,9 chilometri quadrati: quasi il doppio degli abitanti di Ferrara concentrati in meno della metà del territorio comunale.

Sul fronte ciclabile, il Comune indica attualmente una rete complessiva di 116,16 chilometri, comprendendo piste ciclabili, percorsi ciclopedonali, corsie ciclabili e percorsi cicloturistici. (l confronto numerico è dunque piuttosto netto: 227 chilometri a Ferrara contro circa 116 a Verona, nonostante Ferrara abbia circa la metà degli abitanti. Ma sarebbe sbagliato fermarsi qui. Verona negli ultimi anni sta cercando di colmare il divario. Il PUMS punta a portare la rete oltre i 200 chilometri, partendo dai circa 97 chilometri indicati nel piano, e ad aumentare la quota degli spostamenti ciclabili dal 5% al 9% nel 2025 e al 12% nel 2030.

Negli ultimi anni sono stati programmati nuovi assi ciclabili per collegare i quartieri al centro e rendere finalmente continui alcuni percorsi oggi frammentati. Un piano da circa 25 chilometri di nuovi itinerari è stato presentato dall’amministrazione con l’obiettivo di cambiare proprio questo aspetto: non soltanto aggiungere piste, ma creare una rete. E nel 2026 il processo continua, con nuovi interventi a Verona Sud e nuovi collegamenti fra Parona, Lungadige e centro.

La differenza, quindi, non è soltanto quantitativa. È soprattutto storica. Ferrara ha cominciato a trattare la bicicletta come una questione urbana quando in Italia la discussione sulla mobilità sostenibile era ancora agli inizi. Nel 1996 aveva già un Ufficio Biciclette; nel 1998 aveva un Biciplan; nel 1999 aveva trasformato il proprio rapporto con la bici in un marchio riconoscibile.

Verona oggi sta costruendo una strategia più organica, ma parte da una situazione diversa: è più popolosa, più trafficata, con una conformazione territoriale meno favorevole e con una presenza automobilistica più difficile da comprimere. Il territorio veronese passa inoltre dalla pianura alle prime pendici collinari, mentre Ferrara è immersa in una delle porzioni più piatte della Pianura Padana. Per questo Ferrara non è semplicemente una città con tante piste ciclabili. È una città nella quale la bicicletta è arrivata prima delle piste. Le infrastrutture hanno seguito, consolidato e amplificato un comportamento già profondamente radicato.

Ed è forse questa la lezione più interessante per Verona e per molte altre città italiane. Una pista ciclabile può essere costruita in pochi mesi. Una cultura della bicicletta richiede invece anni, continuità politica e una città progettata perché pedalare non sia un gesto eroico. A Ferrara, semplicemente, nessuno sembra considerarlo tale. È il modo più normale per andare da qualche parte. Ed è probabilmente per questo che quel cartello all’ingresso della città, “Ferrara città delle biciclette”, non suona come uno slogan turistico. Somiglia molto di più a una constatazione.

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