Nella valigia delle vacanze sarebbe prudente infilare qualche libro perché, come dice il saggio… “non si sa mai”: la noia sopraggiunge anche d’estate, oppure si resta bloccati in aeroporto, o ci si può riparare dietro un volume da invadenti vicini d’ombrellone. Insomma un libro può aiutare in svariate occasioni. La nostra selezione guarda alle uscite recenti o meno, ad autrici locali e sempre nel gusto di storie che si lasciano leggere con piacere e fanno riflettere.

Lina e il sasso, di Mauro Covacich (La nave di Teseo, 2026) selezionato nella dozzina del Premio Strega 2026, presenta una geometria di relazioni solo in apparenza scontata. Il protagonista è uno scrittore e lascia la sua compagna, una donna di successo, perché si innamora di un’altra, separata e con una bambina. Proprio la bambina, con i suoi bisogni speciali, influenza la trama, la tesse con delicatezza e ingenuità.

Covacich rispolvera qui la favola antica del lupo e del sasso, una storia che va oltre lo stereotipo di violenza e paura legato all’animale e parla invece di condivisione. Lui la racconta alla bambina, con cui condivide momenti di serenità in contrasto con altri fatti che percorrono l’intero libro. L’ultimo romanzo di questo autore restituisce un ritratto un po’ amaro, ma attuale e vero, dei legami e dei problemi sentimentali.

Cosa succede quando si sbaglia a mandare una mail? Domenico Starnone ne ricava  un romanzo intrigante che porta a immaginare come sia semplice ignorare la soglia di una tranquilla serenità, abbracciare un malinteso e trovarsi invischiati in un turbine che porta lontano. Chi adora la penna elegante di questo autore leggerà con crescente interesse Destinazione errata (Einaudi, 2025). Lo sceneggiatore confuso tra due donne, Livia e Claudia, mostra lo smarrimento di un uomo che agisce come non avrebbe mai pensato di fare.

Il ridicolo, sì, nell’amore, nel sesso, forse in tutte le cose che ci travolgono – private e pubbliche – è meglio di qualsiasi farmaco.

Al suo secondo romanzo Jana Karšaiova, con Io non parlo russo (Feltrinelli, 2026). Veronese d’adozione, ma nata a Bratislava, fa tornare la protagonista nel suo Paese, all’indomani delle elezioni che vedono vincitori i populisti. La frattura della separazione con la famiglia, l’ esistenza da straniera in Italia, la necessità di elaborare il lutto del padre, tutto si combina tra confini che non hanno ragione d’essere e si trasformano in pena e solidarietà.

Elisa Bellero esordisce nella narrativa con il romanzo Come sorelle (e/o, 2026). L’amicizia di due bambine, Teresa ed Ester, e la bellezza di crescere insieme, in un borgo del Veneto, nel secolo scorso. Poi una separazione che sa di tradimento. Un dolore che non passa, negli anni, e si colora di maledizione. L’autrice usa magistralmente la lingua del luogo per rendere reale il contesto in cui si muovono i personaggi. Tratteggia i sentimenti delle protagoniste declinandoli in rancore e malinconia, ma prevalgono tenerezza e perdono.

La scrittrice Bianca Pitzorno  con La sonnambula (Bompiani, 2026) si è classificata terza al Premio Strega. Apprezzata per i suoi romanzi per l’infanzia, da anni scrive narrativa per adulti. In questo libro delinea il profilo di una donna con poteri di preveggenza, più presunti che reali, nella Sardegna di fine Ottocento. Un’inserzione su un quotidiano dell’epoca ha ispirato l’autrice per una storia che si connette a memorie familiari delle sue nonne e zie. Forse il finale può sembrare scontato, ma lo stile di Pitzorno si conferma denso di  richiami colti e sempre godibile.

Cara Istanbul di Serra Yilmaz  (Rizzoli, 2026) racconta una città che molti di noi amano.  Non solo un libro che evoca luoghi e storia, ma anche profumi di cibi, riti familiari, traslochi e tante storie che vivono e ricordano i personaggi cari all’autrice. È anche un libro di affetti e memorie.

Molto conosciuta nel nostro paese come attrice di alcuni film del regista Ferzan Őzpetek, Serra Yilmaz qui rivela un ritratto di sé complesso e cosmopolita, a partire dai suoi studi in Francia e del suo lavoro di traduttrice.

Chissà se è la sorte di chi nasce in una città come Istanbul quello di sentirsi a casa in due luoghi. Chissà se è stata la mia città a ispirarmi questa via. O forse doveva solo capitare così nel mio destino.

Quello che possiamo sapere, di Ian McEwan (Einaudi, 2025) ci interroga, più di altri, sul nostro futuro. Questo libro è stato scelto da uno dei gruppi di lettura aderente al Circolo dei Lettori di Verona. È un romanzo complesso soprattutto per la scelta temporale di ambientazione della storia. Siamo nel 2119, in quel che resta della Gran Bretagna dopo sconvolgimenti climatici che hanno provocato la scomparsa di alcuni territori.

Genere distopico? Probabilmente sì, ma reso con estrema naturalezza dall’autore, non si respira ansia tra le righe, c’è piuttosto una quiete accettazione della realtà condita da un filo di cinismo. Il protagonista è un letterato accademico impegnato nella ricerca di un poema scritto negli anni, guarda caso, tra il 1990 e il 2030. Sono i nostri anni, i nostri problemi e, purtroppo, le nostre guerre che vengono raccontate con il distacco apparente di un secolo. Per ottenere quello che cerca, il protagonista compie un vero e proprio viaggio tra testimonianze del nostro tempo. Il romanzo si configura quasi come una speranza, per noi, che tutto il nostro impianto culturale e valoriale lascerà una traccia, in qualche modo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA