Dogana di fiume: un gioiello poco conosciuto di Verona
La Dogana di Fiume, testimonianza dell'architettura veronese e crocevia commerciale, verrà presto restaurata. Scopriamone origini e storia.

La Dogana di Fiume, testimonianza dell'architettura veronese e crocevia commerciale, verrà presto restaurata. Scopriamone origini e storia.

La Dogana di fiume verrà restaurata e messa in sicurezza con un intervento che mirerà a salvaguardare il monumento sotto il profilo del rischio sismico. I lavori sono il frutto di una convenzione tra Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo e Comune di Verona, in particolare Direzione Edilizia Monumentale.
Il complesso monumentale è ben visibile da Ponte Navi e si situa in una zona di Verona ricca di pregio artistico e monumentale, vicino alla Chiesa di San Fermo Maggiore, a ridosso del quartiere Veronetta. Di fronte all’edificio si può scorgere l’elegante facciata rinascimentale di Palazzo Pompei, che ospita il Museo di Storia Naturale. Nel Settecento Verona, posta sotto il dominio della Repubblica di Venezia ( potere che esercitò sulla città dal 1405 fino quasi all’arrivo di Napoleone) era una città ricca e fiorente nei commerci, la cui economia era legata all’Adige, via d’acqua preziosa che le permise di connettersi alle rotte mondiali che dall’Adriatico si dirigevano verso mete lontane, come l’Oriente e le Americhe.
La tradizione doganale veronese si consolidò a partire dal 1400, quando in città sorsero diverse dogane di terra e acqua che avevano il compito di smistare merci sul territorio. Nelle strutture doganali le mercanzie venivano sottoposte a un controllo sanitario rigido perché la peste, ampiamente diffusa in Europa, stava decimando la popolazione. Nel 1745 Alessandro Pompei (1705-1772) architetto di stirpe nobiliare ed esponente del Neoclassicismo veronese, progettò una maestosa e meravigliosa fabbrica della Dogana delle merci di terra nel quartiere dei Filippini, inaugurata nel 1748.

La struttura dell’edificio era costituita da un porticato a due piani, sotto a cui si disponevano quarantotto locali, che circondava tre lati di un cortile rettangolare, mentre il quarto lato era racchiuso da colonne doriche, ordine architettonico ripreso dall’antica Grecia, sinonimo di classicità e solidità strutturale. Venezia contrastò fortemente la realizzazione dell’opera per via dei costi troppo onerosi. Era un periodo in cui la Serenissima raccomandava ai territori posseduti di lesinare nella costruzione di edifici e monumenti, tuttavia il timore maggiore per la città lagunare era che Verona diventasse autonoma nei commerci, ruolo che accettò malvolentieri.
L’economia veneziana ricevette un duro colpo in seguito alla scoperta delle Americhe, perché si aprirono nuove vie commerciali e i prezzi delle materie prime non erano più competitivi, mentre l’Adige registrò un incremento continuo di merci a partire dal 1500, provenienti dall’Europa centrale e dirette verso il Mediterraneo. La figura del doganiere, incaricato direttamente da Venezia, era fondamentale deputata a far funzionare le attività complessive dell’istituzione commerciale.
Dai Paesi dell’Europa centrale provenivano prodotti variegati, dai minerali, tra cui salgemma, ambra, pellicce, pesce conservato come merluzzi e aringhe, coperte di lana e cotone (in dialetto veronese chiamate bombase) ma anche prodotti di manifattura raffinati come pizzi, berreti, busti e porcellane provenienti dalle regioni di Sassonia e Baviera. La nobiltà veronese, che accorpava anche l’architetto Alessandro Pompei, progettista della struttura, era molto patriottica e antiveneziana, pertanto costruire un edificio così bello e splendido significava riportare simbolicamente Verona ai fasti gloriosi ottenuti durante l’Impero Romano.
Nel 1790 Venezia concesse la realizzazione di un progetto ad Anton Maria Lorgna (1733-1756) scienziato e architetto ceretano che si occupò per anni di ingegneria studiando accuratamente la rovinosa piena dell’Adige del 1757 e lavorò alla progettazione di un molo sul fiume al fine di rendere la Dogana un vero e proprio approdo fluviale, mentre gli architetti Vincenzo Garofalo e Leonardo Salimbeni idearono un nuovo magazzino vicino al corso d’acqua, collegato alla struttura di Pompei da un alto muro di recinzione, dotandola così di una vera e propria Dogana di fiume. Salimbeni (1752-1823) era un ingegnere che operò a Verona compiendo studi innovativi sulla statica delle strutture e sulla resistenza delle murature, con particolare riguardo alla solidità di archi e volte.
La Dogana è un monumento importante per Verona, perché oltre a ospitare la sede del Canoa Club offre negli spazi interni un Museo dell’Adige (museo.adige@gmail.com) e una rassegna cinematografica estiva, il Bridge Festival, con una selezione accurata di film d’autore.
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