Tra le narrazioni semplificate che riducono l’Africa a una sola storia e la realtà di un continente attraversato da centinaia di culture, lingue, tradizioni e visioni del mondo, esiste uno spazio da abitare. È proprio questo spazio che Africae Festival prova a costruire ogni anno a Verona.

Da venerdì 12 a domenica 14 giugno, con un’anteprima già in programma giovedì 11, il festival torna negli spazi della Fondazione Nigrizia, tra il Museo Africano e il Parco dei Missionari Comboniani, confermandosi come uno degli appuntamenti più originali del panorama culturale cittadino. Tre giorni a ingresso gratuito in cui riflessione e intrattenimento convivono senza forzature: conferenze nel pomeriggio, concerti la sera, una mostra, laboratori, cucina e occasioni di incontro.

Il nome stesso del festival racconta una precisa intenzione. “Africae”, in latino, significa “dell’Africa”, ma può anche essere letto come un riferimento alle molteplici Afriche che compongono il continente. Un modo per sottolineare come la complessità sia il punto di partenza necessario per qualsiasi discorso contemporaneo sull’afrodiscendenza, sulle migrazioni e sulle relazioni tra Europa e Africa.

Epoque – Foto di Tommaso Arcolin

L’edizione 2026 sceglie di allontanarsi dalla cronaca più immediata per affrontare temi di lungo periodo che contribuiscono a modellare l’immaginario africano in Occidente. Si parlerà dell’eredità politica di Thomas Sankara e del nuovo panafricanismo, della crescente influenza delle chiese evangeliche e neopentecostali, delle fragilità del calcio africano, del nuovo Patto europeo sulle migrazioni, delle guerre legate alle risorse minerarie e della straordinaria evoluzione dell’industria musicale africana.

A guidare il confronto saranno ospiti di primo piano come l’antropologo Marco Aime, il docente e africanista Jean-Léonard Touadi, la giornalista e autrice Marilena Delli Umuhoza (già ospite al Festival del Giornalismo di Verona 2024), la giornalista Leila Belhadj Mohamed (al Festival del Giornalismo 2024) e il produttore musicale Ian Brennan, vincitore di un Grammy Award insieme ai Tinariwen.

Se il pomeriggio è dedicato alle idee, la sera appartiene ai suoni. Il programma musicale attraversa generi e geografie differenti, mantenendo come filo conduttore il dialogo tra tradizione e contemporaneità. Sul palco saliranno artisti come Epoque, tra le voci più riconoscibili della scena afropop italiana, il quintetto Kora Beat con il suo intreccio di ritmi senegalesi, jazz e funk, gli Afrodream con il loro afrobeat contaminato da esperienze internazionali e il progetto Cous Cous a Colazione, laboratorio sonoro che fonde pop, elettronica, hip hop e influenze world.

Parco dei Missionari Colombiani – Foto di Giovanni Piccolo

Tra gli appuntamenti più particolari figura “Chama”, spettacolo ideato da Aldes e diretto da Roberto Castello, uno dei più importanti coreografi italiani contemporanei. In swahili il termine significa “associazione” o “comunità” e il progetto prova a trasformare il concerto in un’esperienza collettiva, abbattendo il confine tra artisti e pubblico attraverso musica, danza e partecipazione.

Proprio Castello sarà protagonista anche dell’anteprima di giovedì 11 giugno con “Belli Balli Ribelli”, workshop gratuito realizzato insieme alla danzatrice e coreografa Giselda Ranieri. Un laboratorio aperto a tutte le età che invita a riscoprire il movimento come forma di relazione e gioco condiviso.

Africae non si limita però alla musica e al dibattito. Le arti visive trovano spazio nella mostra Generation of Displacement dell’illustratore sudanese Cupa, membro della piattaforma di satira politica Khartoon Mag. Attraverso un tratto intimo e raffinato, l’artista racconta l’infanzia segnata dalla guerra civile che da oltre tre anni devasta il Sudan. L’esposizione è visitabile fino al 24 luglio.

Afrodream – Foto di Fabiana Amato

A completare il percorso c’è poi il cibo, elemento essenziale della filosofia del festival. Nel parco saranno presenti stand gastronomici dedicati alle tradizioni culinarie di Costa d’Avorio, Camerun, Guinea Conakry e Marocco, accanto ad alcune specialità della cucina veronese. Un modo concreto per fare dell’incontro tra culture qualcosa di quotidiano e tangibile.

Africae raccoglie l’eredità della storica rassegna “Ma Che Estate” e la amplia, aggiungendo alla dimensione musicale quella del confronto culturale e politico. Il risultato è un festival che non cerca di offrire risposte semplici, ma strumenti per comprendere meglio un rapporto, quello tra Italia e Africa, destinato a diventare sempre più centrale nei prossimi decenni.

In un tempo in cui il dibattito pubblico oscilla spesso tra stereotipi e slogan, Africae sceglie una strada diversa: quella della conoscenza, dell’ascolto e della complessità. Una scommessa culturale che, per tre giorni, trasforma Veronetta in una piccola finestra aperta sulle Afriche.

Una conferenza al Festival Africae – Foto di Roberto Valussi

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