Cosa fa l’UE per me?
Articolo firmato da Davide Sabbadin uscito su Vez.News, partner di Heraldo.

Ma, a ben vedere, cosa fa di preciso l’Unione Europea per me? La domanda non è peregrina. Quante volte ci siamo imbattuti, che so, in un vecchio zio che al pranzo di Natale ci dice che, a guardare bene, staremmo meglio se fossimo un paese fuori dall’UE? O la cugina espertissima di social che dice che tanto l’UE succhia solo soldi e non ci dà nulla in cambio? O ancora l’amico saputello che al bar tiene banco con lo spriss (rigorosamente con la esse) e la teoria che le nostre tasse vanno solo a finanziare gli amici di Orban. E via così.
Di episodi di questo tipo, sono certo, ve ne sono capitati e ve ne capiteranno. E la legge di Murphy vuole, che quando vi capitano, non vi venga in mente niente di concreto da dire. Nessun esempio.
Non dico che non ci proviate, che io non ci provi, a ribattere. Ma spesso finiamo a parlare dei massimi sistemi, della geopolitica che non ammette nanismi, dell’unione che fa la forza, del fatto che sono molte di più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono… e prima che siate arrivati alla seconda frase, la gente già si è distratta con il cellulare. L’occhio divaga… la mano cerca il sale. O la maionese, per il bollito. E il vostro vecchio zio, da consumato frequentatore delle diatribe del bar, cala l’asso di bastoni citando uno dei tanti veri o presunti scandali buttati in prima pagina dalla stampa prezzolata di governo. O una delle tante incongruenze politiche europee, tipo quelle sull’immigrazione. E a quel punto la strada diventa troppo in salita per vincere il diverbio verbale. Di lì a poco, la discussione si chiude.
Tuo zio ti ribadisce che ti vuole bene, lo sai, ma che non ci capisci niente di politica. I parenti annuiscono, inforcando una fetta di cotechino con un gesto plastico, e ti guardano di sottecchi come si guarda un corpo estraneo. Tu ti ammutolisci e fissi il purè, ormai freddo. Ti pare di vivere in un mondo ostile. Odi ancora di più il Natale. E, preda di una sindrome cospiratoria, noti che ti danno la fetta di panettone più piccola.

Mentre ti butti sul merlot, senti che un altro piccolo mattone lego del progetto europeo è caduto, perché è in queste piccole discussioni che si costruisce una percezione, che si consolida poi in convinzione e che, di lì a poco, diventa realtà conclamata in circoli sempre più ampi attorno al soggetto. La realtà come costruzione sociale, come scrissero molti anni fa Berger e Luckmann, scalando immediatamente la classifica dei sociologi più fighi.
Ebbene, da oggi basta! Da oggi puoi vincere le discussioni al bar e le conversazioni con i parenti grazie ad un nuovo sito che l’UE, nel tentativo di migliorare la sua immagine e accrescere la sua visibilità presso i cittadini europei, ci mette a disposizione: il portale “che cosa fa l’Europa per me?”.
Il portale offre uno sguardo d’insieme sulle norme di tutela dei cittadini e delle imprese e sugli investimenti territoriali dei progetti europei nei diversi paesi e nelle regioni europee. Il sito, ovviamente disponibile anche in italiano, si può infatti navigare sia per temi (“la UE nella mia vita”: come passeggero di traghetti, come persona disabile, come giornalista, come studente di una scuola professionale ecc.), che per aree geografiche.
Nel dettaglio regionale, ovviamente, non compaiono le azioni normative, che si applicano all’interezza dei circa 450 milioni di europei, ma ci si concentra sugli investimenti. Eeeeccoli qua! I Schei! Ci siamo: zio, qua ti voglio!
Ho curiosato un po’ nella mappa regionale (dove in realtà credo compaiano veramente una minima parte dei progetti co-finanziati) e ci ho scovato, per esempio, il sistema di pagamento sul bus con il bancomat e la ristrutturazione energetica di alcuni condomini, a Padova.
Poi un investimento in un’azienda che fa stampe industriali in 3d e l’Innovation Lab (Urban Digital Centre) a Rovigo. Che non so cosa sia, ma in inglese suona bene e spero lo sappiano i nostri lettori rodigini.
A Verona sono finanziati, tra le altre cose, una serie di corsi di formazione per inserire al lavoro le persone diversamente abili e i bus a metano (eh eh, Verona non si smentisce: sempre all’avanguardia nel trasporto pubblico…).
A Trissino ed Arzignano l’UE cofinanzia i lavori di laminazione del fiume Guà-Agno, per prevenire il dissesto idrogeologico, mentre nell’altopiano di Asiago si finanzia il nuovo piano industriale lattiero-caseario.
E poi ancora il Museo Naturalistico delle Dolomiti a Belluno, la piattaforma multiservizi online “DIME” per i cittadini residenti a Venezia, un co-housing e la Greenway del Sile a Treviso. E molto altro ancora. C’è da divertirsi a curiosare tra i progetti, a dire la verità.
Il disfattista che si cela in me pensa già che il sito, probabilmente, non verrà mai aggiornato e che il tentativo, diciamolo, è un po’ velleitario: i mille rivoli del bilancio europeo necessiterebbero di molti scriba che inseriscono dati 24 ore su 24.
Ma anche così, è un tentativo apprezzabile.
Non so voi, ma io, quest’anno, guardo già al Natale con più fiducia.
Articolo uscito su Vez.News firmato da Davide Sabbadin, Deputy policy manager per il clima e l’energia presso lo European Environmental Bureau, la più grande federazione ambientalista europea. Si occupa da anni delle politiche di prodotto, della decarbonizzazione dei consumi domestici e della revisione della normativa f-gas (Fluorinated Refrigerant Gas). In passato ha lavorato a lungo in Legambiente, nei settori dell’efficienza energetica, dell’agricoltura e dell’economia circolare. È laureato in Scienze Politiche all’Università di Padova.
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