La scorsa settimana si è spenta Fiorina Rossetti, per chiunque solamente Rina, madre di Gigi, Johnny Fresco e dell’intero mondo Virtus Verona. Ci ha lasciato alla veneranda età di 91 anni, dopo una lunga battaglia contro tanti acciacchi che l’hanno messa tenacemente alla prova. In Borgo Venezia questa scomparsa rappresenta un colpo durissimo. Un urto al quale reagire con lo stesso amore che mamma Rina ha genuinamente trasmesso a dirigenti, staff e giocatori rossoblù dal lontano 1979, anno del primo ritiro di squadra presenziato da mamma Fiorina.

Mister Chiecchi e Gigi Fresco @ph.nicolaguerra / VV

È una stagione dannatamente sciagurata per la Virtus. Se però è vero che la felicità raduna mentre il dolore riunisce, in quest’ultima porzione di campionato i ragazzi hanno la responsabilità di compattarsi e combattere verso l’obiettivo comune.

Lottare per la maglia che indossano, la stessa maglia che Mister Chiecchi ha sottolineato essere «una maglia a cui tante persone tengono», per proseguire poi «c’è tanta gente dietro Gigi che vuole bene alla Virtus, gente che prima sembrava invece non esserci. Noi indossiamo una maglia che qui nel quartiere […] ha un valore.»

Dei colori ai quali tante persone all’apparenza lontane in realtà tengono più di ogni altra cosa. E una fra queste è proprio mamma Rina.

Sabato la squadra è scesa in campo contro il Renate, quarto in classifica, senza Gigi (il ruolo di mister è nelle mani di Tommaso Chiecchi da due settimane) e, ahimè, anche senza Fiorina. Un punto d’oro quello conquistato dalla Virtus, che si fa però rimontare per ben due volte nell’arco dei novanta minuti. Al Gavagnin-Nocini non si vince dall’aprile dell’anno scorso.

Sei partite rimaste: baratro o rinascita

Albinoleffe, Triestina, Ospitaletto, Pergolettese, Alcione e Lumezzane. Sei grandi prove aspettano la Virtus, in un dentro o fuori dal sapore Ride or Die”. In una settimana segnata dal lutto familiare, la reazione dei virtussini è stata per lo meno tangibile dal campo.

A differenza del solito copione con goal subito nei primi 10′, Cernigoi ha aperto le danze per la Virtus al nono di gioco. Ma la felicità per l’ottimo approccio iniziale è svanita al rientro dall’intervallo. Il pari è arrivato infatti un minuto dopo il fischio del secondo tempo, con un Virtus disattenta che subisce, poi reagisce e poi nuovamente subisce il 2-2 pochi minuti più tardi.

«Tutti noi dobbiamo regalargli [a Gigi] questa vittoria. Per lui e per sua mamma, che qui alla Virtus è sempre stata la mamma di tutti.»

Così si era espresso mister Chiecchi nel pre-partita del Renate. La vittoria è stata effettivamente quasi sfiorata, andando ben due volte in vantaggio. Poi, però, sono riemerse le stesse problematiche di sempre. Problematiche che, arrivati alla 32esima giornata, non possono limitarsi esclusivamente alla proposta di gioco.

Parlare di moduli, di tattica e interpreti risulterebbe infatti sterile e controproducente. Per i primi otto mesi di campionato, analizzare il fenomeno Virtus e la sua decrescita rispetto alla passata stagione risultava obbligatorio. Ora, però, si è giunti al segmento decisivo del girone che obbliga a prendere le distanze da una ricerca estetica, al fine di favorire invece un cinico risultatismo. Ribadendo che, al netto di un’identità societaria ben precisa in termini di offerta calcistica, il mantenimento della categoria resta l’obiettivo primario della Virtus Verona.

E in questo momento, vista la forbice massima di otto punti di distacco dalla diretta concorrente ai play-out, la Virtus sarebbe matematicamente retrocessa in Serie D. La distanza dalla Pergolettese 16esima è infatti di undici punti.

Sei partite da dividere in sei singole finali dal bivio “baratro o rinascita”. Senza programmi futuri, senza schemi o intrecci di classifica. Solamente l’orgoglio di mantenere la Virtus nella categoria che le spetta.

«Tabelle salvezza? Farle adesso serve davvero a poco. […] Dobbiamo ragionare partita per partita. Con Gigi si facevano sempre tabelle, […] ma in questo momento […] serve giocare partita per partita e vedere se riusciamo ad agganciare questo treno.»

L’esultanza di Michael Fabbro dopo il goal del 2-1 @ph.nicolaguerra / VV

© RIPRODUZIONE RISERVATA