Oasis, il ritorno che unisce generazioni e Paesi
Si è chiusa a Londra la prima parte del tour "Oasis Live '25" che prevede 41 date in tutto il mondo: l'impatto economico enorme e un significato culturale che oltre la nostalgia.

Si è chiusa a Londra la prima parte del tour "Oasis Live '25" che prevede 41 date in tutto il mondo: l'impatto economico enorme e un significato culturale che oltre la nostalgia.

Si sono conclusi ieri a Londra i concerti del tour “Oasis Live ’25” degli Oasis che non sono stati semplicemente un evento musicale, ma un vero e proprio atto collettivo di memoria, appartenenza e identità culturale. Il tour di questa band emblematica della scena musicale britannica degli anni ’90 iniziato a luglio 2025, include 41 date in Europa, Nord America, Asia e Oceania, con un finale previsto a San Paolo nel novembre 2025. I record raccolti durante questi concerti sono già molteplici: le vendite astronomiche e l’esaurimento dei biglietti in pochi minuti, l’impennata del 320% negli ascolti globali del loro catalogo Spotify dopo le prime date a Cardiff, il record del consumo di birre da parte dei fan durante i concerti a Wembley di agosto con oltre 250.000 pinte vendute a sera, sono solo alcuni dei numeri degni di nota relativi al loro tour.




È stato stimata da Barclays che ogni partecipante abbia speso in media di 766 sterline, includendo non solo i prezzi dei biglietti, ma anche alloggio, viaggi, merchandising, cibo, bevande e persino abbigliamento, per un impatto economico che, solo per le collaborazioni con i brand Adidas, Apple e Coca Cola, si è aggirato intorno ai 400 milioni di sterline. Land Rover ha commissionato un grande murales a tema “Rock ‘N’ Roll Star” a Manchester, culla storica del britpop e città natale dei fratelli Gallagher, per celebrare la partnership con gli Oasis per questo tour e lanciare il nuovo modello di fuoristrada. Sulla stessa onda, la catena europea Lidl di supermercati discount di origine tedesca a luglio ha lanciato una giacca “Oasis edition” da 30 sterline, ispirata al brano Little by Little, diventata virale e andata esaurita nel giro di poche ore.
Ma la cosa che maggiormente colpisce nel viale che porta allo stadio di Wembley, come nelle strade di Londra nei giorni dei concerti, è l’afflusso massiccio di una tribù di fan che sfoggiano almeno un accessorio del marchio Adidas, con il quale la band collabora da più di trent’anni, quasi come un distintivo di appartenenza. E d’altra parte risulta impossibile uscire indenni dall’acquisto di un ricordo: non ci sono solo le collezioni dedicate, come ad esempio la capsule “Adidas Originals x Oasis” sold out nel Regno Unito in poche ore, ma nel corso delle varie date il noto brand ha allestito interi pop-up store a Carnaby Street e sotto le Piccadilly Lights, dove i fan hanno la possibilità di immergersi nella storia degli Oasis attraverso l’esperienza interattiva con diverse installazioni che rievocano le più famose copertine dei loro album e di acquistare un merchandising diversificato ed esclusivo per negozio che va letteralmente a ruba: vinili in edizione limitata, poster da collezione, t-shirt con grafiche ispirate alle copertine storiche.






Per chi c’era, la sensazione è stata quella di aver vissuto un pezzo di storia in cui è stato riconfermato alla musica il potere oltrepassare differenze anagrafiche e sociali, mode e perfino litigi e decenni di silenzi ostinati tra i due fratelli più rissosi del Regno Unito. Avevamo infatti notevoli aspettative nella reunion dei fratelli Gallagher, considerata un’utopia dopo quindici anni di rottura. Ma al di là di questo aspetto di sfida e di semplice entertainment, in un Regno Unito post-Brexit attraversato da divisioni culturali, economiche e politiche, la performance ha assunto un significato che ha trasceso la semplice nostalgia.

Negli ultimi anni, la Gran Bretagna ha vissuto una crisi di identità collettiva: l’uscita dall’Unione Europea ha lasciato un Paese frammentato, in cui le certezze del passato, l’orgoglio industriale, la stabilità economica, la centralità culturale, sembrano lontane. In questo scenario, gli Oasis rappresentano l’icona di un’epoca che molti ricordano come più semplice e più diretta, quella del movimento Britpop, che negli anni ‘90 celebrava la cultura britannica in risposta all’invasione della musica e della moda americana grunge. Nel mentre si cammina in una Londra celebrante ovunque questo mito e si incontrano fan in festa provenienti dalle più svariate classi sociali e nazionalità, per non parlare della rappresentanza inter-generazionale, sorge spontanea la domanda di cosa faccia da collante per tutte queste persone.
Gli Oasis continuano a incarnare quella identità diretta, spavalda, profondamente working-class e con quell’immaginario da “street boys” fatto di giacche sportive, tagli di capelli alla mod, gin tonic e finta anonimità. Sono diventati il simbolo del ragazzo comune che ce l’ha fatta, con zero filtri e molta arroganza, e che ha superato le tensioni esterne e perfino quelle familiari. La loro identità si è tradotta in una narrazione musicale che affonda le radici in una realtà quotidiana di sacrificio, ma anche di ribellione e voglia di riscatto. Il loro stile di vita sempre provocatorio, anche solo con l’intento di far ridere, e la loro megalomania sono capaci di attecchire nelle nuove generazioni, cresciute in un clima generale di insicurezza ed incertezza e con il bisogno di trovare modelli ispiratori per affermare la propria personalità e unicità.






Gli Oasis non cercano la perfezione, ma l’autenticità; non mirano ad affermarsi come esclusivi o elitari, ma ad essere espressione genuina della gente. Canzoni come Wonderwall, Don’t Look Back in Anger, Live Forever, parlano di sogni e frustrazioni comuni, di speranze che sembrano infrangersi contro la realtà, ma senza toni di vittimismo. La loro forza sta probabilmente proprio nel non essere mai stati troppo seri o profondi così da allontanarsi da loro stessi e dal loro pubblico e per questi motivi, indipendentemente dalla geografia e dal tempo, continuano a richiamare anche oggi spettatori che attraversano le generazioni, le differenze sociali e culturali.
A Londra, in transenna con i loro fan, è stato possibile respirare un clima nel complesso di leggerezza e gioia e alla fine non rimanere più di tanto stupiti se ad unirsi in questa festa e a cantare le hit degli Oasis insieme ai giovani degli anni 90 si siano uniti i ragazzi e le ragazze di oggi.






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