La Bulgaria vince a sorpresa l’Eurovision 2026
La Bulgaria, con "Bangaranga" di Dara, vince il 70° Eurovision Song Contest, al termine di uno spettacolo non all'altezza della ricorrenza.

La Bulgaria, con "Bangaranga" di Dara, vince il 70° Eurovision Song Contest, al termine di uno spettacolo non all'altezza della ricorrenza.

La Bulgaria ha vinto l’Eurovision Song Contest 2026, diventando il 28° paese a scrivere il suo nome nell’albo d’oro della manifestazione. Il merito è di Dara (nome d’arte di Darina Nikolaeva Yotova), artista classe 1998 campionessa di vendite in patria, che ha sconvolto Vienna e l’Europa intera con la sua “Bangaranga“.
Alle sue spalle si piazza – per il secondo anno consecutivo – Israele con “Michelle” di Noam Bettan. Al 3° posto la Romania con “Choke me” di Alexandra Capitanescu, per chiudere un podio in cui 2 paesi su 3 – Bulgaria e Romania – sono giusto tornati in gara quest’anno.
L’Italia si conferma al 5° posto con “Per sempre sì” di Sal Da Vinci e conquista la nona Top10 consecutiva, eguagliando il record stabilito tra il 1957 e il 1965. Altra epoca. Si lecca le ferite la Finlandia, fino a sabato mattina la candidata numero uno alla vittoria e poi 6° sabato sera con “Liekinheitin” di Linda Lampenius & Pete Parkkonen.
Delusa anche l’Australia che arriva 4° nonostante avesse schierato un peso massimo della sua musica come Delta Goodrem, in gara con “Eclipse“. Il vero disastro è quello della Svezia. Abituata a giocare sempre per la vittoria, la Svezia con “My system” di Felicia ha messo in scena uno degli spettacoli più anonimi della sua storia, cogliendo il 20° posto che significa peggior risultato di sempre in finale.
Ultimo posto, con 1 punto, per il Regno Unito: una non-notizia, considerando anche la bassa levatura artistica di Look Mum No Computer e degli ultimi rappresentanti britannici, fatta eccezione per Sam Ryder nel 2022.
Tra grandi decadute, favorite superate all’ultima curva e fenomeni social sgonfiati una volta sul palco, come Grecia e Cipro, a spuntarla è la Bulgaria, che corona una rincorsa durata più di 20 anni. “Bangaranga” è una parola che in patois giamaicano significa “rivolta” e tutta la canzone è stata ispirata al rito tradizionale bulgaro del kuker, che dovrebbe scacciare gli spiriti maligni. Dara ha così scacciato ogni ostacolo verso la vittoria e scosso l’Europa con il suo trionfo.
La Bulgaria ha debuttato 21 anni fa all’Eurovision Song Contest. Nei primi anni il rapporto con il contest è stato tragico: una sola finale conquistata nelle prime 9 partecipazioni – tra 2005 e 2013 – nel 2007 con “Water” di Elitsa Todorova & Stoyan Yankulov, poi 6° classificati. Per due anni il Paese si assentò dall’Eurovision, tornando in pompa magna nel 2016 grazie all’intervento della Symphonix International, collettivo di produzione musicale ed artistica con base a Vienna e diramazioni in Bulgaria e Regno Unito.
A Malmö Poli Genova è 5° con “If love was a crime“, l’anno successivo l’ascesa improvvisa del portoghese Salvador Sobral priva Kristian Kostov, con “Beautiful mess“, della vittoria. Il 7° posto degli Equinox con “Bones” a Lisbona nel 2018 chiude questa parentesi di successo. La Bulgaria salta il 2019 e si ripresenta nel 2020 con Victoria, confermata nel 2021 dopo la cancellazione dell’evento causa Covid-19 l’anno prima, che si piazza 11° con “Growing up is getting old“.
Il 2022 è l’ultima volta della Bulgaria sul palco eurovisivo, prima di una pausa di 4 anni. A Torino si presenta il supergruppo Intelligent Music Project, fondato – e finanziato – dal businessman e filantropo Milen Vrabevski per diffondere la musica bulgara nel mondo. La band, con “Intention“, non supera le semifinali e l’emittente pubblica BNT si ritira ufficialmente per scarso interesse verso la manifestazione.
Con la vittoria di Dara, la Bulgaria si trova ora di fronte all’onere di organizzare l’Eurovision Song Contest 2027. Il Paese ha già ospitato lo Junior Eurovision Song Contest nel 2015 – subentrando all’Italia che, pur vincitrice dell’edizione 2014, decise di non organizzare l’evento l’anno successivo – e, parlando di grandi eventi e di legami con il nostro paese, è reduce dall’aver ospitato la Grande Partenza del Giro d’Italia 2026.
Lo scorso anno il budget destinato a BNT dal governo bulgaro è aumentato di 7 milioni di lev bulgari – moneta di corso legale fino al 31 dicembre 2025, prima del passaggio all’euro – arrivando a 93,665 milioni (al cambio 47,8 milioni di euro). Il Paese sembra quindi pronto al grande appuntamento.
Chi pronta non sembra esserlo, e non lo è stata nemmeno quest’anno è la European Broadcasting Union (EBU). Inutile girarci intorno, la 70° edizione del contest è stata decisamente sottotono, una grande occasione persa per celebrare l’evento ed aprirsi verso un nuovo decennio.
I solo 35 Paesi in gara, record negativo da quando nel 2004 sono state istituite le semifinali, doveva essere un campanello d’allarme, soprattutto dopo tutti gli annunci trionfalistici dell’ex-amministratore delegato dell’emittente austriaca ORF Roland Weißmann (delle sue successive dimissioni ne abbiamo scritto in questo articolo) sul possibile raggiungimento del record di paesi partecipanti.
Perse Spagna, Irlanda (Paese con il record di vittorie insieme alla Svezia), Islanda, Slovenia e Paesi Bassi per protesta contro la presenza di Israele, solo il ritorno di Bulgaria, Montenegro e Romania ha salvato da un ancor più imbarazzante 32 alla voce Paesi in gara. Un boicottaggio figlio delle nuove regole che, una volta approvate, hanno dato il via libera alla partecipazione ad Israele, nonostante le proteste per ciò che sta avvenendo a Gaza.
Nuove regole – in particolare quella sul blocco delle campagne promozionali governative – che però sono state subito aggirate dalla delegazione israeliana, attraverso video YouTube in 12 lingue, come riportato da EurofestivalNews.com, subito cancellati dopo l’intervento dell’EBU. Il New York Times aveva analizzato prima del contest l’azione degli organi governativi israeliani negli ultimi anni per promuovere i propri artisti: 100 mila dollari di investimento pubblicitario nell’edizione, poi vinta, del 2018 diventati 800 mila nel 2024 (5° posto di Eden Golan) e gli inviti a votare più volte l’artista israeliano.
Una pratica che, come evidenziato bene dai dati del televoto spagnolo nel 2025, permette di orientare senza problemi il risultato popolare, dato che sono sempre meno le persone che mandano gli sms per votare all’Eurovision Song Contest e quindi basta un centinaio di persone per fare la differenza.
Anche quest’anno Israele si è classificato al 2° posto, con “Michelle” di Noam Bettan. Il Paese ha ottenuto 220 punti dal televoto, meno solo di Bulgaria (312) e Romania (232), arrivando a giocarsi il microfono di cristallo fino all’ultimo. Open ha rilanciato la segnalazione di Fanpage.it, che ha condiviso screenshot di chat Telegram e gruppi Facebook che invitavano al voto multiplo per Israele, in barba alle nuove regole dell’EBU.
Un’organizzazione che si è dimostrata fragile non solo da un punto di vista burocratico, ma anche artistico. La 70° edizione del contest è stata costellata di problemi tecnici da parte di ORF e priva di momenti da ricordare. Il segmento dedicato ai 70 anni del concorso messo in piedi durante la finale è stato qualcosa al limite dell’imbarazzante. Canzoni eseguite per 5 o 10 secondi, arrangiamenti improbabili, diversi nomi di secondo piano (Miriana Conte, Max Mutzke) e una versione agghiacciante di “Nel blu dipinto di blu” di Verka Serduchka che ha avuto l’unico merito di far cantare il pubblico della Wiener Stadthalle.
Da dove ripartire? Dagli artisti in gara. L’Eurovision Song Contest ha un disperato bisogno di aprirsi alla contemporaneità e smettere di compiacere i fan che si sono appassionati all’evento per le sue performance sopra le righe più che per la possibilità di conoscere la musica di tutta Europa. Un cambiamento regolamentare, passato inosservato, ha forse una correlazione con il risultato finale e può cambiare la rotta.
Da quest’anno era obbligatorio avere 2 membri nelle giurie nazionali di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Non sembra un caso che con questo cambio una proposta – nonostante possa piacere o meno – radiofonica e contemporanea non solo ha vinto, ma è arrivata prima anche per le giurie. I giovani (forse) riusciranno a salvare l’Eurovision Song Contest.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
