Il 30 giugno scorso Francesca Albanese – relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati – ha pubblicato il rapporto  “From economy of occupation to economy of genocide” il cui scopo è  descrivere “il ruolo svolto dal 1967 da grandi aziende nel sostenere l’occupazione illegale israeliana e la sua continua campagna genocida a Gaza, mostrare come i loro interessi aziendali stiano di fatto sostenendo la logica coloniale israeliana volta a espropriare e cancellare i palestinesi dalle loro terre”.

Basandosi sul database istituito dall’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) ai sensi delle risoluzioni 31/36 e 53/25 del Consiglio per i Diritti Umani, il rapporto  elenca le entità aziendali che hanno consapevolmente contribuito alla Violazione del diritto palestinese all’autodeterminazione, all’ Annessione di territorio palestinese, mantenimento di un’occupazione illegale e le relative violazioni dei diritti umani e ai Crimini di apartheid e genocidio.

Più di mille aziende

L’indagine ha interessato circa mille entità aziendali tra imprese commerciali, società multinazionali, a scopo di lucro e no profit, private, pubbliche o statali, con la loro complessa rete di legami tra società madri e controllate, franchising, joint venture, licenziatari e altri, spesso occultati per nascondere la loro complicità nella violazioni dei diritti umani nei territori palestinesi occupati.

Francesca Albanese(1977), specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati

Nel Rapporto si legge che “le aziende hanno svolto un ruolo chiave nel soffocare l’economia palestinese, sostenendo l’espansione israeliana nei territori occupati e facilitando al contempo la sostituzione dei palestinesi. Restrizioni draconiane hanno indebolito l’agricoltura e l’industria e trasformato il territorio palestinese occupato in un mercato prigioniero;  le aziende hanno tratto profitto sfruttando la manodopera e le risorse palestinesi, degradando e deviando le risorse naturali, costruendo e alimentando colonie e vendendo e commercializzando beni e servizi derivati in Israele, nel territorio palestinese occupato e a livello globale”.

Non sono escluse neppure le istituzioni finanziarie e accademiche come “Banche, società di gestione patrimoniale, fondi pensione e assicuratori hanno incanalato finanziamenti nell’occupazione illegale. Le università hanno sostenuto l’ideologia politica alla base della colonizzazione del territorio palestinese, hanno sviluppato armamenti e hanno ignorato o addirittura avallato la violenza sistemica”.

Al settore militare il business dell’eliminazione

Israele è l’ottavo maggiore esportatore di armi al mondo e il suo complesso militare-industriale è diventato la spina dorsale economica dello Stato. Elbit Systems, e Israel Aerospace Industries  sono tra i primi 50 produttori di armi a livello mondiale. Dal 2023, collaborano strettamente alle operazioni militari israeliane, con proprio personale chiave nel Ministero della Difesa. Entrambi rafforzano le alleanze militari israeliane attraverso l’esportazione di armi e lo sviluppo congiunto di tecnologie belliche.

Israele beneficia del più grande programma di approvvigionamento di sempre per la difesa, con il caccia F-35, guidato dalla ditta statunitense Lockheed Martin, insieme ad almeno altre 1.650 aziende, incluse l’italiana Leonardo Spa e la giapponese Fanuc Corporation.

Macchinari pesanti al servizio della distruzione coloniale

Caterpillar Inc. ha fornito a Israele attrezzature utilizzate per demolire le case e le infrastrutture palestinesi, sia attraverso il programma di finanziamento militare estero degli Stati Uniti sia da licenziatario esclusivo, requisito imposto dall’esercito.

Insieme alla coreana HD Hyundai e al gruppo svedese Volvo hanno continuato a rifornire il mercato israeliano di macchinari collegati alla distruzione di proprietà palestinesi nonostante le abbondanti prove dell’uso criminale di questo meccanismo da parte di Israele.

Costruzioni di case sul terreno rubato

Con aziende che hanno fornito macchinari, materie prime e supporto logistico, agevolando la sostituzione della popolazione indigena nei territori palestinesi occupati da parte di Israele, sono state costruite più di 371 colonie e avamposti illegali, di cui 57 tra novembre 2023 a ottobre 2024,.

Gli escavatori Caterpillar, HD Hyundai e Volvo da dieci anni sono usati  nella costruzione di colonie illegali insieme alla tedesca German Heidelberg Materials AG  mentre  società immobiliari, come il gruppo Keller Williams Realty LLC, vendono proprietà rubate nelle colonie ad acquirenti israeliani e internazionali.

Controllo delle risorse naturali per rendere impossibile la vita 

Il 9 ottobre 2023 il Ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ordinò un “assedio totale” su Gaza, interrompendo immediatamente acqua, elettricità e carburante. Tali forniture non sono mai state completamente ripristinate creando una dipendenza ingegnerizzata per spostare e controllare la vita dei palestinesi.

A Gaza, oltre il 97% dell’acqua proveniente dalla falda acquifera costiera non soddisfa gli standard di qualità dell’acqua per l’Organizzazione Mondiale della Sanità. I residenti sono così dipendenti dalla compagnia idrica nazionale israeliana Mekorot , monopolista dell’acqua nel territorio palestinese occupato, la quale lascia l’area di Gaza City senz’acqua per il 95% del tempo.

Israele mantiene un’infrastruttura energetica integrata, che serve sia Israele che il territorio palestinese occupato, alimentando senza soluzione di continuità i coloni illegali e controllando e ostacolando l’accesso dei palestinesi.

Dopo che la Colombia nell’agosto 2024 ha sospeso per ragioni umanitarie  le esportazioni verso Israele, la statunitense Drummond Company, Inc. e la svizzera Glencore PLC, sono i principali fornitori di carbone per le centrali termoelettriche.

Ricatto internazionale del gas

Negli ultimi anni Israele è emerso come una potenza del gas naturale nel Mediterraneo. I suoi giacimenti di Leviathan ,Tamar e Aphrodite  stanno qualificandosi come una delle riserve di gas più importanti al mondo e su di esse si concentrano i maggiori appetiti e ricatti internazionali. 

Giacimenti di gas Leviathan ,Tamar e Aphrodite  tra Cipro e Palestina/Israele

Di recente, infatti, la zona ha attratto alcune delle principali aziende energetiche, inclusa l’italiana ENI, l’inglese BP e  l’Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC).

La Chevron Corporation (USA), in consorzio con la israeliana NewMed Energy,  ha i diritti di estrazione a Tamar e fornisce oltre il 70% del consumo energetico israeliano; nel 2023 ha pagato al governo di Israele 453 milioni di dollari in royalties. Chevron Corporation  gestisce inoltre importanti forniture di gas all’Egitto e alla Giordania.

La brasiliana Petrobas è fra i fornitori di petrolio alla raffineria israeliana Ashdod,  produttrice dei carburanti per gli aerei che bombardano Gaza.         

Responsabilità estesa

Secondo il rapporto di Francesca Albanese, ai sensi del diritto internazionale, insieme al governo israeliano, anche le aziende possono essere ritenute responsabili di violazioni dei diritti umani

Il rapporto redatto da Albanese cita esplicitamente I processi agli industriali del dopo Olocausto che hanno gettato le basi per il riconoscimento della responsabilità penale internazionale dei dirigenti aziendali per la partecipazione a crimini internazionali.

In particolare si indica il processo ai dirigenti dell’industria chimica I.G. Farben , aggregazione  Agfa, Basf, Bayer, Hoechest, ritenuti colpevoli di crimini contro l’umanità per aver partecipato alla deportazione e riduzione in schiavitù su scala gigantesca dei detenuti nei campi di concentramento, dei civili delle zone occupate, dei prigionieri di guerra e di averli maltrattati, terrorizzati, torturati e uccisi e aver saccheggiato e derubato i territori occupati e incorporato in IG Farben delle installazioni in Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Norvegia, Francia e Russia.

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