Dopo l’aumento dei prezzi dell’energia elettrica del luglio scorso, l’ARERA (Autorità Regolazione Energia Reti Ambiente) si appresta ad annunciare un più consistente aumento del 40% circa a partire dal primo Ottobre prossimo.

Questa è una pessima notizia per gli italiani che vedranno la loro spesa energetica più che raddoppiata.

Con l’avvicinarsi dell’inverno, stagione dei riscaldamenti, l’impatto sui bilanci familiari potrebbe per molti diventare insopportabile. Pessima notizia anche per il Paese che dovrà subire un sensibile peggioramento della propria bilancia commerciale con l’estero.

La politica e l’informazione generalista sono entrate in fibrillazione evitando di illustrare, in modo semplice, la realtà energetica del Paese e le sue prospettive.

Il nostro benessere è stato intimamente legato all’utilizzo dei combustibili fossili. Gas, petrolio, carbone sono prodotti  (commodity) con un mercato internazionale, i loro prezzi sono influenzati dal rapporto domanda offerta e ora, una inaspettata, vigorosa ripresa delle economie mondiali post-Covid ha provocato una forte richiesta di materie prime non compensata con analoga disponibilità.

La fonte energetica che più utilizziamo è il gas naturale, da esso dipende anche il prezzo dell’energia elettrica. Ne consumiamo mediamente 75 miliardi di metri cubi/anno. Solo 5 miliardi vengono estratti in Italia e 70 miliardi (93%) viene importato, via metanodotto dalla Russia (50%) dall’Algeria (17%) dalla Libia (8%), Norvegia (9%)  ma anche via mare dal Quatar, USA e altri (15%) (Arera). Impotenti e completamente dipendenti dall’estero.

Da un po’ di tempo inoltre si è aggiunto anche il costo crescente della CO2: 60€ per tonnellata contro i 40€ di giugno e i 30€ di gennaio. È quanto i produttori di energia elettrica da combustibili fossili devono giustamente pagare per avere il “diritto” di inquinare l’aria.

Politici e improvvisati commentatori hanno gridato allo scandalo.

L’informazione nazionale ha fatto gara per trovare i colpevoli lasciando ampio spazio ai nuovi negazionisti climatici. “Rincari record per elettricità e gas a causa della ripresa e della transizione verde” sottotitolava La Repubblica del 23 settembre.

Il governo italiano, per prevenire la protesta dei cittadini, sta cercando di trasferire alla fiscalità generale alcune delle voci che compongono la bolletta, i cosiddetti oneri di sistema. Si tratta però di un intervento momentaneo, non strutturale. Come dire: «ti faccio pagare con la mano destra quello che dovresti pagare con la mano sinistra.» A livello veronese alcun politici, cercando un consenso immediato, tentano la stessa operazione “chiedendo sconti all’AGSM”.

Pochi si accorgono però che la vera soluzione sta nel sorriso di coloro che già hanno installato pannelli fotovoltaici. Non subiranno alcun aumento, anzi, la vendita dell’eccesso di produzione procurerà loro un maggior profitto.

Lo stesso potrebbe accadere all’Italia se non si frenasse il programma di conversione energetica che il governo dice di perseguire. Ma su questo aspetto l’afonia dei cosiddetti policy maker e dei governanti, nazionali e locali, è stata totale.

La crescita delle rinnovabili potrebbe essere superiore del previsto

Nessun risalto è stato dato, ad esempio, alla relazione di Francesco Del Pizzo, direttore Sviluppo di Terna, in audizione, questa settimana, presso le commissioni Industria e Ambiente del Senato.

Del Pizzo ha prima sottolineato la «dipendenza del paese dalle commodity estere che determina una vulnerabilità generale e incide sulla competitività […] Il rimedio auspicabile è una maggiore penetrazione delle rinnovabili». Ha rivelato poi un dato stupefacente: «Nell’ultimo anno e mezzo c’è stata una fortissima accelerazione delle richieste di connessione alla rete di impianti da fonte rinnovabile. Si è arrivati a 146 GW, più del doppio di quello che servirebbe per raggiungere gli obiettivi della transizione al 2030 presenti nel PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia Clima)».

Infatti il PNIEC prevede una installazione di 50 GW entro il 2030. Ci sono dunque un numero grandissimo di impianti che stanno aspettando il benestare a procedere.

Terna è la società che gestisce la rete elettrica nazionale e la richiesta di connessione è il primo, più facile, passo di un lungo iter autorizzativo per un impianto di produzione elettrica.

Nell’affannoso dibattito nazionale, nessuno si è premurato di ricordare al ministro Roberto Cingolani che, per evitare in futuro gli aumenti dei costi energetici, occorre che quegli impianti siano definitivamente autorizzati in tempi brevi e certi. Ora in Italia, per avviare un progetto eolico, occorrono tra i cinque e i sette anni con un 15% di probabilità di successo (da Elettricità Futura).

Richieste di allacciamento alla rete elettrica di nuovi impianti
energia rinnovabile nelle regioni italiane.

L’immagine allegata, tratta dall’audizione in Senato, ci suggerisce un’ulteriore preoccupazione, confermata dallo stesso Del Pizzo: «il problema è che meno del 5% di queste richieste provengono dal Nord e Centro-Nord».

Gli amministratori locali del Nord e Centro-Nord, inclusi i veronesi, sono avvertiti: i loro cittadini nei prossimi anni saranno maggiormente esposti al “Caro Energia”.

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