Quella che si sta svolgendo a Reggio Emilia sui Cccp non è una mostra bensì una celebrazione, quindi di fatto un rito per, riporto la definizione dalla Treccani, “celebrare un persona”. In questo caso una band, una delle più rilevanti degli ultimi 40 anni in Italia. E si tratta di una celebrazione anche piuttosto creativa, così come creativi sono stati i membri di quel progetto che ancora oggi, come testimonia la tripla data sold out (con biglietto ad oltre 50 euro) che terranno a Berlino e i due concerti che hanno fatto lo stesso percorso a Reggio, richiama notevole attenzione.

Creativa perché non troverete, nei Chiostri di San Pietro della città reggiana, da non confondersi con l’altra sede della Fondazione Palazzo Magnani, solo una risma di oggetti accatastati l’uno di fianco all’altro, bensì tutta una serie di installazioni che fanno dell’attitudine e del pensiero della storica formazione il motore trainante. 

Una mostra su 40 anni di rock-punk disallineato

Esempi pratici di “Felicitazioni! Cccp-Fedeli alla linea 1984-2024“, aperta lo scorso 12 ottobre e visitabile fino all’11 febbraio, sono la sala in cui si può camminare attraverso i maggiori esponenti del socialismo, così come la stanza caratterizzata da specchi installati su tutte le pareti in cui viene proiettato un vecchio concerto della band di Giovanni Lindo Ferretti. Il tutto inserito in ambienti al contempo raffinati e freddi, in certi momenti vicini all’afflato industrial così caro anche ai Kraftwerk e insito in molti ambienti berlinesi, città-scintilla per il rogo punk italico.

I Cccp rappresentano tutt’oggi un encomiabile esempio di non allineamento, di una fedeltà ad una linea che in realtà non c’è, o meglio persistente nell’immaginario collettivo ma spesso viziata da pregiudizi e vizi di forma.

Uno scatto di Felicitazioni! CCCP-Fedeli alla linea1984-2024 ai Chiostri di San Pietro, foto di Michele Lapini.

L’enigma chiamato Giovanni Lindo Ferretti

Il disallineamento è rappresentato, a mio avviso, anche dalla figura apparentemente incoerente di Giovanni Lindo Ferretti. Percepito dai più, erroneamente, come “comunista”, il nostro vecchio punk rimane tale seguendo oggi una via che si può non condividere, ma che non può lasciare indifferenti. In particolare colpisce molti fan della prima ora la sua credenza in una religione che si sposa con una visione politica apparentemente (e anche qui ci sarebbe da aprire una parentesi) antitetica a quella sempre affibbiata dai fan al nostro. 

Un fraintendimento notevole, invero, che chiaramente ha qualche significato. Non credo, comunque, servano analisti particolarmente preparati per comprendere che la strada seguita da Ferretti è oggi molto più scomoda e trasgressiva del considerarsi trasgressivi solo in quanto fautori di comportamenti tanto eccessivi quanto, sovente, farlocchi.

Lezioni di anticonformismo

Oggi infatti tutto è fintamente dirompente: se fino a una decina d’anni fa, tanto per dirla papale papale, chi andava in chiesa poteva essere tacciato di essere conformista, ormai non è più così. Il mondo si è girato, quindi Ferretti rimane di fatto anticonformista, così come lo è nella sua scelta di vivere in solitudine, attorniato dai suoi cavalli sull’Appennino, lontano dai social. Che Dio ci conservi, quindi, la testa di Ferretti! E con questo slancio passionale non intendo certo dubitare delle qualità degli altri membri del progetto, tra i quali c’è il mai troppo osannato Massimo Zamboni e il duo che di fatto estetizza gli stilemi dei Cccp: Danilo Fatur e Annarella Giudici

Foto di Michele Lapini

La firma visiva di Luigi Ghirri

C’è molto spazio anche per loro nelle numerose fotografie presenti nella celebrazione dei 40 anni di storia di questo progetto così importante. Nello specifico molto belle sono quelle dedicate al rappresentativo disco che ha chiuso, o che meglio già mostrava gli epigoni del progetto CSI, intitolato “Etica Epica Etnica Pathos“, con gli scatti ad opera di Luigi Ghirri.

Segno ulteriore di come la collaborazione tra geni di ambiti differenti possa portare in dote incredibili ed eccitanti risvolti, un tipo di approccio che oggi latita gravemente. Deve farci pensare e preoccupare il fatto che i Cccp siano ancora portati così in palmo di mano dai più, o quantomeno da chi è (era?) attento alla musica nostrana. Risulta difficile infatti trovare, oggigiorno, band in grado di far saltare sulla sedia gli ascoltatori, in grado di dare fastidio davvero e non solo superficialmente.  

Un allestimento immersivo

Particolare attenzione è donata, giustamente, ai brucianti testi della band, così come tanti sono gli articoli dedicati alla loro carriera. Segno di una storicizzazione compiuta. Non mancano anche riferimenti interessanti a Vittorio Tondelli e alla conturbante Amanda Lear, che hanno probabilmente compreso e contribuito a loro modo alla linea lasciata dai Cccp.

La locandina della mostra Felicitazioni! Cccp-Fedeli alla linea 1984-2024 in corso a Reggio Emilia fino all’11 febbraio prossimo.

Si aggiungono a tutto questo sfarzo le opere d’arte inedite e le ambientazioni immersive realizzate appositamente per la mostra dagli artisti Arthur Duff, Roberto Pugliese, Stefano Roveda e Luca Prandini. La musica ad alto volume, le luci intense (light design di Pasquale Mari con Gianni Bertoli), gli allestimenti di Stefania Vasques concorrono a narrare un pezzo di mito della musica nostrana, una destabilizzazione funzionale alla comprensione di spazi di mondo che, partendo da Reggio Emilia, hanno penetrato Berlino, Mongolia, Urss, Kabul, Israele, Palestina, trasformando la periferia in centro di un cambiamento epocale. 

La celebrazione si può anche portare a casa, fruendo del corposo shop approntato dalla Fondazione Palazzo Magnani. Qui si trova il box Felicitazioni! così come le ristampe in vinile e cd della discografia della band (gli ep Ortodossia II Compagni, Cittadini, Fratelli, Partigiani e gli album 1964 – 1985 Affinità – Divergenze Fra Il Compagno Togliatti E Noi – Del Conseguimento Della Maggiore EtàSocialismo e BarbarieCanzoni Preghiere Danze Del II Millennio – Sezione Europa e il conclusivo Epica Etica Etnica Pathos del 1990). Sono inoltre disponibili magliette, spille e il mastodontico catalogo di 460 pagine al prezzo di 39 euro.

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