Nel dicembre del 2015, nel cuore di Verona, apre Fucina Culturale Machiavelli, uno spazio che vuole essere punto di incontro per pubblico e i giovani professionisti del mondo dello spettacolo. Una startup culturale, che prende il suo nome dal gioco delle carte nell’idea che, per vivere d’arte, è necessario continuare a rimescolare i semi, i numeri, i linguaggi per restare in dialogo con una società che evolve.

Rilanciare uno spazio di cultura

Quattro amici, esattamente i musicisti Pietro Battistoni, Rebecca Saggin, Stefano Soardo e la drammaturga Sara Meneghetti, nel luglio di quasi otto anni fa hanno concluso da poco chi l’Accademia, chi il Conservatorio. Sono giovanissimi, il più vecchio non ha ancora ventotto anni, e hanno un obiettivo molto chiaro: fare il lavoro per cui hanno studiato.

Nell’autunno del 2015 l’associazione trova uno spazio, l’ex Centro Mazziano, un vecchio cinema che negli anni Settanta godeva di una vita intensa e che ancora oggi è fortemente presente nella memoria della città. Il luogo era tutto da sistemare, «ci sono stati lavori progressivi ogni anno, e ancora ce ne sono da fare», sottolinea Sara Meneghetti, direttrice artistica teatrale di Fucina Culturale Machiavelli.

Una fucina di collaborazioni

Ridipinto il palco, è stata poi costruita una struttura per supportare un impianto di audio e luci professionale, e viene creato un foyer con un bar, secondo cuore di Fucina. Qui il pubblico si può stare a chiacchierare, prima e dopo gli spettacoli, in un contenitore informale dove più che il dress-code conta l’incontro tra spettatori e spettacolo.

Stefano Soardo e Sara Meneghetti, direttori artisti rispettivamente dell’are musicale e di quella teatrale di Fucina Culturale Machiavelli.

Fondamentale, negli anni, è stata la collaborazione con il Comune di Verona, in particolare con l’assessorato alle Politiche giovanil, e il supporto di fondazioni cittadine quali la Fondazione Zanotto, Fondazione Cattolica, il Bando Cultura di Cariverona e l’Accademia Filarmonica.

Queste collaborazioni «sono andate evolvendo, c’è stato sempre più ascolto negli anni, anche manifestazioni di stima e veri contributi – continua la direttrice artistica -. Questo soprattutto a sostegno al nostro festival estivo, il Festival Gambe all’Aria proposto insieme all’associazione Bam!Bam!Teatro, perché era un progetto di cui Verona sentiva l’esigenza. Era nato pensando ai giovani nel post pandemia, e si realizzava in campus giornalieri a Villa Buri dove i ragazzi hanno fatto teatro e musica. L’iniziativa è stata sostenuta molto bene dall’amministrazione, e speriamo prosegua con la terza edizione».

Due anime: la musica e il teatro

Sono due le anime progettuali di Fucina Culturale Machiavelli, quella teatrale e quella musicale. «Da subito è nata un’orchestra di archi, un ensemble piccolo ma modulabile a seconda del repertorio che vogliamo esplorare. Abbiamo come punto focale da un lato la rivalutazione del repertorio musicale italiano e non solo – afferma Meneghetti -. Abbiamo iniziato a esplorare il barocco e la contaminazione di generi, quindi musica classica accostata a pop, rock, folk, con l’idea di portare i giovani a teatro».

Sta inoltre nascendo un nuovo progetto musicale per portare la musica nei territori di frontiera, andando da chi «a teatro non ci può andare, entrare nella casa delle persone, nei condomini, nelle corti, nelle case di riposo, come era una volta la musica da camera». Il primo concerto c’è già stato, al polo 311 Verona dove la Fondazione Onlus Edulife ha accolto la proposta di Fucina.

Portare ovunque il genere classico

Perché la musica sia davvero di tutti, liberata «da tutte quelle gabbie che la musica classica si è costruita» e per toglierle quell’aura elitaria fatta di applausi al momento giusto e di abbigliamento elegante, Fucina si occupa anche di raccontare la musica, «la vita del musicista, la persona in quanto essere umano, le sue difficoltà, i mille lavori che era costretto a fare pur di vivere di musica – chiarisce la direttrice artistica -. Ma anche fornire una chiave di lettura musicale per aiutare l’ascolto affinché quel linguaggio possa arrivare a chiunque».

E domani infatti partirà un nuovo progetto per la primavera 2023: con Aperi Bach si potrà conoscere la vita del genio, attraverso alcuni suoi capolavori e lungo un asse biografico. Alle 18.30, appuntamento con Fucina Harmonica – Angelica Selmo al clavicembalo, Stefano Soardo, violino (nonché direttore artistico musicale di Fucina), e Matteo Berlaffa, flauto – inaugurano un percorso in tre tappe. Qui sotto la presentazione del concerto di domani.

Teatro, tra sperimentazione e grandi ospiti

Il teatro di Fucina nasce sin da subito con l’idea di offrire un programma che includa anche proprie produzioni. Tra gli ospiti vi è un doppio binario: accanto a compagnie giovani che stanno ottenendo riconoscimenti, ci sono anche artisti affermati. Basti ricordare attori come Marco Baliani e Andrea Cosentino, coinvolto per una produzione originale di Fucina.

L’attore e regista Marco Baliani ha portato in scena il suo storico Kohlhaas alla Fucina Culturale Machiavelli.

Le produzioni hanno sempre prediletto la drammaturgia originale con cui poter esplorare nuovi linguaggi, riscritture dunque ispirate ai grandi classici. La prima produzione made in Fucina è stata Cecità di Saramago. Lo spettatore però era bendato affinché vivesse «in maniera esperienziale la condizione narrata dal romanzo. L’avevamo fatto a Forte Sofia e aveva sfruttato gli anfratti presenti nel luogo per la prima parte. Poi si finiva in questa grande terrazza dove, una volta tolti le bende, si poteva ammirare la bellezza del panorama», ricorda Meneghetti.

L’apporto della tecnologia

Negli ultimi anni la collaborazione con la startup tecnologica Ximula ha portato con sé la possibilità di esplorare anche la realtà virtuale «che è un linguaggio oggetto di pregiudizi, ma che ha col teatro delle collisioni». Da qui sono nate due produzioni, due riscritture, una ispirata all’Edipo Re di Sofocle, l’altra, intitolata Alonso, ispirata al Don Chisciotte della Mancia di Cervantes.

Nella prima il lavoro è stato elaborato in un ambiente ricostruito in 3D, dove lo spettatore compie un viaggio, che inizia presso il Santuario di Delfi, e che è orientato a scoprire, come in una sorta di indagine, la storia di Edipo. Ximula ha anche vinto un bando per apportare delle implementazioni allo spettacolo, che in autunno verrà riproposto e che sarà tradotto in inglese, con la speranza che venga esportato all’estero.

Alonso invece, sulla falsariga di Don Chisciotte, immagina un giovane che, durante il lockdown, scappa di casa con una compagna di classe e, a bordo di una Vespa, vive una serie di avventure tra Verona e la provincia, seguendo il fiume e la Val d’Adige.

Da sogno a impresa

Fucina in questi anni è riuscita a crescere. È nata da un piccolo nucleo composto da quattro amici, quattro artisti professionisti, che avevano l’idea di portare musica e teatro nella vita di tutti. Oggi opera con le strutture di un’impresa, con dipendenti e con un programma dettagliato, denso di offerte nuove e interessanti, punto di riferimento per il pubblico veronese.

«Perché – conclude Meneghetti – le persone devono andare a teatro. Al giovane che ci va stendiamo un tappeto rosso, anche se ha i pantaloni corti, e l’anziano che non può venire, avrò noi in casa sua».

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