Cadere all’Olimpico non è una sciagura, questo è ovvio. Specialmente in un turno in cui le concorrenti del Verona hanno perso tutte. L’Hellas è sceso in campo con lo spirito giusto e le sue certezze costruite di fresco, ma questa volta – c’è poco da dire – l’avversario è stato più bravo. 

Analizzando la manovra dei gialloblù si legge chiaramente un passo indietro rispetto al bel gioco visto contro la Salernitana, ma gli spazi concessi ai gialloblù per impostare le azioni offensive sono stati pochissimi. I giocatori della Roma hanno messo a frutto tutta la loro superiorità tecnica, e in molti casi anche fisica, approfittando di ogni errore commesso dall’Hellas, miracoli di Montipò permettendo.  

Zaffaroni lo sapeva: Verona-Roma si è giocata sui duelli

Zaffaroni nel pre partita aveva detto che la gara di Roma si sarebbe giocata sui duelli. Aveva ragione. Purtroppo i giallorossi li hanno vinti quasi tutti, compreso quello del gol.

I confronti chiave sono stati come sempre nelle aree di rigore. Smalling ha stravinto il duello con un Gaich sottotono rispetto a quello visto contro la Salernitana. L’inglese ha usato le buone e le cattive per dominare la sfida con l’argentino, e il risultato è stato il blocco del gioco per vie centrali del Verona.

Dall’altro lato Belotti e Solbakken, autore del gol vittoria romanista, hanno messo in difficoltà Hien e Dawidowicz, facendo costantemente rischiare il cartellino ai centrali gialloblù che si sono trovati spesso isolati nell’uno contro uno.

Se centralmente il Verona non è riuscito a scardinare la difesa giallorossa, non è andata meglio sulle fasce. Ngonge è sembrato meno propositivo del solito, poche penetrazioni e ancor meno tentativi da fuori. Lazovic ce l’ha messa tutta ma nemmeno lui è stato particolarmente efficace nel penetrare la retroguardia di Mourinho con azioni personali. 

La gabbia di Mou

A inceppare i nuovi ingranaggi della manovra del Verona è stato l’ordine tattico disegnato da Mou. Sapendo di poter contare su una maggior qualità, l’allenatore portoghese ha messo in campo la solita squadra cortissima, con il centravanti sempre in aiuto al centrocampo e Smalling a provare spesso l’anticipo e la sortita offensiva. 

In questo modo il vecchio “special one” ha creato una vera e propria gabbia intorno al centrocampo del Verona, che non ha saputo esprimere le belle geometrie del Bentegodi. Duda non ha trovato i soliti spazi, mentre Tameze – più dinamico e meno tecnico – si è trovato più a suo agio, anche se le sue incursioni, purtroppo, non si sono tradotte in pericoli per Rui Patricio.

La coppia di coach dell’Hellas, vista la scarsità di soluzioni offensive, ha cercato di scombinare le carte cambiando tutto l’attacco, dentro Lasagna, Braaf e Kallon per Gaich, Ngonge e Lazovic. Uno scossone che dura poco però, con Braaf che ha dimostrato personalità e talento nell’uno contro uno, mentre Lasagna e Kallon non hanno inciso minimamente

La Roma finisce in attacco, senza troppi patemi d’animo nel gestire l’uno a zero in pieno stile Mourinho. Qualità individuale, ordine tattico, forza fisica.

Arbitri a sfavore

Oltre ai meriti altrui va detto che Verona un alibi ce l’ha. La gestione arbitrale della partita non ha di certo favorito i gialloblù, che se non hanno subito torti clamorosi di certo non hanno giovato di un gioco spezzettato a livelli NFL specialmente nel secondo tempo. Una squadra intensa e corsara, specialmente di fronte a un avversario superiore tecnicamente, difficilmente può prendere ritmo se su oltre 100 minuti giocati il tempo effettivo non arriva a 55’. 

Il Verona continua la sua corsa e nella splendida cornice dell’Olimpico non ha di certo sfigurato. Zaffaroni sa bene cosa non ha funzionato e su cosa deve lavorare perché il Verona diventi pericoloso anche quando gli spazi si chiudono, soprattutto perché l’effetto sorpresa del redivivo Hellas è destinato a finire e non sempre gli avversari si apriranno all’attacco. 

Il prossimo banco di prova è la Fiorentina: partita difficile contro una squadra delusa. Il fattore Bentegodi dovrà contare come sempre ma il Verona, lo ha dimostrato, ora gioca per vincere sempre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA