Un incendio devastante è scoppiato nel pomeriggio di giovedì 9 febbraio nello stabilimento del salumificio Coati situato nella zona industriale di Arbizzano, Negrar, al confine col Comune di Verona.

A questo proposito “Questa notte il sindaco e la polizia locale hanno aperto la centrale operativa di controllo in coordinamento con la protezione civile, i carabinieri, i vigili del fuoco, Arpav e Aulss Servizio prevenzione”, fanno sapere le autorità comunali. “Le analisi dell’aria riportano, per ora, ancora valori entro i limiti di sicurezza per la salute. La situazione è ancora in evoluzione e l’incendio non è stato ancora completamente domato: anche per le condizioni atmosferiche le aree limitrofe saranno interessate da forte odore di bruciato che può persistere ancora per giorni. Si raccomanda, pertanto, di tenere chiuse le finestre e utilizzare la mascherina Ffp2 per gli spostamenti all’aperto”.

Augurandoci che l’unico ferito grave sia stato stabilizzato e possa essere curato con successo, non possono mancare delle riflessioni sull’avvenimento e sulle problematiche che da tempo erano state sollevate contro l’opportunità della presenza di un complesso di queste dimensioni, in un ambiente inadatto alla sua crescita.

La famiglia Coati e i loro dipendenti

L’incendio scoppiato nel salumificio Coati di Arbizzano. Foto di Sergio Cucini

Il primo pensiero va alla famiglia Coati che, giovedì mattina, all’apertura dei cancelli dello stabilimento, mai avrebbe immaginato che il 9 febbraio del 2023 sarebbe stato un giorno così devastante per la loro avventura imprenditoriale: un’impresa familiare in continua espansione corre il rischio di vedere infranti tutti i progetti all’avverarsi di un evento calamitoso di questa portata

È la dimostrazione della precarietà del vivere, per cui ogni volta in cui ci si corica può essere l’ultima a causa di un terremoto che distrugge la casa in cui ci sentiamo al sicuro, oppure i sogni e i progetti si infrangono per una concatenazione di eventi avversi dagli effetti irreparabili, lasciando salva la vita ma segnata per sempre lo spirito e il morale.

In parallelo il pensiero va ai lavoratori impiegati nel sito produttivo, senza lavoro in un momento storico in cui ogni giorno di inattività può pregiudicare il bilancio familiare, nell’auspicio che gli ammortizzatori sociali compiano tempestivamente la loro funzione e sia facile riallocarli in provincia con mansioni paragonabili.

Smuovere le coscienze

Altre riflessioni vanno fatte per smuovere coscienze invece assopite per anni, malgrado le segnalazioni e gli avvertimenti prodotti da chi attorno allo stabilimento ci vive e ne ha subito l’ampliamento.

In primo luogo alla funzione pubblica di sorveglianza sugli insediamenti produttivi e sull’urbanistica: sarà di monito questo episodio a riflettere quanto sia sensata la localizzazione degli insediamenti industriali a ridosso degli abitati senza misure di rispetto e della verifica dell’adeguatezza dei valori in campo?

Per rimanere nello specifico, gli incendi sono eventi calamitosi dagli effetti significativi che dovrebbero accendere segnali di pericolo sull’idoneità dei luoghi a essere utilizzati per scopi inadatti: e le zone industriali e artigianali, dislocate idealmente ai margini dei confini comunali, dovrebbero avere una logica geografica che comprenda una visione generale prima di ottenere le autorizzazioni necessarie, confidando che viviamo in Veneto, una Regione avanzata dove il rispetto del territorio, dell’ecosistema, della legalità e della convivenza civile riteniamo tutti debba essere ai vertici dei requisiti che regolano la vita e la produzione di ricchezza degli abitanti che vi risiedono.

E se in un sito produttivo gli eventi calamitosi si succedono a distanza di non troppi anni (perché un precedente c’è stato nel 2019), c’è il sospetto – a questo punto più che fondato – che si faccia qualcosa dove non ci sono le condizioni perché in quel luogo venga fatto. E quando i responsabili sono molti, nessuno diventa più responsabile.

Il giorno seguente allo scoppio dell’incendio al salumificio Coati, i vigili del fuoco sono ancora al lavoro per le operazioni di spegnimento. Foto di Roberto Filippini

Qualche domanda

Allora mettiamo in fila le domande in attesa di qualche risposta sensata. Perché un’amministrazione comunale consente ampiamenti di zone produttive, cambi di destinazione e rispetto degli indici edificatori  generali senza esame dell’evoluzione particolare?

Negrar, Comune assurto agli onori della cronaca e della storia dell’architettura per l’abuso edificatorio che è proliferato nei decenni, ha definito un’area con determinate caratteristiche urbanistiche al confine del Comune di Verona con una serie di servizi che non hanno tenuto il passo della crescita e degli impegni conseguenti: distanze, qualità degli insediamenti produttivi, viabilità, capacità di smaltimento delle acque meteoriche, immissione di inquinanti nell’aria, fabbisogno di acqua, energia elettrica, gas.

Perché le varie amministrazioni hanno autorizzato, negli anni, la conversione di un capannone costruito e localizzato per esigenze legate alla logistica in un sito produttivo con il grado di pericolosità dimostrato dagli eventi calamitosi, oggetto di ampliamenti che hanno moltiplicato le superfici per enne-volte, fagocitando terreni, case di civile abitazione, altri insediamenti, in un’evoluzione elefantiaca, ignorando volutamente limiti fisici e funzionali?

Perché sono stati permessi gli ampliamenti di un sito produttivo così pericoloso a poca distanza da una stazione di pompaggio del gas metano, sottostimandone il rischio di moltiplicazione degli effetti distruttivi?

Forse perché la strada provinciale faceva confine con un altro comune? Ma il calore sprigionato dalle fiamme e il vento ignorano i confini amministrativi e solo la fortuna ha evitato che gli sforzi dei vigili del fuoco, impiegati per impedire che il fuoco si propagasse agli stabilimenti confinanti, dovessero essere applicati anche a barriera della stazione situata sul ciglio opposto della strada…

Residenti inascoltati

Perché sono stati ignorati gli appelli e le proteste dei residenti che lamentavano una viabilità inadeguata per il movimento di mezzi pesanti che l’ampliamento delle linee produttive ha alimentato?

Chi ha autorizzato, sapeva? O ha confidato su chissà quali progetti di evoluzione viabilistici, demandati ad altre entità amministrative, asincrone rispetto alle necessità?

E che dire del peggioramento della qualità dell’aria, con ripetute proteste di emissioni anomale di effluvi, dalla sorgente certa ma dalla consistenza indeterminabile? Necessari alle lavorazioni senza dubbio, magari del tutto innocui alla salute, ma ben lontani dai profumi che ci aspetta all’imbocco della Valpolicella, terra di vigneti e vini importanti, dove l’aria, l’acqua e il terreno contribuiscono alla qualità del vino prodotto.

Sicurezza sul luogo di lavoro

Veniamo infine alla sicurezza sui luoghi di lavoro, che evidentemente in questo caso ha fallito viste le conseguenze. Perché nel terzo millennio, nella Regione che i politici e gli imprenditori pretendono essere all’avanguardia europea, questo tema è ancora la cenerentola nelle attività produttive? Uno pensa ai salumi, e fatica ad immaginare che debbano essere trattati termicamente, quindi maneggiando energie e procedure dagli effetti devastanti quando applicate erroneamente.

Peggio ancora in presenza di un cantiere in prossimità, o di opere manutentive che affiancano attività pericolose a elementi di facile infiammabilità e quantità incontrollabili. Perché deve essere pericoloso e col rischio di morte la necessità di lavorare, quando l’attività è scarsamente pericolosa per se stessa?

La strada che costeggia la struttura del salumificio Coati, andata a fuoco il 9 febbraio, è ancora chiusa al traffico per consentire le operazioni di spegnimento. Foto di Roberto Filippini

Sarà compito dei tecnici e, del caso, della magistratura stabilire le responsabilità e le colpe. A noi rimane la preoccupazione che nel Paese dove si pretende di legiferare e regolamentare ogni attività, contingentando la libertà e lo spirito di iniziativa, la sicurezza che gli effetti siano quelli desiderati è fallace e, troppe volte, smentita dai fatti.

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