Nel nostro Paese, ci sono quasi 14 milioni di cani correttamente registrati nell’anagrafe regionale e dotati di microchip, un elemento che negli anni si è rivelato utile a creare consapevolezza e senso di responsabilità verso i cuccioli, contribuendo a contenere il randagismo.

Dopo aver trattato la prossima introduzione di un obbligo di microchip anche per i gatti, se parliamo di cani il problema è amplificato da un circolo vizioso di natura economica.

Dopo il lockdown in aumento gli abbandoni

Analizzando i dati raccolti dalle regioni e disponibili sul sito del ministero della Salute, si contano circa 100.000 cani accolti in canile o rifugio nel 2021 e i numeri per il 2022 sembrano in aumento, forse anche perché è venuto meno il cosiddetto “effetto lockdown” che aveva portato a un boom di adozioni ora evidentemente non più prioritarie per i proprietari, che decidono di restituire il cane. Come fosse un articolo difettoso.

Chiunque abbia visitato un rifugio sa che, nonostante l’amore dei volontari, per l’animale è un ambiente difficile e sono numerosi i casi di rifiuto del cibo o di lasciare la cuccia. Ora pensiamo a quel cane quando trova una famiglia che lo ricopre di attenzioni. Diventa bellissimo, la sua ansia sparisce e ripone tutta la fiducia nei suoi padroni. Immaginiamolo mentre sale in auto, convinto di fare una bella passeggiata, per ritrovarsi nella stessa prigionia che aveva lasciato pochi mesi prima.

La difficoltà di uscire dal canile

Il numero dei cani che sono stati adottati nel 2021 in Italia è poco superiore a 34.000. Sono tanti, ma anche pochissimi. Al netto di cani che, per problematiche proprie o non socializzati, i volontari stessi preferiscono non affidare a chi non abbia esperienza, c’è la questione delle razze ritenute pericolose, tipicamente i molossoidi, ma non solo. Cani grossi, potenti e con la bocca sorridente che però incutono timore e sono in testa alle classifiche dei “resi” e dei più ardui da collocare.

Un cane abbandonato in canile, foto di Margarita Kosior, Unsplash

La problematica è molto sentita nell’Italia meridionale, dove spesso vengono acquistati per farli combattere o per difesa di luoghi abbandonati, dove raramente vedono un essere umano. Scappano o vengono abbandonati per la strada, si ritrovano anche in piccoli branchi e, spinti dalla fame, si avventurano tra le case o le greggi. Un problema del sud che si riverbera anche sulle regioni settentrionali, che fanno rete con i rifugi locali già sovraccarichi. Si stima che per ogni cane catturato, ce ne siano almeno altri tre che sfuggono.

Poche adozioni: perché?

Insomma, tolti i cani “complicati”, le adozioni non arrivano a coprire nemmeno la metà delle entrate in canili e rifugi.

E i numeri del Veneto non ci fanno certo onore: nel 2021 su 3.800 cani accolti dalle strutture solo 385 sono stati adottati.

Una quota che non ha basi ragionevoli: basta fare un giretto in un canile per vedere quanti cani adottabili ci siano, coccoloni ed espansivi, pelo corto o pelo lungo, di tutti i colori dell’arcobaleno e di tutte le taglie, per adattarsi al proprio modello di famiglia.

Eppure in Veneto, come in altre regioni “ricche”, si preferisce comprare il proprio pet da un allevatore ufficiale, in un negozio o addirittura al mercato sommerso, un mondo che va dagli allevatori non certificati fino alla cucciolata del vicino di casa.

Adopt don’t shop

L’andamento ciclico di adozioni e acquisti dimostra che il cane viene considerato alla stregua di qualsiasi altro regalo, preso impulsivamente e con entusiasmo, senza pensare. Ci sono persone che scoprono solo dopo qualche giorno di convivenza che un cane deve uscire spesso, che può mordere le cose. Qualcuno scopre perfino che il cane abbaia e no, non si può tenere.

Per sopperire alla superficialità dei futuri proprietari, è determinante il ruolo dei volontari di canili e rifugi, per consigliare a ciascuno l’animale che meglio si adatta alle esigenze e alla routine famigliare. Per evitare che, passato l’effetto sorpresa, il cane venga restituito al mittente o addirittura abbandonato per strada.

La fabbrica dei cuccioli

Un intervento analogo sarebbe importante anche all’interno degli allevamenti, dove però spesso prevalgono le logiche commerciali e un cucciolo vale l’altro, al punto che in caso di difetti fisici emersi dopo l’acquisto viene semplicemente “sostituito” con un altro,senza tenere nel minimo conto il legame affettivo che si è già instaurato.

La normativa in fase di implementazione introduce controlli anche su queste strutture, sulla linea di consanguinità, gli ambienti e le condizioni in cui vivono le fattrici, cagnoline che non vedranno mai un prato d’erba, costrette a riprodursi senza interruzione, solo per la gioia di un compratore.

Bisognerebbe chiedere di poter vedere le loro gabbie, le vesciche sotto le zampe, le mammelle ipertrofiche. Forse così l’adozione di un animale dai rifugi avrebbe maggior fascino, col duplice beneficio di interrompere il circolo vizioso di nuovi animali fatti nascere per lucro e di ridurre il numero dei potenziali abbandoni.

Il traffico illecito dei cuccioli

Secondo l’Osservatorio sulle Agromafie, il business illegale dei cani coinvolge ogni anno circa 400.000 cuccioli, con un giro di affari da 300 milioni di euro. I contrabbandieri prelevano i cuccioli da allevatori improvvisati e con norme igieniche lacunose, ancor prima dello svezzamento. Ammassati nei doppi fondi di camion che li portano oltre frontiera, i piccoli soffrono fame e sete durante il viaggio, circa la metà non sopravvive e quelli che arrivano vengono imbottiti di farmaci per sembrare in perfetta salute.

«Il traffico, spesso ripulito attraverso il commercio legale, presenta due ordini di problemi – racconta Massimiliano D’Errico, comandante delle Guardie zoofile Oipa di Verona. – Uno etologico, per il vero e proprio mattatoio in cui nascono e vengono trasportati i cuccioli, che ha riflessi sul loro comportamento. L’altro aspetto è sociologico, in quanto alimenta la criminalità organizzata, complici pene che esistono ma sono purtroppo lievi, specie se confrontate con altri Paesi, tipo gli Stati Uniti dove il reato è federale e vieni inserito in una black list. Ogni volta che intercettiamo un carico, per me è un sollievo pensare di dare ai cuccioli una possibilità di star bene ma, al tempo stesso, una grande sofferenza al pensiero di quanto possa essere crudele l’uomo.»

Parliamo infatti di cuccioli maltrattati fin dalla nascita, che sviluppano un carattere difficile e ansioso. Spesso presentano tare fisiche congenite, che fanno spendere di veterinario dieci volte quel che si è “risparmiato” sul prezzo al mercato nero. Tutti elementi che incrementano la probabilità di un successivo abbandono.

Le guardie zoofile intervengono d’iniziativa o su segnalazione nei casi di maltrattamento o detenzione illegale di animali d’affezione, comminando multe e prelevando gli animali dalle situazioni più gravi. «Una cosa che mi lascia sempre da pensare – prosegue il comandante D’Errico – è lo sguardo dei cani che liberiamo, colmo di gratitudine per noi ma ancora in cerca del proprietario. La difficoltà a staccarsi da chi li maltratta è la prova di una lealtà e un attaccamento senza fine». Spesso malriposti, aggiungiamo.

Consigli pratici anti-abbandono

Un animale è per sempre e, come ogni storia d’amore e convivenza, ci sono piccoli trucchi per essere felici. Per prima cosa, se stai pensando di prendere un cane o un gatto, non comprarlo e non chiedere “se qualcuno ha cuccioli”. L’unico modo giusto è andare in un canile o un rifugio, contattare le associazioni.

Parla con i volontari e racconta il tuo tenore di vita, i tuoi orari e il tipo di lavoro. Fatti raccontare le necessità di un animale, quanto costano le vaccinazioni, una visita dal veterinario, i medicinali. Non lasciarti scoraggiare ma ascolta, considera e poi decidi.

Non seguire mode del momento, rischiando di amplificarle: quei dalmata venduti sull’onda del film, dove sono ora? Fatti consigliare da un esperto per trovare quel tipo di animale che meglio si adatta al tuo caso specifico.

Se scegli un cane di grossa taglia o con carattere esuberante, è altrettanto importante investire tempo in un corso serio, che migliori l’affinità con l’animale e crei reciproca conoscenza e fiducia. Le basi solide per un amore senza fine.

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