Oggi la Russia è vista come un aggressore che ha scatenato una guerra nel XXI secolo, un Paese condannato dal mondo intero, un paese emarginato.

Blocco delle informazioni “indesiderate”

Il 4 marzo è passata la legge che punisce con 15 anni di prigione chiunque diffonda l’informazione falsa, ovvero fake news sui militari russi.

Fin dal inizio della cosiddetta “operazione speciale militare” il Cremlino ha vietato ai giornalisti di usare la parola “guerra” obbligandoli ad “utilizzare informazioni e dati solo da fonti ufficiali russe”.

Il Cremlino, allarmato dalla prima reazione della parte attiva della società che condanna le azioni del presidente, dalle manifestazioni quotidiane contro la guerra in diverse città della Russia, non vuole più avere le fonti di informazione indipendente che possano influenzare l’opinione pubblica e abbassare il rating del presidente.

In pochi giorni hanno chiuso le ultime testate giornalistiche indipendenti, hanno limitato l’accesso degli utenti russi ai social network Facebook, Twitter, è limitato l’accesso anche ai siti web delle testate stranieri in lingua russa – BBC Russian service, Radio Liberty, Deutsche Welle.

Oggi a Mosca ci sono state manifestazioni spontanee di cittadini contro il conflitto in Ucraina voluto dal presidente Vladimir Putin.

Lo spettro della Cortina di ferro

C’è in corso un esodo di massa di giornalisti indipendenti, blogger, politologi ed esperti russi: è diventato pericoloso esercitare la loro attività nel paese. Molti sperano di continuare a lavorare fuori dalla Russia: in Polonia, Lituania e altri paesi dell’UE. Chi non ha un visto Schengen parte urgentemente per la Georgia.

La partenza avviene in condizioni difficili; tutti i voli dalla Russia verso l’Europa sono stati cancellati. Coloro che partono cercano percorsi diversi, attraverso la Turchia e persino Dubai.

Partono in fretta: girano informazioni sulla possibile introduzione della legge marziale, il che significa molte restrizioni, non esclusa la chiusura dei confini.

Tutto questo fa risorgere nella memoria di molti cittadini il passato e lo spettro della cortina di ferro. In molti si risveglia una paura profonda, preservata in molte generazioni dai tempi di Stalin e del Gulag.

C’è chi ha il coraggio di protestare

Un cartello con la scritta “Niet voine”, no alla guerra, per le strade di Mosca, frase vietata che in questi giorni può comportare anche l’arresto.

Tuttavia c’è ancora chi protesta, anche se per scendere nelle piazze russe ci vuole tanto coraggio: nel gennaio 2021, dopo l’arresto di Navalny, le manifestazioni in tutta la Russia hanno prodotto arresti di massa con incriminazioni penali, molti hanno perso il lavoro.

I cittadini trovano altri modi per protestare – diffondono adesivi “no war” o indossano le spille “per la pace” messi sui cappotti e giacche. Qualcuno scrive sull’asfalto o sui muri le parole vietate: “Niet Voine”, no alla guerra. Ora la polizia ha cominciato a trattenere anche i passanti casuali. Un foglio A4 con le parole “niet voine” è diventato un motivo di arresto.

L’aspetto economico della guerra

Le sanzioni colpiscono gli oligarchi, secondo alcune stime, perderanno fino al 70 per cento della loro ricchezza. Gli verrà preclusa l’opportunità di godere della libertà e dello stile di vita occidentale.

Alcune tra le più importanti compagnie russe, la  petrolifera Lukoil e la Rusal (gigante dell’alluminio) hanno apertamente sostenuto l’immediata cessazione del fuoco. Le sanzioni sono state imposte anche a Putin ed alla sua cerchia, i quali  negano qualsiasi impatto negativo.

Le sanzioni influenzano la vita dell’intera società: tantissime aziende e marchi occidentali hanno già lasciato la Russia, sia colossi industriali che produttori di abbigliamento e accessori (anche H&M)

Intere fabbriche stanno chiudendo – e questo significa centinaia di migliaia di disoccupati. Così accade per i produttori di automobili, Ikea con i suoi punti vendita, tanti distributori di vari marchi occidentali che trattano auto, computer, smartphone.

La parte più debole della società è preoccupata della sopravvivenza fisica e reagisce facendo scorte di generi alimentari, cercando di investire e spendere i  pochi risparmi prima che il rublo diventi carta straccia. Stanno acquistando elettrodomestici, materiali edili e abbigliamento.

La ventilata chiusura della catena Ikea ha provocato file di cittadini speranzosi di acquistare mobili economici prima che sparisca tutto. È diventato impossibile fare risparmi in euro o in dollari: oltre l’offerta limitata, il governo ha fissato una commissione del 30% sull’acquisto di valuta estera.

Una società divisa

Una parte della società si fida e si fa guidare dalla propaganda dei canali statali e crede davvero che sia in corso una “operazione speciale per proteggere il Donbass” e che l’esercito russo stia “liberando” gli ucraini.

Cosi pensano le persone della generazione sovietica o anche quelli che vivono con la filosofia  “Non mi interessa la politica”. Ma questi umori possono cambiare con il peggiorare del tenore di vita che si sta profilando.

La divisione c’è nelle famiglie, tra figli e genitori, tra parenti, tra amici. Addirittura si evitano i contatti.

L’altra parte è sgomenta, prova dolore, amarezza ed incertezza.

L’intellighenzia russa condanna severamente ciò che sta accadendo, firmando petizioni e lettere aperte. Molti di loro discutono con rammarico sui social:

“La Russia è scomparsa in tre giorni, tutto sta crollando: progetti e imprese, testate giornalistiche… Non potrò più godere della primavera a Mosca, tutto è avvelenato da questo orrore, sangue e dolore dell’Ucraina”.

“Trent’anni di costruzione della nostra nuova vita sono stati cancellati in due giorni”.

“Siamo stati catapultati indietro negli anni Ottanta quando eravamo chiamati “l’impero del male”.

“Volevamo un giorno svegliarci in Europa… ma non nella Germania degli anni Trenta“

Questa parte della società russa guarda con disapprovazione ai suoi concittadini che continuano a comportarsi come se nulla stesse accadendo, postando sui social foto di fiori e gatti, o correndo all’Ikea a comprarsi mobili economici come se fosse per l’ultima volta.

La Russia come cambierà?

 Per adesso è difficile fare previsioni, ma due sono i possibili scenari:

la nascita di una nuova Russia più democratica e più “europea”, priva di qualsiasi sindrome sovietica e revanscismo. Oppure un paese chiuso, povero e ostile, una versione gigante della Corea del Nord.

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