Come se non fossero bastate le polemiche che, da un anno e mezzo a questa parte, hanno investito in più occasioni la Giunta Sboarina, che ha spesso appoggiato l’attività di associazioni filonaziste come Fortezza Europa (con la concessione di spazi comunali per i loro incontri-convegni, ma non solo), la vicenda del convegno “Verona Vandea d’Europa” avrà sabato 24 novembre l’epilogo forse meno sorprendente di tutti, visti i precedenti, ma non per questo meno grave.
Ricapitoliamo quanto è successo in queste ultime ore: il convegno programmato da tempo e organizzato dalla sezione locale di Forza Nuova doveva essere inizialmente ospitato dal Gran Hotel di Corso Porta Nuova che però, a causa delle notevoli pressioni ricevute negli ultimi giorni dai movimenti antifascisti veronesi e dall’evidente danno d’immagine che questo evento avrebbe arrecato alla struttura, ha deciso di revocare la concessione della sala inizialmente accordata. I promotori del convegno, che vedrà, fra i relatori, Roberto Fiore e alcuni rappresentanti ultranazionalisti europei, ha quindi ottenuto da Palazzo Barbieri la possibilità di svolgere regolarmente le attività programmate nella Sala Giavoni, all’interno di Porta Palio. Quindi in tutto e per tutto in spazi comunali, come volevasi dimostrare. L’ennesimo strizzata d’occhio, insomma, di una amministrazione che da quando è in carica, cioè da giugno 2017, non ha mai fatto mancare quell’appoggio – a volte anche semplicemente non prendendo, pur chiamati in causa da più parti, alcun tipo di posizione, ma rimanendo spesso in un silenzio-assenso fermo e, onestamente, imbarazzante – ad un certo tipo di tendenze, che è bene ricordare fino a prova contraria vanno in evidente contrasto con quanto dice la nostra Costituzione.
Come ha correttamente riassunto il Post.it in un articolo dedicato al capoluogo scaligero un paio di giorni fa, negli ultimi mesi Verona si è distinta per varie questioni: lo scorso febbraio è stato accolto dal sindaco nella piazza principale della città il “Bus per la Libertà”, cioè un pullman con la scritta “Non confondete l’identità sessuale dei bambini”; è stato organizzato il primo “Festival per la Vita” da un’organizzazione che si chiama Pro Vita e che ha diversi legami con Forza Nuova; è stato annullato un convegno universitario sui migranti LGBTQI dopo le proteste dell’estrema destra; un consigliere comunale di maggioranza, Andrea Bacciga, ha fatto il saluto fascista in aula; è stata approvata una mozione, firmata dal sindaco Federico Sboarina, per finanziare progetti e associazioni esplicitamente legati al Movimento per la Vita, anti-abortista. La mozione di Verona è stata poi ripresa e presentata anche a Milano, Roma, Alessandria, Sestri Levante (in provincia di Genova) e Ferrara. In un paese nella provincia di Verona, Zevio, la mozione è stata anche approvata.
A tutto questo, aggiungiamo noi, vanno ricordati il già citato convegno organizzato a fine 2017 da Fortezza Europa in Gran Guardia con il Patrocinio del Comune, la protesta a maggio 2018 della stessa Fortezza Europa nei confronti degli studenti del Liceo Montanari – che il giorno prima avevano realizzato un’installazione per ricordare la difficile condizione dei rifugiati – e tanto altro.
Da quando c’è questa amministrazione a Palazzo Barbieri, insomma, stanno succedendo nella nostra città, con un ritmo sempre più incalzante, una serie di avvenimenti che inducono a pensare che Verona stia diventando sempre più laboratorio, se non addirittura vero e proprio baluardo, dell’estrema destra, non solo a livello nazionale ma addirittura europeo. E l’episodio del convegno di sabato ne è un’evidente e incontrovertibile ulteriore testimonianza. “Vogliono far diventare Verona un nuovo valico, un nuovo muro contro gli oppositori di questa Europa dei popoli – secondo la definizione di Forza Nuova – e contro tutti coloro che vengono considerati nemici della tradizione, della famiglia, della patria e della vita”, ci spiega Edoardo Garonzi, portavoce dell’associazione One Bridge to Idomeni che si è interessato direttamente al caso con una serie di iniziative volte a bloccare o almeno a sensibilizzare il Comune sulla questione. “Noi nei giorni scorsi abbiamo diffuso un comunicato in cui abbiamo chiesto la revoca del convegno, sperando almeno che le istituzioni dicessero qualcosa, ma – come sempre è successo in passato – hanno continuato con il loro silenzio imbarazzante, fino alla concessione degli spazi comunali. La linea è chiara. Il riferimento, poi, al Terzo Reich di Fortezza Europa è a dir poco esplicito, non è sottile e non ci si può sbagliare nell’interpretazione. E questo fa obiettivamente paura”.

Edoardo Garonzi – One Bridge to Idomeni

Ma in cosa consiste questo convegno? A leggere già il titolo ci si inquieta: la parola “Vandea” richiama alla rivolta di contadini fortemente conservatori e legati alla tradizione cattolica che a fine ‘700 partì da un distretto francese contro il governo centrale di Parigi e accostarla a Verona rende altrettanto chiari gli intenti dell’estrema destra. Ma è soprattutto scorrendo i nomi dei relatori che vengono i brividi lungo la schiena: “Inizialmente sarebbe dovuto venire László Toroczkai, sindaco di Asothalom, comune ungherese al confine con la Serbia, e leader onorario di organizzazioni estremiste e paramilitari molto violente, ha istituito un corpo di poliziotti definiti cacciatori di migranti”, racconta infatti Garonzi. “Quello che però lo sostituisce, Marian Kotleba, appartiene al Partito Popolare Nostra Slovacchia ed ha personalmente istituito una milizia speciale anti-Rom. Queste relatori portano con sé delle idee che minano alla base le nostre carte costituzionali: la nostra Costituzione, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, la Convenzione di Ginevra. In una parola il pilastro su cui si basa tutta la cultura e la filosofia dell’Occidente per come lo intendiamo oggi: un pilastro che in sostanza afferma che ogni uomo, indipendentemente dalla sua caratterizzazione culturale, deve avere gli stessi diritti. Questi signori non sono d’accordo e l’atteggiamento a dir poco tollerante del Comune di Verona di fatto va a minare la stessa Costituzione italiana”.
Sabato alle ore 15 in Piazza Isolo, si terrà una conferenza stampa pubblica per denunciare sia il Convegno sia il corteo che si terrà alla stessa ora nelle strade del centro di Verona contro la legge 194, quella sull’aborto. Poche settimane fa si era tenuto un altro corteo a difesa della legge che aveva portato a sfilare per le stesse strade migliaia di persone da tutta Italia. Vedremo quello che succederà. “Ci sarà un grande dispiegamento di forze e non credo che ci saranno scontri. Fra l’altro all’iniziativa in questione aderiranno, presumibilmente, poche persone”.
In una visione ottimistica e che vuole perciò vedere il bicchiere mezzo pieno, è evidente in tutto ciò che stia emergendo in questo momento un’alternativa a quella città che spesso viene definita chiusa, ultracattolica, di destra, addirittura fascista. Al contrario c’è un movimento di cittadini che si dimostra in questo momento compatto e solidale. E pronto a far fronte comune. Insomma, per fortuna c’è anche un’altra Verona, oltre a quella dei soliti stereotipi che tanto stereotipi, in fondo, non sono. “È vero: si stanno compattando le forze veronesi progressiste” afferma Garonzi. “È forse l’unico vantaggio, forse, di questa situazione per tutti gli altri aspetti piuttosto grave. D’altronde non c’è altro modo. Proprio recentemente si è parlato di questa anomalia veronese con alcuni colleghi che lavorano sugli stessi nostri temi in altre città. A Verona c’è un numero di associazioni di volontariato numerosissima e spesso si lotta insieme. Cosa che, invece, non succede nelle altre città”. Quello che si sta mettendo insieme è proprio trovare alcuni punti in comune per portare avanti progetti concreti. “Stiamo cercando di riunire le reti come Nella Mia città Nessuno è straniero, il forum Per Cambiare l’Ordine delle Cose, l’Assemblea 17 dicembre, Non una di meno, etc. per far capire al governo della città quali sono le pratiche di buona politica, una politica che sia efficace con progetti dedicati alla scuola, il lavoro, la cura”. “Siamo promotori di un’altra visione”, conclude Garonzi. “Quando parliamo di politica efficace, parliamo di politica che non sia divisiva, che non dica noi siamo meglio di voi, ma che cerchi soluzione insieme. Anche le misure del governo sono drastiche e veloci, ma sono divisive e inefficaci. A cominciare dal tanto sbandierato Decreto Sicurezza di Salvini, che si pone come obiettivo lo smantellamento della Rete SPRAR, caposaldo in Europa e ben visto da tutti perché funzione. Il percorso che il decreto sta distruggendo è quello che ha come obiettivo la coesione sociale e creare un dialogo con il territorio, affinché questi ragazzi si trovino in una condizione di accoglienza. Questa è politica efficace, non quella di chi toglie questi ragazzi dai centri e li destina ai Centri Accoglienza Straordinaria (CAS), che possono accogliere più di 500 o 1000 persone, dentro caserme, fabbriche, capannoni, scollati dal territorio. È li che si crea disagio. Noi di One Bridge to Idomeni, dal 20 giugno di quest’anno stiamo portando avanti un percorso sulla coabitazione, a partire dalla tematica dei migranti che arrivano nel nostro paese. Dove c’è un problema bisogna trovare una soluzione, partendo dalla nostra carta costituzionale, per far convivere persone che arrivano da posti e civiltà diverse”.