Lo scorso 19 gennaio il Consiglio Comunale di Verona ha approvato all’unanimità dei presenti la mozione avanzata da Beatrice Verzé, Consigliera con delega alla Pari Opportunità, che chiede di introdurre nella rendicontazione anche il bilancio di genere. Genere (o gender, in inglese) è un sostantivo che si presta a interpretazioni, a fraintendimenti e viene spesso strumentalizzato come una sorta di spettro dalla destra nazionale e locale.

Verzè ha ventisette anni, si sta laureando in Giurisprudenza e ama da sempre la politica, spinta dalla famiglia ma anche dalle esperienze del liceo. Nel 2017 inizia la sua carriera politica vera e propria, come consigliera di circoscrizione e, in questa fase di ristrutturazione interna di Traguardi, riveste sia il ruolo di Vicepresidente, sia quello di capogruppo in Comune del movimento. Ama la montagna e la vita attiva (arriva in bicicletta con temperature ben sotto zero), ma anche il cinema e la musica tutta, dai cantautori all’hip hop duro.

Consigliera Verzè, ammettiamolo. Non è intuitivo comprendere cosa sia il bilancio di genere. Nella teoria è tutto chiaro: si tratta di una lettura dei documenti contabili mirata a valutare la gestione delle risorse di un’amministrazione e l’efficienza delle sue azioni con la specifica mission di promuovere una reale parità tra uomini e donne. Ma quali sono le finalità concrete?

«Inizio col dire che da anni, come opposizione, tentiamo di introdurre il gender budgeting a abbiamo ricevuto pareri favorevoli trasversali ma non si è mai concretizzato. L’abbiamo messo tra i punti di programma della coalizione e sono onorata di poter iniziare questo percorso fin da subito, nella speranza di vederne gli effetti entro fine mandato. Sono molto fiduciosa perché con la vice sindaca Barbara Bissoli siamo molto allineate e determinate.

Il bilancio di genere serve molteplici scopi. Da un lato, introduce un metodo per raccogliere i dati relativi alla popolazione del Comune, disgregati per genere. La sua analisi serve poi sia a mettere in atto politiche pubbliche adeguate, sia a comprendere se quelle che già esistono sono davvero efficaci per le donne. Partiamo dalla consapevolezza che uomini e donne hanno diverse esigenze, desiderano percorsi e opportunità di vita e lavoro differenti. E sono diverse anche le modalità con cui fruiscono dei servizi pubblici o vengono colpiti da iniziative e azioni politiche.

Leggere i bilanci degli enti pubblici in chiave di genere significa valutare entrate e uscite, a posteriori ma soprattutto in via preventiva, in modo da assicurare che le necessità dell’intera collettività abbiano la giusta considerazione. L’analisi accresce la nostra consapevolezza di amministratori dell’impatto che le politiche pubbliche hanno sulle diseguaglianze, promuove gli interventi a maggior efficacia e fa luce su potenziali effetti discriminatori.»

Beatrice Verzé

Lo strumento sale alla ribalta internazionale alla Conferenza delle Donne di Pechino, nel 1995, dove se ne riconosce l’importanza come strategia efficace a portare cambiamenti culturali. L’Unione Europea recepisce in successive normative tali indicazioni, implementando il rispetto della parità di genere nei suoi processi e, a marzo 2020, la Strategia per la parità di genere 2020-25 introduce il budget di genere nel quadro finanziario pluriennale UE. In Italia, sono gli enti locali a iniziare le sperimentazioni e nel 2019 viene emanata la Direttiva “Misure per promuovere le pari opportunità e rafforzare il ruolo dei Comitati Unici di Garanzia” che di fatto formalizzano il tema. Si è ispirata a qualche esempio virtuoso, nel suo progetto?

«Molti Comuni l’hanno già implementato ma non tutti sono arrivati in fondo, proprio per la complessità del raccogliere e analizzare dati che spesso non esistono nei nostri uffici statistici. Molti Comuni sono ancora fermi a quello, altri sono nella fase di analisi delle politiche passate. Pochi stanno elaborando un piano di azioni future, mirate a migliorare la vita delle donne, sulla base delle elaborazioni effettuate. Tra questi c’è Milano, che abbiamo preso ad esempio per la nostra idea di bilancio di genere.

A breve organizzeremo il tavolo tecnico, coinvolgendo l’assessorato al Bilancio e quello per la Parità di genere. Ci daremo un cronoprogramma e chiederemo la collaborazione degli uffici di statistica e ovviamente dell’Università. Vogliamo sia un progetto partecipato e non potrà mancare l’apporto delle associazioni che da sempre si sono occupate del tema. L’obiettivo primario è fare qualcosa in favore delle donne ma le assicuro che le conseguenze positive sulla città valgono per tutte e tutti.»

A Verona si dice che si va sempre d’accordo finché non si parla di soldi. Ha già stilato un preventivo ideale per la quota di budget comunale che chiederà all’assessore Michele Bertucco? Al netto delle difficoltà oggettive, ovviamente.

«Non abbiamo ancora parlato di cifre ma le premesse sono buone perché sentiamo forte il sostegno del Sindaco Damiano Tommasi e sia Bissoli che Bertucco hanno studiato e approfondito molto il tema, mostrando interesse e apertura. Percepisco nell’amministrazione la voglia di mettersi in gioco, nonostante non sia in generale un momento facile per la città. Ma considerato quanto la crisi post-pandemia abbia colpito le donne, mi sembra sia questo il momento di investire nel progetto. E non si tratta “solo” di donne: attraverso il metodo del gender mainstreaming l’impatto si allarga praticamente a tutti gli assessorati, quindi la spinta è davvero convergente.

Pensi ad esempio a come siano interconnessi il tema della sicurezza – di tutti, ma soprattutto femminile – con le politiche urbanistiche, ad esempio una migliore illuminazione o anche l’urbanismo tattico, che permette di recuperare aree abbandonate o socialmente disagiate con iniziative culturali e sociali. Qualsiasi luogo della città che torni a essere vissuto appieno, diventa automaticamente più sicuro. E la sicurezza va a vantaggio delle donne ma anche degli uomini, dei giovani, degli anziani.»

Il bilancio di genere produce un effetto contagio su numerosi aspetti della vita cittadina, in primis sulla sicurezza. Eppure, la minoranza non era presente al voto sulla sua mozione. Fa sorridere l’incoerenza tra allarmi social a cadenza giornaliera sulla “città pericolosa” e il mancato appoggio a una mozione con grande impatto sulla sicurezza. Che sia colpa della parola “genere” nel titolo?

«Apprezzo la battuta, ma credo sia una questione più radicata. Una diversa concezione di come si raggiunge l’obiettivo. La sicurezza è una preoccupazione di tutti, ben oltre il colore politico. Pensare che non sia “di sinistra” occuparsene, come è stato fatto per anni, lasciandone quasi l’esclusiva alla destra, è un errore. Spero anzi diventi sempre più un tema trasversale, con i dovuti distinguo tra allarmismo, percezione indotta e la realtà dei fatti.»

Una spinta ulteriore viene dalla “Strategia nazionale per la parità di genere 2021-26” e dalla riforma relativa alla revisione della spesa inserita nel PNRR, che prevede l’analisi del bilancio secondo una prospettiva di genere. In aggiunta alla già citata sicurezza, gli ambiti indicati dal Governo riguardano la tutela del lavoro femminile, l’equilibrio tra vita privata e professionale ma anche la partecipazione ai processi decisionali. Oltre ovviamente al contrasto alla violenza di genere, salute e stile di vita delle donne. Tante cose, non c’è il rischio di perdersi per strada?

«Le norme e indicazioni introdotte sono da considerare una vera presa d’atto da parte della politica di farsi garante e portavoce di interessi di una parte della popolazione, la maggior parte se guardiamo ai numeri, e che spesso non viene presa in considerazione. O di cui ci si ricorda sono in termini di violenza o famiglia.

Con tutta l’importanza che hanno le azioni di contrasto alle violenze, che il Comune riconosce e sostiene, non si può pensare che le donne ci siano solo a novembre. Introdurre nuove politiche a favore delle donne non si può limitare alle importantissime iniziative contro la violenza. Dobbiamo guardare alla vita delle donne attraverso una lente diversa, per riconoscerne le esigenze, sia in famiglia sia nel lavoro.

Palazzo Barbieri, sede della Giunta e del Consiglio comunale

Sento che siamo pronti a investire su questo. Aiuta anche il ricambio generazionale, con tanti nuovi eletti under 30 che hanno portato una percezione nuova. In questa amministrazione siamo addirittura in tre, direttamente coinvolti, ma dobbiamo lavorare. E tanto. Non vogliamo tutto subito, tengo a dire. Ci son voluti anni per arrivare a capire che esiste un tema, ora vogliamo fare bene, con criterio e cercando la massima partecipazione.

Lo facciamo per noi, ma non solo per noi. Penso alle nostre sorelle più piccole, alle nostre figlie e nipoti, una generazione futura che spero sarà orgogliosa di essere veronese. Che vivrà in una città che speriamo sia più donna.»

Le chiedo un commento su quanto raggiunto da Traguardi in questi anni, con un occhio anche agli ultimi mesi. La comunicazione del Comune è cambiata radicalmente con l’avvento del Sindaco Tommasi, questo lavorare molto sotto traccia e non proclamare a gran voce ogni novità ha spiazzato un po’ i cittadini, col rischio che di molte iniziative non si sappia niente. O si conoscano solo i limiti.

«Parto dal passato. Con Traguardi abbiamo lavorato tantissimo da opposizione, fin dal 2017, anche sacrificando tanto delle nostre vite per un sogno, quello di amministrare la città. La prima cosa che abbiamo pensato è che gli sforzi sono stati ripagati. Una vittoria di coalizione, tre Consiglieri più Tommaso Ferrari assessore con deleghe importanti ci ha resi davvero contenti, ma forse il traguardo più importante è vedere quante persone sono state elette nelle circoscrizioni, senza il consenso dalla base non sarebbe stata vittoria vera.

Ad oggi, devo dire che siamo contenti. La Giunta lavora molto bene, conta persone di altissima professionalità, competenze e capacità. Lo ammetterei anche fossi in opposizione. Certo, non è facile capire la macchina amministrativa, il funzionamento degli uffici, la “velocità” burocratica ci ha spiazzati. Ma la visione è chiara sappiamo dove vogliamo andare in 5 anni.

Qualcosa abbiamo già fatto: la ZTL allo stadio, anche se va sistemata, abbiam introdotto il linguaggio inclusivo nei documenti istituzionali, siamo finalmente entrati nella rete RE.A.DY. e promosso attività culturali per l’anniversario di Mozart e, naturalmente, i tantissimi appuntamenti per il 25 novembre.»

Beatrice Verzè ha idee molto chiare e un eloquio limpido, senza tentennamenti. È una giovane donna, bella e determinata. Appare evidente dal suo entusiasmo che è nel posto giusto, felice di trovarsi nelle condizioni di migliorare la vita delle donne. Ci sarà in Consiglio Comunale qualcuno che potrebbe vedere nella sua freschezza un punto debole per un possibile attacco. Ma Verzè ha lo sguardo di chi scala una montagna, di chi trova sempre un’alternativa di fronte a un sentiero bloccato.

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