C’è una Verona che si vede da una prospettiva diversa, seguendo il corso dell’Adige. È quella che appare durante una discesa in rafting, con la città che scorre lentamente davanti agli occhi e i suoi ponti, le torri e i campanili che assumono forme e proporzioni inconsuete. Il calice che accompagna il percorso offre un modo insolito di guardarla dal suo corso d’acqua.

L’ultima discesa della stagione, a inizio ottobre, prima della pausa invernale, ha confermato gli ingredienti che hanno reso il Raft&Wine un appuntamento ormai riconoscibile. Nato cinque anni fa da un’idea di Tobia Ederle, ha messo insieme e valorizzato due elementi profondamente legati al territorio, il fiume e il vino, trasformandoli nell’occasione in una opportunità per rileggere la città e la sua storia.

Si parte dal Chievo e si scende verso l’Antica Dogana di Fiume, entrando progressivamente nel cuore di Verona. Non è un rafting adrenalinico: in questo tratto l’Adige scorre tranquillo e non richiede particolari abilità. È proprio questa lentezza a lasciare spazio allo sguardo, mentre cambiano gli scorci e la città si avvicina. A fare la differenza, insieme ai vini proposti, sono le guide, che accompagnano la discesa con il racconto dei luoghi e del rapporto, spesso dimenticato, tra Verona e il suo fiume.

Dal gommone tutto cambia prospettiva. Dalla campagna, passando per Borgo Trento, fino a Castelvecchio e al suo ponte, sono i campanili e le torri a emergere da angolazioni inconsuete. E poi Ponte Catena, forse uno degli scorci più curiosi: dal fiume riaffiora la memoria di una Verona che non c’è più, quando l’Adige era molto più intimamente legato alla vita quotidiana, al lavoro, ai collegamenti e alla difesa della città.

Nell’ultima estate, nei giorni di caldo più intenso, lungo le rive è capitato – racconta Davide Cocchio, il titolare di Adige Rafting – di imbattersi in gruppi di ragazzi che trovavano nell’Adige un modo per combattere la calura. Una presenza proprio nei luoghi più caratteristici e iconici della città che, per qualche tratto, sembrava interrompere la perfezione quasi romantica della veduta ma che, in un curioso gioco di rimandi, quella stessa scena finisce per richiamare alla memoria i tempi antichi, quando il fiume era anche una naturale valvola di sfogo contro il caldo e le sue rive un luogo vissuto e frequentato.

Alla fine, nello straordinario spazio dell’Antica Dogana di Fiume, arriva comunque un’altra degustazione. È qui che il “wine rafting” trova il suo senso più compiuto: dopo aver seguito il fiume, il calice riconduce idealmente verso il territorio oltre le mura. Il vino, probabilmente più di ogni altro prodotto, è parte dell’identità con cui Verona si presenta al mondo e riporta lo sguardo verso campagne e colline.

Ed è forse proprio questo a rendere questa esperienza unica, oltre che interessante: la possibilità di tenere insieme, nello spazio di una discesa, il fiume e il vino, la storia e il presente, la memoria della città e la sua vita quotidiana.

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