Brandon McNulty: il gregario diventato campione del mondo
I Mondiali di ciclismo di Montreal hanno incoronato uno dei gregari di lusso del gruppo: l'americano Brandon McNulty vestirà l'iride nel 2027.

I Mondiali di ciclismo di Montreal hanno incoronato uno dei gregari di lusso del gruppo: l'americano Brandon McNulty vestirà l'iride nel 2027.

Lo statunitense Brandon McNulty ha vinto i Campionati del Mondo di ciclismo svolti domenica 27 settembre a Montreal (Canada). McNulty ha colto il momento giusto, a 33 km dall’arrivo, per lasciare la compagnia degli avversari ed involarsi in solitaria verso la maglia iridata, punto più alto di una carriera ancora giovane e già ricca di successi, pur ricoprendo il ruolo di gregario di lusso del campionissimo sloveno Tadej Pogacar alla UAE Team Emirates XRG.
Alle spalle di McNulty, argento per l’inossidabile australiano Michael Matthews – al quarto podio mondiale (2 argenti e 2 bronzi) – e bronzo per uno dei favoriti della vigilia, il neerlandese Mathieu Van Der Poel. Il suo volto sul podio, corrucciato, testimoniava perfettamente la delusione per non aver colto il momento esatto per attaccare, in una gara estremamente anarchica – complice l’assenza di Pogacar, sulla carta imbattibile, ma infortunatosi alla Vuelta a Espana – con una serie impressionante di ribaltamenti di fronte.
Proprio Van Der Poel aveva cercato di far saltare il banco a quasi 90 km dal traguardo, seguito dal suo rivale storico Wout Van Aert (Belgio). La corsa, già resa dura dal ritmo imposto dalla Francia – poi sparita dai radar complici i crampi che hanno colpito nel finale il campioncino Paul Seixas – e dalle fiammate in salita del messicano Isaac Del Toro, da quel momento è esplosa. Van Der Poel ha tenuto la testa della corsa per una quarantina di chilometri, seguito all’inizio da Quinn Simmons (USA) e Oscar Onley (Regno Unito), prima di essere recuperato in un primo momento da Primoz Roglic (Slovenia) e infine da tutto il gruppo dei migliori, trascinato da un inesauribile Ben Healy (Irlanda).
È proprio in questo frangente che Brandon McNulty ha eluso le marcature all’interno del gruppo, guadagnando il minuto sufficiente per vincere il mondiale. Alle sue spalle gli inseguitori tentavano senza molta convinzione: Remco Evenepoel (Belgio), favorito numero uno alla vigilia, in maniera inspiegabile prima veniva staccato e poi rientrava per attaccare; Healy, Del Toro, Seixas e Tom Pidcock (Regno Unito) dimezzavano con scatti brucianti il distacco da McNulty per poi controllarsi e farsi riprendere; mentre un eccellente Mateo Jorgenson (USA) faceva da stopper su ogni attacco.
Per ultimo ci ha provato Giulio Ciccone, fermato da Pidcock e dai crampi. Alla fine l’abruzzese ha chiuso al nono posto, con il rimpianto di aver marcato Del Toro e Seixas. Nei primi 20 si sono classificati anche Christian Scaroni (18°) e Davide Piganzoli (20°), che meritano un 10 in pagella per il cuore messo sulle strade di Montreal per aver aiutato il capitano azzurro a rimanere in partita fino all’ultimo. Grande delusione invece per il ritiro di Giulio Pellizzari, che usciva con gamba e morale dalle corse italiane di settembre.
Il Mondiale di ciclismo tornava a disputarsi in Canada a distanza di 23 anni e anche in questa occasione ha premiato uno dei faticatori del gruppo. A Hamilton, nel 2003, fu lo spagnolo Igor Astarloa a mettere nel sacco nomi blasonati come Alejandro Valverde, Paolo Bettini e Peter Van Petegem. Buon corridore, spesso a servizio di altri campioni come Pantani e Garzelli alla Mercatone Uno o Di Luca e Simoni alla Saeco, Astarloa aveva in bacheca solo la Freccia Vallone prima del Mondiale, e in maglia iridata non colse alcuna vittoria.
Brandon McNulty, taciturno americano classe 1998 nato a Phoenix (Arizona), può vantare ben altro curriculum, ma è sempre stato in carriera relegato a gregario di lusso. Campione del mondo a cronometro juniores nel 2016, McNulty ha rinunciato a passare nel World Tour continuando a gareggiare con un piccolo team americano fino al 2019, garantendosi così il tempo per crescere senza pressioni. Il grande salto arriva a 22 anni, nel 2020, quando firma con la UAE Team Emirates.
Nello stesso anno esplode il talento di Tadej Pogacar, che vince il suo primo Tour de France, e McNulty diventa uno dei suoi più fidati scudieri. Quando non è stato limitato ad aiutare lo sloveno, l’americano ha messo in mostra le sue doti da cronoman e scalatore vincendo tappe al Giro d’Italia (2023) e alla Vuelta a Espana (2024). Per due anni consecutivi ha vinto il Giro di Croazia; è stato campione statunitense a cronometro nel 2023 e 2024 e nel 2025 aveva vinto il Grand Prix Cycliste de Montreal, sullo stesso traguardo su cui si è laureato campione del mondo domenica.
Un traguardo, quello di Montreal, che questa settimana ha particolarmente sorriso agli statunitensi, non solo a McNulty. La prova riservata agli Under 23 è infatti stata vinta – con una fuga partita a più di 100 km dal traguardo – da Ashlin Barry. Una vittoria che avrebbe potuto essere del Canada, dato che il 19enne della Visma Lease a Bike Devo ha corso per la nazionale canadese fino al 2023, essendo il padre l’ex-professionista Michael Barry. Dal 2024 però Ashlin corre per il paese della mamma, anche lei ex-pro, Dede Demet.

Il giorno precedente al trionfo di McNulty, un’altra gara imprevedibile e spettacolare ha consegnato alla neerlandese Demi Vollering il suo primo titolo mondiale, al termine di un duello esaltante con la polacca Kasia Newiadoma. Il motto di Vollering è «Tutto inizia da un sogno» e in questa stagione tutti i sogni della neerlandese si sono concretizzati, avendo vinto Giro delle Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi, Freccia Vallone, Omloop Het Nieuwsblad, Giro d’Italia, Tour de France e – sabato 26 settembre – Mondiale in linea.
Il podio femminile è stato completato da un’eterna Elisa Longo Borghini, al quarto bronzo mondiale in carriera dopo quelli del 2012, 2020 e 2024. Una medaglia a due facce: da un lato la beffa per quell’oro individuale che le sfugge sempre per pochi secondi, dall’altro quello splendido ultimo giro in cui sembrava fuori dai giochi salvo arrivare a ridosso delle prime due ai meno 300 metri dal traguardo. La fuoriclasse piemontese può consolarsi con l’oro nella cronometro a staffetta, vinto insieme a Monica Trinca Colonel, Vittoria Guazzini, Mattia Cattaneo, Matteo Sobrero e Filippo Ganna.
Ganna è l’altro azzurro che torna da Montreal con due medaglie: oltre all’oro nella staffetta, il campione del mondo a cronometro 2020 e 2021 porta a casa un argento nella prova contro il tempo dominata da Remco Evenepoel. Argento anche per il bergamasco Nicolas Milesi nella prova a cronometro riservata agli Under 23 e vinta, a sorpresa, dal neerlandese Ryan Gal. Nelle altre prove contro il tempo vittorie di Marlene Reusser (Svizzera) tra le donne Elite, Felicity Wilson-Haffenden (Australia) tra donne Under 23, Maria Okrucinska (Polonia) tra le donne Juniores e di Benjamin Noval (Spagna) tra gli uomini Juniores.

Se Montreal ha rivelato una nuova stella del ciclismo è proprio quella del giovanissimo spagnolo, anche lui figlio d’arte. Noval ha dominato sia la prova a cronometro che quella in linea, e nel 2027 si appresta a fare il salto nel ciclismo dei grandi con la Netcompany Ineos per provare a fare meglio del papà, che in carriera ha conquistato 2 vittorie di tappa al Tour de France. La Spagna, grazie alla doppietta di Noval e all’oro di Alejandra Neira nella prova in linea donne Juniores, ha vinto il medagliere con 3 ori, 1 argento e 1 bronzo. Nella gara vinta da Neira è arrivato anche l’argento di Matilde Rossignoli. Una notizia che rallegra anche Verona, Rossignoli infatti è nativa di Salizzole: il futuro del ciclismo italiano passa anche dalle nostre strade.
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