L’adozione da parte della Giunta comunale della Variante 70 al Piano degli Interventi, pensata per regolamentare il mercato degli affitti brevi, ha acceso il dibattito in città.

Tra i cittadini non manca chi considera il provvedimento poco incisivo rispetto all’obiettivo dichiarato di contrastare l’overtourism e favorire il ritorno dei residenti nel Centro Storico. La principale critica riguarda l’assenza di retroattività: gran parte di chi aveva interesse ad aprire una locazione turistica lo ha già fatto e, di conseguenza, continuerà a operare senza nuove limitazioni. La variante, sostengono alcuni osservatori, finisce così per creare una distinzione tra chi è già presente sul mercato e chi invece intende entrarvi in futuro.

Secondo questa impostazione, sarebbe stato più efficace introdurre regole valide per tutti gli operatori, come limiti al numero massimo di ospiti, l’obbligo del check-in in presenza e requisiti di sicurezza più stringenti.

Cosa cambia con la Variante 70

La novità introdotta dalla Variante 70 è di natura urbanistica. Finora una locazione turistica poteva essere aperta all’interno di un appartamento residenziale senza comportare un cambio di destinazione d’uso. Con il nuovo provvedimento, invece, locazioni turistiche e bed&breakfast vengono ricondotti alla medesima categoria turistico-ricettiva.

Di conseguenza, per aprire una nuova locazione turistica nel Centro Storico sarà necessario trasformare l’immobile da residenziale a turistico-ricettivo. L’obiettivo dichiarato è quello di preservare la residenzialità stabile all’interno delle mura cittadine.

La variante, tuttavia, non avrà effetto retroattivo. Per le 3.404 residenze turistiche già presenti in città, di cui 2.028 concentrate all’interno delle Mura Magistrali, non cambierà nulla. Un dato che fotografa la crescita impetuosa del fenomeno se si considera che nel 2012 le locazioni turistiche registrate a Verona erano appena dieci. Da qui nasce una delle domande più ricorrenti: perché non è stato possibile intervenire anche sulle attività già esistenti, visto che il Centro Storico viene ormai considerato saturo di affitti brevi?

Nel frattempo il mercato sembra essersi già spostato oltre il perimetro interessato dalla Variante 70. Le nuove attività ricettive stanno crescendo soprattutto nei quartieri esterni alla ZTL, dove il provvedimento non produce effetti. I dati indicano un incremento degli affitti brevi del 34% nelle aree esterne, contro il 26% della Prima Circoscrizione. Gli aumenti percentuali più consistenti si registrano a Borgo Venezia (+63,6%), Borgo Trento e Golosine (+52,2%).

L’impressione, secondo i critici, è che nel Centro Storico si sia intervenuti quando il fenomeno aveva ormai raggiunto dimensioni difficilmente reversibili, mentre nei quartieri periferici la crescita continua senza strumenti adeguati di contenimento.

Foto da Unsplash di Alessio Carrarini

Il tema dell’abitare resta aperto

La discussione sulla Variante 70 si inserisce in un dibattito più ampio che riguarda le politiche dell’abitare. Secondo molti osservatori, finora è mancata una visione complessiva capace di affrontare contemporaneamente il tema della residenzialità e quello dello sviluppo turistico.

A pesare è soprattutto l’assenza di una normativa nazionale che disciplini in maniera organica il settore delle locazioni turistiche, fornendo ai Comuni strumenti più efficaci per tutelare i centri storici e contenere il fenomeno degli affitti brevi anche nei quartieri periferici e nei territori a forte vocazione turistica, dove trovare abitazioni in locazione a canoni ordinari è sempre più difficile.

A questo si aggiunge il tema degli studentati, cresciuti sensibilmente negli ultimi anni anche grazie ai contributi europei, pari a 20mila euro per posto letto. L’offerta, secondo alcuni osservatori, potrebbe superare la domanda. La questione che resta sul tavolo è se questi immobili continueranno a essere destinati esclusivamente agli studenti oppure se, in futuro, potranno trasformarsi anch’essi in strutture dedicate agli affitti brevi.

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