«L’intelligenza artificiale non sostituisce il manager. Lo mette alla prova.» È da questa provocazione che prende avvio Intelligenza Artificiale e Management. Strategia, processi e governance nelle organizzazioni (FrancoAngeli), il nuovo saggio di Lapo Mola, Professore presso l’Università di Verona, e Damiano Bazzoni, consulente e docente in Innovazione Digitale. 

Più che un manuale di informatica, questo volume propone una riflessione sulla presenza dell’intelligenza artificiale nelle aziende, offrendo a studenti, professionisti e dirigenti strumenti concettuali: attrezzi per comprendere una trasformazione destinata a incidere nel profondo sul mondo del lavoro.

La tesi degli autori è chiara: l’intelligenza artificiale è già presente nei laptop, nelle caselle di posta elettronica e nelle riunioni di milioni di professionisti. Tuttavia, il suo impiego nelle imprese resta spesso confinato a sperimentazioni individuali, senza tradursi in un reale vantaggio competitivo. Molto entusiasmo, pochi risultati. Perché? Secondo Mola e Bazzoni, il nodo non è tecnologico: è organizzativo e, soprattutto, culturale.

Pubblicato in formato cartaceo e distribuito nei principali canali editoriali, il manuale è disponibile anche in modalità Open Access e può essere scaricato gratuitamente dalla piattaforma FrancoAngeli Open Access.

Intelligenza artificiale nelle aziende: cambiamento tecnologico o culturale?

Per comprendere davvero l’impatto dell’intelligenza artificiale nelle imprese è necessario distinguere due livelli che spesso vengono confusi.

Il primo riguarda il cambiamento tecnologico. L’intelligenza artificiale consente di automatizzare attività, velocizzare processi, supportare decisioni e sostituire alcune fasi operative lungo la catena del valore. Dall’industria alla sanità, fino al settore dell’informazione, le applicazioni sono ormai numerose.

Il secondo livello riguarda invece la trasformazione digitale, che comporta anche una trasformazione culturale delle organizzazioni. In questo caso le tecnologie digitali non si limitano a migliorare ciò che già esiste, ma diventano «parte integrante del prodotto o del servizio offerto, modificandone la natura, le funzionalità e le modalità di creazione del valore». Ma anche il rapporto con clienti e stakeholder.

L’intelligenza artificiale, quindi, non determina in autonomia le scelte organizzative: ma le amplifica. Le rende più evidenti, più rapide e più decisive. Ed è proprio qui che entra in gioco il ruolo del manager del futuro.

Il manager 3.0: da esecutore a orchestratore dell’IA

Saper scrivere un buon codice non è più sufficiente. Nell’era dell’intelligenza artificiale, le competenze decisive per un manager sono di natura critica, sistemica e strategica. 

Il vero valore risiede, quindi, nella capacità di mantenere un giudizio autonomo, riconoscendo i limiti degli strumenti informatici e utilizzandoli come supporto alle decisioni, non come loro sostituti.

Per un manager questo significa riconoscere bias cognitivi, errori e limiti dei modelli, interpretare i risultati prodotti dall’IA nel contesto specifico dell’organizzazione ed evitare un utilizzo acritico della tecnologia.

L’intelligenza artificiale, dunque, non riduce la centralità dell’essere umano. Al contrario, introduce una discontinuità che — per assurdo — rende ancora più cruciale la qualità delle nostre decisioni. È questa una delle tesi di fondo del volume di Mola e Bazzoni.

Ciò impone, tuttavia, un nuovo baricentro operativo: il manager non sarà più soltanto il responsabile di risorse, budget e procedure, ma il regista di un ecosistema complesso in cui convivono dati, tecnologie e obiettivi strategici.

Una delle sue capacità più importanti sarà inoltre capire quali attività automatizzare e quali, invece, mantenere sotto responsabilità umana. Come? Distinguendo le decisioni che richiedono esperienza, sensibilità al contesto e capacità di valutazione da quelle che possono essere delegate alle macchine.

In questo scenario, anche la governance assume un significato più ampio. La gestione dell’intelligenza artificiale nelle aziende non può esaurirsi nella conformità normativa: dall’AI Act europeo alle policy interne. Richiede scelte organizzative, responsabilità chiare e una strategia capace di integrare la tecnologia nei processi aziendali. 

Il manager del futuro non produrrà quindi solo contenuti: li validerà, li indirizzerà e li inserirà nella visione complessiva dell’organizzazione.

Mola e Bazzoni, autori del saggio "Intelligenza Artificiale e Management. Strategia, processi e governance nelle organizzazioni"

L’intelligenza artificiale non è una bacchetta magica

Uno dei messaggi più netti del libro Intelligenza Artificiale e Management è l’invito a superare la logica del magic bullet: l’idea che l’intelligenza artificiale rappresenti una soluzione universale, una bacchetta magica capace di risolvere qualsiasi problema organizzativo. Si tratta, scrivono gli autori, di una «semplificazione pericolosa».

Il valore dell’IA non risiede infatti nello strumento in sé, ma nella capacità dell’organizzazione di inserirlo all’interno di una strategia coerente. E attenzione a dove si concentra lo sguardo: nelle organizzazioni, l’innovazione si vede nel front-office, ma limitarsi a quell’ambito può rivelarsi un’operazione di facciata svantaggiosa.

Come spiegano Mola e Bazzoni, un’interazione più fluida con il pubblico non basta a compensare un’organizzazione interna inefficiente. Se il back-office continua a essere lento o disorganizzato, l’intelligenza artificiale rischia solo di aumentare la velocità con cui l’azienda genera nuove criticità.

I benefici più solidi e misurabili emergono invece proprio nei processi interni: pianificazione, amministrazione, gestione documentale e attività ripetitive rappresentano gli ambiti in cui la tecnologia può produrre risultati concreti e duraturi.

IA nelle imprese: le tre sfide del futuro

La gestione dell’intelligenza artificiale nelle aziende non può ridursi a un semplice adempimento normativo. Richiede decisioni organizzative profonde, che Mola e Bazzoni sintetizzano in tre grandi sfide per il prossimo futuro.

Innanzitutto Responsabilità. Chi risponde di una decisione influenzata da un algoritmo? Per gli autori la responsabilità deve rimanere sempre umana e trovare una collocazione precisa nell’architettura organizzativa dell’impresa. Le norme rappresentano una base necessaria, ma non sufficiente: servono ruoli, competenze e processi dedicati alla gestione dell’intelligenza artificiale.

Poi il GenAI Divide. Sempre più lavoratori utilizzano strumenti di AI generativa nella propria attività quotidiana. Tuttavia, questa adozione avviene spesso in modo individuale, mentre le organizzazioni faticano ancora a integrare questi strumenti nei processi collettivi.

Infine la Shadow AI. Una conseguenza di questo scenario è la cosiddetta Shadow AI: l’utilizzo non autorizzato di strumenti di intelligenza artificiale da parte dei dipendenti. Vietarne l’uso non può essere una soluzione efficace. Più utile è trasformare queste pratiche spontanee in occasioni di apprendimento organizzativo, definendo regole chiare e valorizzando le competenze che emergono dal basso.

La missione dei manager, quindi, non consiste nell’adottare l’intelligenza artificiale, ma nel costruire organizzazioni capaci di governarla.

L’IA accelera i processi, aumenta la produttività e l’efficienza di un’azienda. Non sostituisce però la capacità di definire una strategia, assumersi la responsabilità delle decisioni e guidare il cambiamento.

Per questo motivo, il vantaggio competitivo difficilmente dipenderà dalla piattaforma scelta o dal modello linguistico più avanzato. La differenza la farà la capacità delle imprese di integrare l’intelligenza artificiale all’interno della propria cultura organizzativa, trasformandola in una competenza strategica difficile da imitare — e sostenibile nel tempo.

Gli autori del manuale Intelligenza Artificiale e Management 

Lapo Mola è Professore associato di Organizzazione Aziendale e Sistemi Informativi presso il Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Verona e la SKEMA Business School (Francia). La sua attività di ricerca si concentra sulla trasformazione digitale, sui processi decisionali e sull’impatto delle tecnologie ICT sulle organizzazioni aziendali. Ha coordinato numerosi progetti di ricerca applicata nazionali e internazionali.
Damiano Bazzoni è consulente e docente in innovazione digitale, con una consolidata esperienza sul campo in multinazionali tech e progetti di ristrutturazione organizzativa. È Professore a contratto presso i Dipartimenti di Management e Informatica dell’Università degli Studi di Verona, dove insegna Intelligenza Artificiale per il Management e Digital Transformation. È inoltre founder e coordinatore di diverse iniziative innovative nel settore turistico.

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