Giro 2026: a Roma Vingegaard incoronato ottavo imperatore del ciclismo
Jonas Vingegaard ha vinto il Giro d'Italia 2026 diventando l'ottavo ciclista a completare la tripla corona: la storia di un dominio annunciato.

Jonas Vingegaard ha vinto il Giro d'Italia 2026 diventando l'ottavo ciclista a completare la tripla corona: la storia di un dominio annunciato.

Nella città eterna e degli imperatori il ciclismo ha incoronato il suo ottavo sovrano: il danese della Visma-Lease a Bike Jonas Vingegaard ha vinto l’edizione numero 109 del Giro d’Italia, diventando l’ottavo ciclista della storia a completare la tripla corona, conquistando le tre principali corse a tappe (Giro, Tour e Vuelta).
L’ultima tappa della Corsa Rosa ha visto risorgere il velocista friulano Jonathan Milan (Lidl-Trek), che imponendosi nell’ultima frazione – la Roma-Roma di 131 km – ha riscattato un Giro in cui non era ancora riuscito a sbloccarsi, frenato dallo strapotere del giovane francese Paul Magnier (Soudal-Quick Step), vincitore della Maglia Ciclamino, simbolo del leader della classifica a punti.
La copertina tuttavia è per il “pescatore” di Hillerslev, 30 anni il prossimo 10 dicembre, che una volta tagliato il traguardo di Roma si è commosso ringraziando la famiglia, lasciando cadere la maschera di uomo freddo e schivo che in parte si è attribuito e che in buona parte il pubblico gli ha affidato, in un dualismo con il più guascone Tadej Pogacar, che lo aspetta al Tour de France per una sfida stellare.
Una battaglia che Vingegaard non ha dovuto affrontare sulle strade italiane (e bulgare, nelle prime 3 tappe) vista l’impotenza degli avversari. L’austriaco Felix Gall (Decathlon CMA CGM) è stato l’unico – con la sua pedalata agilissima e un po’ sgraziata – a provare a resistere agli scatti del danese, senza mai riuscire ad arrivare anche solo insieme a lui al traguardo. Per Gall secondo posto in classifica a 5’22” e primo podio in un grande giro.
Terzo a 6’25” il vincitore dell’edizione 2022, l’australiano Jai Hindley (Red Bull-Bora Hansgrohe), che si è ritagliato il ruolo di leader della formazione tedesca dalla seconda settimana del Giro, una volta andato alla deriva il capitano designato – e vero anti-Vingegaard di questa edizione – Giulio Pellizzari.
Pellizzari aveva incantato e convinto al Tour of the Alps, vinto lo scorso aprile, e tutto lasciava presagire ad un grande Giro d’Italia per il “Duca di Camerino”, già 6° lo scorso anno e protagonista al debutto nel 2024 quando tentò di resistere a Pogacar sul Monte Pana e sul Monte Grappa.
La stessa cosa ha fatto quest’anno sul primo arrivo in salita – al Blockhaus – seguendo l’attacco di Jonas Vingegaard. Ma, come un novello Icaro sui pedali, volando così vicino al sole danese il beniamino di casa si è bruciato, andando fuori giri e venendo passato da Gall e dal suo compagno di squadra Hindley. Due tappe dopo – nella nona frazione con arrivo a Corno alle Scale – ci si è messa di traverso anche la gastroenterite.
La pietra tombale sulle ambizioni di podio di Pellizzari è stata posta nella tappa 16 con arrivo a Carì (Svizzera), dove il marchigiano è sprofondato a 18 minuti di ritardo, chiudendo poi il Giro al 21° posto, con un ritardo complessivo di quasi un’ora.
Mentre affondava Pellizzari, per la legge dei contrappesi, si elevava il valtellinese Davide Piganzoli (Visma-Lease a Bike). Partito come scudiero di Jonas Vingegaard, il “Piga” ha mostrato una solidità invidiabile: sempre efficace nello scremare il gruppo in salita e capace anche di rimanere con i migliori una volta terminato il proprio lavoro.
Il suo è stato un Giro in crescendo e solo la resistenza del portoghese Afonso Eulalio (Bahrein Victorious) – vera rivelazione della Corsa Rosa – lo ha privato della conquista della Maglia Bianca come miglior giovane. Rimane comunque la prima Top-10 al Giro – 8° posto a 10’52” – e la certezza che il prossimo anno la Visma-Lease a Bike possa puntare direttamente su di lui per una sfida tricolore con Pellizzari.
Dopo Eulalio, protagonista in Maglia Rosa per 9 tappe grazie alla fuga nella 5° frazione con arrivo a Potenza, un altro assoluto mattatore di questa edizione del Giro d’Italia è stato il francese della Soudal-Quick Step Paul Magnier.
Anche lui giovanissimo – classe 2004 – e soprattutto velocissimo. Si sapeva che sarebbe stato uno dei nomi da tenere d’occhio per gli arrivi veloci, forte di 19 vittorie nel 2025 e due successi alla Volta ao Algarve quest’anno, ma non ci si aspettava tutto questo strapotere. Le due volate in Bulgaria non hanno avuto storia, Magnier si è preso la prima Maglia Rosa di questo Giro a Burgas e si è ripetuto a Sofia. Impressionante è stata la volata di Napoli dove, nonostante non abbia vinto, degli atleti coinvolti nella maxi-caduta all’ultima curva è stato il migliore, ripartendo a metà gruppo da fermo e arrivando terzo dietro a Ballerini e Stuyven, gli unici rimasti in piedi.
Proprio la vittoria di Davide Ballerini (XDS Astana) a Napoli rimarrà tra i momenti salienti del film di questo Giro 109. L’atleta canturino aspettava da 4 anni il successo e dopo tanti piazzamenti – uno su tutti il secondo posto nell’ultima tappa del Tour 2025 – è riuscito ad arrivare a braccia alzate sul traguardo in una delle tappe più caotiche di questo Giro.
Di questa edizione del Giro rimarrà anche l’emozione di Giulio Ciccone, che finalmente nella 4° tappa con arrivo a Cosenza si è vestito di Rosa per la prima volta in carriera. Lo scalatore abruzzese ha poi cercato in continuazione la vittoria di tappa, sempre andandoci vicino, ma in compenso torna a casa per la seconda volta con la Maglia Blu di miglior scalatore per la dopo quella vinta nel 2019.
Tutte storie inglobate dalla superiorità di Jonas Vingegaard. Per cinque volte lo abbiamo visto arrivare per primo e in solitaria al traguardo, baciare la fede nuziale e la foto della moglie Trine Marie con i figli Frida e Hugo sul manubrio della sua bicicletta e infine alzare le braccia al cielo.
Blockhaus, Corno alle Scale, Pila, Carì e Piancavallo: le salite di questo Giro d’Italia hanno parlato quasi solo esclusivamente danese e fatto innamorare anche gli appassionati più scettici di questo uomo schivo venuto dal nord che otto anni fa lavorava al mattino al mercato del pesce e poi andava ad allenarsi nel pomeriggio.
Il suo nome è ora insieme a quello di altri 7 mostri sacri del ciclismo come Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Felice Gimondi, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Chris Froome. Gli unici capaci, prima di Vingegaard, di vincere almeno una volta in carriera Giro d’Italia, Vuelta Espana e Tour de France.
In questo il danese è riuscito a battere il suo grande rivale Tadej Pogacar, a cui manca il trionfo in terra spagnola, obiettivo probabile di questa stagione, e in questo Giro ha dimostrato di avere ancora margine per una lotta spettacolare sulle strade francesi a luglio. Il Giro d’Italia 2026 ci lascia la consapevolezza di aver goduto, due anni dopo il dominio di Pogacar, almeno per un anno della grandezza di questi due fenomeni generazionali, in attesa che i nostri giovani (Piganzoli, Pellizzari e anche un certo Lorenzo Finn che vedremo presto al Giro) diventino grandi e ci regalino le stesse emozioni.
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