Non è un ritorno al tempio, né una rincorsa a nuovi misticismi prêt-à-porter. Quello che sta accadendo nel cuore di DeSidera, la rassegna che sta ridisegnando la geografia del pensiero a Verona, è una ricognizione onesta su ciò che resta dell’umano quando si spegne il frastuono della superficie.

Dopo aver esplorato i confini della materia con Federico Faggin e la grammatica del sentimento con Maura Gancitano, il terzo atto di questo percorso punta l’obiettivo sulla spiritualità, intesa come bussola necessaria per navigare la complessità del presente.

Venerdì 8 maggio, alle ore 18:00, il Teatro Stimate ospiterà un dialogo che si preannuncia denso e quasi urgente tra due figure capaci di abitare il confine: il teologo e saggista Vito Mancuso e il sacerdote e narratore Marco Campedelli. Sotto la guida del giornalista Giorgio Vincenzi e accompagnati dalle tessiture musicali di Chiara Isepato e Lucia Zanella, l’incontro cercherà di dare un nome a quella “fame di senso” che oggi fatica a trovare casa nelle istituzioni tradizionali, configurandosi invece come un itinerario individuale, immanente e continuamente riformulabile.

Vito Mancuso

La curatrice della rassegna, Elisabetta Gazzi, definisce questo appuntamento non come una parentesi astratta, ma come una forma di resistenza alla superficialità bulimica della nostra epoca: “Parlare di desiderio di spiritualità significa non riferirsi al desiderio egoistico che oggi domina il nostro tempo, caratterizzato dalla ricerca di approvazione, dall’apparire, dal volere tutto e subito — spiega Gazzi — una libertà vorace che finisce per svuotare il desiderio stesso del suo valore e anche della sua umanità”.

In questa prospettiva, la ricerca interiore si spoglia delle vesti puramente dottrinali per diventare un atto antropologico: una spinta a riconoscere dimensioni che oltrepassano la materia e il tempo.

Se il desiderio di spiritualità è una tensione verso l’invisibile, esso non si traduce in un distacco dalla realtà, ma in una sua adesione più profonda, un movimento che parte dal centro dell’essere umano per irradiarsi verso l’esterno.

“Il desiderio di spiritualità è una tensione verso ciò che non si vede, propensione originale dell’essere umano, ancestrale e spesso inconsapevole — prosegue Elisabetta Gazzi — Un movimento interiore che emerge come spazio di autenticità, che non passa attraverso dogmi o appartenenze, ma che si manifesta nel quotidiano, nell’attenzione verso il mondo, le relazioni, verso noi stessi”. L’incontro tra Mancuso e Campedelli promette dunque di esplorare proprio questa “zona grigia” tra il sacro e il profano, dove la spiritualità si fa etica, bellezza e cura del dettaglio.

Don Marco Campedelli

Il percorso di Natura Omnia suggerisce che la vera sfida non sia trovare risposte definitive, ma imparare a sostare nella domanda, trasformando la solitudine della ricerca in una condivisione di prospettive. Elisabetta Gazzi conclude sottolineando la concretezza e l’impatto vitale di questa indagine: “In questo senso la spiritualità è un esercizio di presenza, un luogo dove l’individuo diventa misura dei propri percorsi interiori. Non è un’esperienza astratta, lontana dalla vita, ma una forma di profondità che ci permette di abitare il mondo con una maggiore consapevolezza”.

L’appuntamento al Teatro Stimate rappresenta un’occasione per rallentare e riconoscere quella tensione sottile che accompagna da sempre il cammino umano. L’ingresso è gratuito previa iscrizione obbligatoria sul portale dell’associazione Natura Omnia, dove è possibile consultare anche i contributi relativi ai precedenti incontri della rassegna.

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