C’è un filo che unisce lo sguardo verso il cielo e la domanda più antica dell’uomo: che cosa ci spinge a desiderare? È da questa suggestione, dal richiamo etimologico di de-sidera, quel sentirsi lontani dalle stelle che alimenta la ricerca e la mancanza, che prende forma la nuova rassegna culturale di Natura Omnia, al via il 21 novembre alle 18 al Teatro Stimate. Dopo una stagione dedicata ai quattro elementi, molto partecipata e accolta con entusiasmo, il viaggio torna a Verona con un orizzonte più interiore e più vasto al tempo stesso: esplorare il desiderio come forza che lega scienza, filosofia, coscienza e universo.

Federico Faggin

Ad aprire questo percorso sarà Federico Faggin, figura leggendaria della tecnologia contemporanea. La sua biografia è una tessitura di svolte che hanno cambiato il mondo: l’invenzione del primo microprocessore commerciale, lo sviluppo della tecnologia MOS a gate di silicio, la fondazione di aziende come Zilog e Synaptics.

Ma è soprattutto negli ultimi anni che la sua ricerca ha assunto una piega inattesa, approdando allo studio della coscienza e del senso dell’esperienza umana. Il suo percorso, dalla fisica dei semiconduttori all’indagine sul significato, fa di lui un interprete singolare di ciò che chiamiamo “infinito”: non solo una grandezza, un territorio astronomico o matematico, ma la trama invisibile in cui si incontrano materia e interiorità.

Accanto a Faggin, sul palco, ci sarà Massimo Temporelli, fisico e divulgatore che da anni lavora per rendere la scienza un linguaggio accessibile e appassionante. Il dialogo fra i due promette di essere una traversata: dal silicio al cosmo, dal cervello digitale all’energia come principio vitale, con la capacità di far convivere rigore e stupore.

Massimo Temporelli

A guidare la conversazione saranno Massimo Cerofolini della Rai e il giornalista Giorgio Vincenzi, mentre i musicisti Maurizio Stefanìa e Marco Lorenzi costruiranno un paesaggio sonoro che accompagnerà gli spettatori in un’esperienza più vicina alla meditazione che alla conferenza tradizionale.

L’infinito di cui si parlerà non sarà soltanto quello delle galassie, ma anche quello che attraversa l’intelligenza artificiale, specchio tecnologico della nostra volontà di superare i confini. Faggin ha sempre difeso l’idea che la coscienza non sia una simulazione e che nessun algoritmo possa replicare l’esperienza soggettiva; da qui si apre una delle domande centrali del nostro tempo: cosa distingue l’umano dal digitale? E soprattutto, perché continuiamo a desiderare ciò che ancora non conosciamo?

La rassegna “De-sidera”, ideata da Elisabetta Gazzi e Valeriano Erbisti, nasce proprio da queste tensioni: non spiegare il desiderio, ma metterlo in scena; non chiuderlo in un concetto, ma lasciarlo agire come forza che attraversa la scienza, la filosofia, l’arte. È una prosecuzione ideale della stagione precedente, quella degli elementi, che aveva portato a Verona figure come Stefano Mancuso, Mariangela Gualtieri e Guidalberto Bormolini, ma è anche un salto concettuale. Se allora il punto di partenza era la natura nel suo manifestarsi, ora è l’umano nel suo tendere.

Il cielo stellato, evocato nel titolo, diventa così uno specchio della nostra interiorità. Guardarlo significa confrontarsi con il limite e allo stesso tempo con l’apertura, con il bisogno di oltrepassare ciò che è dato, con quella mancanza che non è deficit, ma innesco. È forse questo, suggerisce la rassegna, il cuore del desiderio: una forma di conoscenza che non si accontenta della misura, ma cerca significato.

Foto da Unsplash di Jake Weirick

L’incontro del 21 novembre è a ingresso gratuito, con iscrizione obbligatoria sul sito di Natura Omnia (www.naturaomnia.org/eventi). È il primo passo di un viaggio che, per quattro serate, intreccerà pensiero scientifico, esperienza estetica e interrogazione spirituale. Un viaggio che comincia dalle stelle, ma parla soprattutto di noi.

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