Si stima, dati del Ministero della Salute, che almeno 18 milioni di italiani nell’ultimo anno hanno “tentato la fortuna” nell’azzardo e di questi 1,5 milioni risultano giocatori patologici – il 3 per cento della popolazione maggiorenne – mentre 5,5 milioni risultano giocatori abituali. Questi dati hanno gravi ricadute, tanto che il “disturbo da gioco d’azzardo” può avere pesanti conseguenze su salute mentale, famiglia ed economia.

Il volume d’affari è imponente in Italia, tanto da porci al primo posto in Europa. Nel 2024 il giocato ha superato i 157,4 miliardi, superiore di 20 miliardi alla spesa sanitaria complessiva per il 2025. In media ogni cittadino italiano maggiorenne spende più di 3.000 euro. La raccolta (volume di giocato) per il gioco online, poi, ha raggiunto la cifra record nel 2024 di poco superiore ai 92 miliardi di euro, circa il 59% della raccolta totale. Il boom dell’online è confermato dalla fortissima crescita dei “conti gioco”, quelli aperti dai giocatori presso i concessionari per poter poi giocare e dove vengono depositati i soldi da utilizzare. Nel 2024 risultavano attivi quasi 16 milioni di conti, rispetto agli “appena” 11 milioni del 2020.

Sull’argomento abbiamo intervistato la dottoressa Sabrina Migliozzi, responsabile Unità operativa semplice dipartimentale (Uosd) Gioco d’azzardo patologico (Gap) ULSS9 Scaligera.

Dottoressa Migliozzi, innanzitutto qual è la situazione attuale riguardo alla ludopatia nel territorio veronese?

«Il termine ludopatia è diffuso nei media, ma non è il più corretto in quanto indica il gioco in generale. Preferiamo azzardopatia o, più precisamente, Disturbo da gioco d’azzardo (Dga). A Verona il fenomeno è preoccupante: la spesa pro capite nel 2024 è stata di circa 2.000 euro, tra le più alte del Veneto. Solo nel Comune di Verona, nel 2024, sono stati puntati oltre 300 milioni di euro nel gioco fisico. Oggi i Ser.D. dell’ULSS 9 seguono circa 230 persone per trattamento del Dga, ma è confermato dalla letteratura che molti casi restino sommersi fino a quando non emergono problemi economici o familiari gravi. Il fenomeno è diffuso, pervasivo e richiede interventi tempestivi di prevenzione, informazione e supporto.»

In quali categorie sociali e fasce d’età il gioco d’azzardo patologico trova terreno più fertile?

La dottoressa Sabrina Migliozzi

«Il Disturbo da gioco d’azzardo è trasversale, ma alcuni gruppi sono più vulnerabili. Adolescenti e giovani adulti (14–24 anni): il rischio è legato a impulsività, ricerca di emozioni intense e scarsa percezione del pericolo. L’accesso facile a giochi online e scommesse sportive può portare a comportamenti problematici già in giovane età.

Adulti (25–65 anni): il gioco diventa spesso risposta disfunzionale a stress, precarietà economica o difficoltà personali. In presenza di ansia, depressione o uso di sostanze, il rischio aumenta. Qui il gioco può assumere la funzione di regolatore emotivo o illusione di soluzione a problemi finanziari.

Over 65: isolamento sociale, lutti, riduzione del reddito e tempo libero non strutturato favoriscono giochi semplici come slot o lotterie, con una progressione silenziosa ma costante. In generale, basso reddito, scolarità limitata, disoccupazione e fragilità psicosociale aumentano la vulnerabilità a ogni età. Il Disturbo da gioco d’azzardo nasce più facilmente quando vulnerabilità individuali, stress socio-economico e ampia disponibilità di gioco si combinano.»

Soffermiamoci un attimo sugli adolescenti…

«Molti adolescenti non percepiscono il rischio: il gioco online o tramite app è considerato un passatempo innocuo. Sono circa otto milioni i conti gioco online attivi aperti da giovani 18-25 anni nel 2024. Secondo il rapporto Espad (European school survey project on alcohol and other drugs) Italia 2024, pubblicato dall’Istituto di fisiologia clinica del CNR a fine 2025, il 57% dei giovani ha giocato almeno una volta nella vita. I segnali di problemi sono sottili e spesso emergono solo quando si manifestano conseguenze a scuola, in famiglia o economiche. Il gioco parte come svago e può diventare compulsivo senza che la persona se ne accorga. La consapevolezza arriva lentamente: si minimizzano le perdite, si sottovalutano le conseguenze e si crede di avere tutto sotto controllo, complicando l’intervento precoce.»

Il giocatore d’azzardo patologico può arrivare fino alle estreme conseguenze?

«Sì. Nei casi gravi il Disturbo da gioco d’azzardo può provocare comorbilità psichiatrica -depressione, ansia, disturbi da uso di sostanze -, indebitamento grave, perdita del lavoro, conflitti familiari, isolamento sociale e, nei casi più estremi, gesti autolesivi e autosoppressivi. Il rischio suicidario è significativamente superiore alla media, soprattutto quando debiti, procedimenti legali o perdita del supporto familiare si combinano a vulnerabilità psichiatriche.»

Quali sono i segnali che devono far scattare il campanello d’allarme?

«Spesso sono i familiari a percepire il problema prima della persona stessa. I segnali iniziali sono sottili, ma ricorrenti. Prima di tutto economici: richieste frequenti di denaro, difficoltà a coprire spese ordinarie, prelievi o movimenti anomali, ricevute di scommesse. Comportamentali ed emotivi: irritabilità quando non si può giocare, segretezza, bugie, tempo eccessivo online o fuori casa, calo del rendimento lavorativo, conflitti familiari. Clinici: ansia, insonnia, umore depresso, senso di colpa e vergogna, soprattutto se associati a difficoltà economiche.»

Foto da Unsplash di Erik Mclean

Come se ne esce da questa patologia e a chi ci si può rivolgere per farsi aiutare?

«Uscire dal Disturbo da gioco d’azzardo è possibile, ma richiede un intervento professionale e multidisciplinare. Offriamo percorsi personalizzati che integrano supporto psicologico, medico e sociale, costruiti su misura e coinvolgendo la famiglia. Collaboriamo con realtà territoriali come l’Associazione genitori aiuto tossicodipendenti argine (Agata), la cooperativa sociale “CE.i.S Verona”, la cooperativa sociale “Comunità dei Giovani”, la Fondazione “Exodus”, la cooperativa sociale “Giovani Amici Veronesi”, la cooperativa sociale “La Genovesa” e la cooperativa sociale “Self Help”, garantendo una rete di sostegno continuativa. Il primo passo è chiedere aiuto: i Ser.D. forniscono valutazioni gratuite, un primo orientamento, consulenza ai caregiver e percorsi terapeutici completi.»

Ci sono delle App per smartphone da scaricare per avere informazioni utili?

«Sì. Esistono diverse applicazioni che aiutano a monitorare il comportamento di gioco, fissare obiettivi personali e bloccare siti di scommesse. Queste app non sostituiscono il percorso terapeutico, ma possono essere un supporto nella fase iniziale di consapevolezza e cambiamento. È sempre possibile rivolgersi ai Servizi per le Dipendenze chiedendo un appuntamento di consulenza, consultare il portale Esci dai Giochi per informazioni e orientamento o chiamare lo sportello d’ascolto al numero 339 2927196.»

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