Rocket Radio nasce come un progetto indipendente di web radio interamente dedicato alla promozione degli artisti emergenti e delle nuove realtà musicali. Con oltre dieci anni di lavoro, passione profonda e un impegno costante nella diffusione della cultura musicale, Rocket Radio ha saputo crescere e trasformarsi, passando da una semplice piattaforma online a uno spazio fisico situato nel cuore pulsante di Veronetta.

Oggi è riconosciuta come uno dei principali promotori e organizzatori del celebre Veronetta Festival, evento di grande rilievo per la scena locale. Ne abbiamo parlato approfonditamente con Manuel Piccoli, uno dei tre fondatori e anima della radio.

Partiamo dall’inizio: Rocket Radio nasce ufficialmente nel 2014, giusto?

«Sì, esatto. Il progetto Rocket Radio ha origine nel 2014, anche se l’associazione vera e propria si è costituita nel 2015, insieme all’apertura della sede di Veronetta. All’inizio trasmettevamo dirette video da casa, ospitando artisti e amici. Da lì siamo passati alle prime trasmissioni radiofoniche, fino all’inaugurazione dello spazio fisico.»

E come la definiresti Rocket Radio in quanto spazio fisico?

Manuel Piccoli

«Noi la definiamo una community radio. Le trasmissioni non sono curate solo da professionisti pagati, ma da DJ appassionati che condividono la propria cultura musicale. L’obiettivo è promuovere la musica: ospitando artisti in sede, organizzando eventi e incoraggiando chi desidera avvicinarsi a questo mondo. Le trasmissioni vanno in onda su rocketradiolive.com».

 Nel tempo vi siete anche espansi fuori Verona.

«Sì. Dopo aver aperto la sede di Veronetta, nel 2017 abbiamo inaugurato una filiale a Milano e nel 2018 una a Bologna. Queste realtà hanno operato fino al 2020, quando la pandemia ci ha costretti a chiudere. A fine 2020 abbiamo ricominciato concentrandoci sulla sede di Veronetta, inizialmente a porte chiuse. Oggi lavoriamo principalmente da lì, mantenendo però una rete nazionale di contatti ed eventi.»

Oltre alla radio online, quali sono le altre attività che portate avanti?

«La radio rimane un elemento fondamentale: siamo una web radio, accessibile dal nostro sito e attraverso piattaforme partner. La sede rappresenta anche un luogo d’incontro tra artisti e ascoltatori. Parallelamente, organizziamo eventi musicali, festival e collaboriamo come media partner con numerose realtà, a Verona e in tutta Italia.»

L’anno scorso avete festeggiato dieci anni di attività.

«Esatto. Per celebrare il decennale abbiamo organizzato un tour in diverse città italiane: Milano, Torino, Roma e Venezia, con Carhartt WIP come partner principale. Abbiamo anche realizzato eventi al Bastione San Francesco e, naturalmente, il Veronetta Festival, giunto ormai alla sua quarta edizione».

Parliamo proprio del Veronetta Festival. Come nasce?

«Lo abbiamo lanciato nell’ottobre 2023 con l’obiettivo di creare una rete tra le realtà locali del quartiere, comprese quelle commerciali, e valorizzare Veronetta. Dopo il successo della prima edizione, nel 2024 ne abbiamo organizzate due, una in primavera e una in autunno.»

Poi c’è stato un cambio di passo.

Una foto dell’edizione del 2025 del Veronetta Festival. Foto tratta dal profilo Instagram di Rocket Radio.

«Sì, grazie al bando di Fondazione Cariverona. Da quel momento il festival ha smesso di essere solo “nostro” ed è diventato un evento per tutto il quartiere. L’organizzazione si è ampliata e, soprattutto, è cambiata la prospettiva: realizzarlo ogni anno.»

L’edizione 2025 con Buone Nuove è stata un passaggio importante e stiamo già lavorando al 2026, con collaborazioni sempre più strutturate, anche con il Comune».

Nel frattempo continuate a portare avanti collaborazioni con brand locali.

«Assolutamente. Collaboriamo da sempre sia con enti del terzo settore che con aziende e brand. Un esempio è Easy, un bar di Rimini con cui condividiamo una visione comune. Lavoriamo anche con grandi marchi come Nike, durante la Design Week, e Carhartt WIP, per cui curiamo la direzione artistica e gli eventi».

La vostra sede è nel cuore di Veronetta. Com’è cambiato il quartiere in questi dieci anni?

«Tantissimo. Quando siamo arrivati dieci anni fa, i bar erano pochissimi. Serviva davvero un punto di incontro e all’inizio aprivamo quasi tutti i giorni, dalla mattina alla sera. Negli anni prima del Covid, Veronetta è diventata molto vivace e sono nate molte nuove attività. Il quartiere è cambiato e noi ci siamo adattati di conseguenza».

In che senso?

«Il bar non è più automaticamente un punto di aggregazione. Per questo anche noi abbiamo cambiato approccio: non vogliamo più essere percepiti come un bar, ma come uno spazio culturale che propone eventi specifici, serate che ti spingono a venire per quello che succede, non solo per bere qualcosa».

Perciò il futuro passa dagli eventi.

«Esatto. È una sfida che coinvolge tutto il quartiere, non solo noi. Ma siamo convinti che la chiave stia proprio in questo: offrire contenuti, cultura, musica e momenti di incontro che abbiano significato oggi, non dieci anni fa».

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