Paolo Sorrentino al Kappadue: “Il mio film, fiducia per il futuro”

In un cinema Kappadue completamente gremito e affollato, il celebre regista Paolo Sorrentino insieme alla talentuosa direttrice della fotografia Daria D’Antonio hanno presentato il loro nuovo film La grazia sabato 17 gennaio. L’attesa per questo evento speciale era davvero altissima: i biglietti sono andati esauriti in poco più di un’ora dall’apertura delle prevendite, dimostrando un grande interesse da parte del pubblico. Sebbene il regista premio Oscar non sia stato particolarmente disponibile con il pubblico presente — evitando foto e autografi — l’incontro ha comunque offerto alcuni momenti interessanti e ricchi di spunti di riflessione.
In particolare, dopo che gli è stata posta la domanda riguardante la vita del protagonista, il quale per gran parte del film sembra seguire uno stile di vita democristiano riassumibile nel motto “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia“, Sorrentino ha sorriso con una certa ironia e ha risposto che quella frase lo ha profondamente infastidito e disturbato, sottolineando con decisione che «Non bisogna affidarsi ai luoghi comuni e alle semplificazioni superficiali».
Si tratta di un luogo comune nato dalla risposta dello stesso regista, pubblicata su FilmTV n.21 del 2008, in occasione di una domanda specifica riguardante il motivo per cui la Democrazia Cristiana abbia governato l’Italia per un periodo così lungo e significativo. Per un protagonista soprannominato “Cemento armato”, capace di gestire ben sei crisi di governo differenti e che ha addirittura chiamato la figlia Dorotea, in chiaro riferimento ai Dorotei, una nota corrente politica interna alla Democrazia Cristiana,era sembrata una suggestione particolarmente interessante e degna di nota.
Il lato politico democristiano e inizialmente immobilista del protagonista appare, secondo Sorrentino, come un aspetto da affrontare con particolare prudenza o forse da considerare parte di quegli “Aspetti irrilevanti” all’interno di un film che, nonostante tutto, prende chiaramente una posizione decisa su temi di grande attualità e urgenza, come il diritto all’eutanasia. La grazia, come ha sottolineato il regista, offre una prospettiva di speranza e fiducia nel futuro, grazie anche al significativo contributo delle figure femminili, le quali sono in grado di stimolare profonde riflessioni su come si possa e si debba fare politica nella società contemporanea di oggi.
Distorcere la realtà per poter esplorare in profondità la sua essenza più autentica rappresenta per Paolo Sorrentino il punto di partenza fondamentale nella realizzazione di ciascuno dei suoi film. Non sorprende quindi che il riferimento pittorico che ha ispirato e sostenuto la genesi de La grazia sia stato proprio Lucian Freud, come ha dettagliatamente spiegato Daria D’Antonio. Freud, celebre pittore di origini tedesche, mirava nei suoi ritratti non semplicemente a “creare qualcosa che assomigli alla persona”, ma piuttosto a incarnarla nella sua totalità. I suoi ritratti raffigurano persone che non sono semplicemente simili alle persone, ma che ne catturano l’essenza più profonda e autentica.

Al termine dell’incontro, quando gli è stato chiesto il motivo per cui nel film vengano citati gli alpini della Valpolicella e se ci fosse un legame particolare con quella zona specifica, Sorrentino ha risposto semplicemente «Non mi ricordo». Questa risposta ha lasciato intendere una volontà di non rivelare troppo riguardo al processo creativo del film oppure, forse, ha manifestato una certa stanchezza dovuta al lungo e impegnativo tour promozionale che lo ha visto protagonista nelle ultime settimane.
Pazienza, La grazia rimane un film da non perdere.
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