La selezione allenata da coach Julio Velasco si è guadagnata un’aura di imbattibilità (28 vittorie consecutive), ma confermarsi non sarà affatto facile. Contrariamente infatti ad altre stagioni post olimpiche, molte nazionali avversarie non hanno avviato un vero e proprio ricambio generazionale, vincere l’iride non sarà affatto facile.

Le scelte di Velasco ante VNL

Le basi per questi risultati storici nascono da due fattori chiave. Il primo è la consapevolezza che la vittoria olimpica ha trasmesso a questo gruppo di atlete. Ad eccezione del libero Monica De Gennaro, sono tutte nel loro prime di carriera. Esperte a livello internazionale, non ancora usurate nel fisico, con la sufficiente fame agonistica. Vincere aiuta a vincere, come si dice anche in maniera un pò semplicistica. L’Olimpiade ha contributo ad elevare il rango, ad esempio, di una Alessia Orro (miglior regista della Vnl), fino a 12 mesi fa ottima giocatrice, ma non una campionessa vera e propria. Come lei, medesimo discorso vale per tante: Parigi 2025 ha aiutato molte a fare l’ultimo step, quello della consacrazione ad eccellenze mondiali.

In parallelo a questo aspetto, determinanti sono state le scelte tecniche di Julio Velasco. Il coach argentino, se recuperiamo stralci delle prime interviste post nomina a selezionatore, comprendiamo come abbia avuto le idee chiare fin da principio. Impossibile la coesistenza in campo di Ekaterina Antropova con Paola Egonu (suggestione di molti), rispetto delle gerarchie anagrafiche tra di loro con regole chiare, fuori Caterina Bosetti in vista di Los Angeles, bocciatura per Loveth Omoruyi, troppo ballerina in seconda linea. Fuori anche chi offre disponibilità limitata (Elena Pietrini e altre).

Con questa gestione, Velasco ha trovato una Egonu in un mood di totale disponibilità alla causa e lo è pure Antropova (oggi uno dei tre migliori posti due al mondo) a cui viene affidato il ruolo determinante di acceleratore con il doppio cambio. Panchinara di lusso è un termine del tutto inadeguato per definire la posizione in rosa dell’opposta di Scandicci.

Il segreto è tutto qua, forse

Focalizzarsi solo su un aspetto tecnico tattico nell’analizzare le prestazioni della nazionale italiana è senza dubbio riduttivo. Appare però evidente che il doppio cambio stia funzionando a meraviglia. Carlotta Cambi e Antropova nei finali dei set sono un propellente incredibile. Interpretano il ruolo tattico a meraviglia, si intendono, hanno le caratteristiche tecniche e mentali per essere decisive.

Questa Italia, infatti, raramente perde i set, ma ne vince tanti in pochi scambi decisivi proprio a seguito del doppio cambio. Per quanto la pallavolo femminile stia sempre di più assomigliando a quella maschile (opposti determinanti anche da seconda linea), è evidente che giocare tre rotazioni in più a set con attacco a tre (e che attacco!) garantisca un vantaggio competitivo di valore assoluto, specie se c’è piena disponibilità delle giocatrici ad essere impiegate in questo modo.

Velasco leader maximo, ma che movimento!

Alla luce delle considerazioni suesposte, ancora una volta l’opinione pubblica si è schierata a favore di Julio Velasco che, nella sua carriera, parentesi calcio a parte, ne ha sbagliate davvero poche. Sarebbe però riduttivo attribuire tutti i meriti al finalizzatore. Questa nazionale è la rappresentazione della salute del movimento pallavolistico di alto livello, capace di sviluppare giocatrici di livello internazionale come nessuna altra nazione oggi è in grado di fare. Facciamo alcuni esempi a supporto di tale considerazione. Egonu è la star, quella che nasce ogni 30 anni, ma dietro di lei, oltre ad Antropova, sarebbero pronti almeno altri due/tre opposti di livello internazionale, magari giovani, magari non al livello Egonu (e ci mancherebbe), ma tecnicamente e fisicamente adatti al massimo livello pallavolistico.

Spostiamo l’attenzione sulle centrali, di cui si parla sempre troppo poco. Velasco non ha convocato per vari motivi Cristina Chirichella, Rafaela Folie e Marina Lubian, atlete che in molte nazionali d’eccellenza sarebbero titolari senza dubbio alcuno. Problemi? Nessuno, perché Velasco ha potuto contare su Sara Fahr e Anna Danesi. La prima è stata il posto tre più forte a livello offensivo, la seconda è da anni la miglior blocker a livello mondiale e lo ha confermato pure in VNL.
Onore e meriti, dunque, a Velasco, ma occorre anche menzionare il lavoro che tante società d’eccellenza fanno quotidianamente sul territorio in ambito giovanile, di sicuro più rilevante del pur importante ruolo del Club Italia. Questo lavoro garantisce alla nazionale maggiore profondità di organico, possibilità di lavorare in prospettiva e mai in emergenza e, ovviamente, una crescente possibilità di intercettare fenomeni generazionali.

Una nazionale plurale

Attribuire valori simbolici, sociali e politici ad una nazionale è sbagliato anche se spesso a livello mediatico si incorre in questo errore. Se poi aggiungiamo che attorno ad Egonu si siano da sempre incentrate le attenzioni anche di chi non segue la pallavolo abitualmente, è evidente il pericolo di strumentalizzazioni.
D’altra parte non si può non rilevare come questa nazionale sia la diretta rappresentazione di una società contemporanea in cui l’integrazione e la commistione di usanze, culture, religioni e lingue ha i caratteri dell’ineluttabilità a prescindere da diffidenze, muri, ostacoli e leggi.

Guidata da un allenatore argentino, seppur considerato italiano a tutti gli effetti per meriti sportivi e dimora, questa nazionale è multietnica nella propria composizione al di là del passaporto. Antropova, Sylla, Egonu, Omoruyi, Fahr e ne potremmo citare tante altre, portano in gruppo storie diverse, ma sogni, sacrifici, gioie e dolori, migliaia di ore di allenamento uguali. Nel volley, come nell’atletica o in altri sport, assistiamo ad un processo irreversibile che ormai accomuna tutti gli ambiti della società.

L’infortunio di Degradi

Tornando alle questioni più strettamente agonistiche, l’unica nota stonata della Vnl 2025 riguarda l’infortunio patito da Alice Degradi che, nel corso della finale, ha subito un trauma al piatto tibiale e al menisco. Per il Mondiale non recupererà, salvo miracoli, ed è una disdetta perché l’atleta pavese aveva già dovuto saltare le Olimpiadi 2024 a causa della rottura di un legamento crociato. Se a Parigi Alice era una alternativa alle titolari, quest’estate stava rivestendo un ruolo da protagonista e da giocatrice di equilibrio nel sestetto azzurro. Un gran peccato per lei che, arrivata ai 29 anni, vedeva il Mondiale come il coronamento di una carriera, un problema per la nostra nazionale perchè proprio in quel ruolo le alternative sono di spessore, ma senza esperienza internazionale.

Velasco non richiamerà Bosetti, anche perchè l’anno post olimpico deve servire anche a lanciare atlete per Los Angeles 2028. Si affiderà a Stella Nervini e, in seconda battuta, a Gaia Giovannini, andando presumibilmente a recuperare o Omoruyi o Rebecca Piva come quarta opzione (ricordando che c’è anche l’insostituibile Miriam Sylla).

La sfortunata Alice De Gradi. Fonte: www.federvolley.it

Un Mondiale con un inizio agevole

Questo avvicendamento forzato sarà il classico granello di sabbia in un ingranaggio che, ad oggi, appare perfetto? oppure le altre nazionali sapranno studiare il sistema di gioco dell’Italia e in questo mese che dista al Mondiale sapranno trovare le giuste contromisure? Questi sono gli interrogativi della vigilia e che ci accompagneranno fino al 22 agosto, data di inizio della manifestazione. L’Italia incontrerà nel girone iniziale Belgio, Cuba e Slovacchia, tre avversari di rango inferiore e che permetteranno alla nazionale italiana di trovare nuovi equilibri in contesto agonistico. In vista di ottavi e quarti di finale l’avversario potenzialmente più ostico abbinato al tabellone italiano dovrebbe essere la Polonia, tutto sommato un buon accoppiamento.

I risultati della Vnl, in ogni caso, potrebbero non aver evidenziato i reali valori che ci saranno tra un mese, ma di sicuro il Brasile e un Giappone che gioca una pallavolo bellissima sono tra le avversarie più accreditate. Stati Uniti, Cina, Turchia, Polonia e Serbia, campione uscente, sembrano un gradino sotto. La vincente uscirà senz’altro da queste otto pretendenti, Italia compresa.

I pronostici

Tra le favorite queste le percentuali di possibilità di raggiungere le semifinali, tenuto conto che la formula del torneo non prevede nuovi sorteggi durante le fasi finali e ogni squadra ha già il proprio cammino ben definito.

Italia: 90%
Brasile: 80%
Giappone: 60%
Stati Uniti: 50%
Turchia: 50%
Serbia: 39%
Cina: 20%
Polonia: 9%
Germania: 1%
Svezia: 1%

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