Nell’intervista rilasciata a Itagnol, Marta Ugolini, docente e attivista impegnata in tematiche sociali, offre una riflessione approfondita su alcuni dei nodi centrali della società italiana contemporanea: la cultura come strumento di inclusione, la complessità dell’identità personale e collettiva, e il valore dell’impegno pubblico come leva di cambiamento sociale.

La cultura: un bene comune da difendere e diffondere

Ugolini apre il discorso partendo da un tema che le è particolarmente caro: “La cultura non può essere un lusso per pochi, ma un diritto fondamentale di tutti.” Con queste parole, sottolinea la necessità di un’accessibilità reale e diffusa alle istituzioni culturali, che secondo lei devono superare le barriere di classe e di reddito per diventare spazi di incontro e crescita collettiva. “Non possiamo permetterci che la cultura diventi un privilegio elitario,” dice, “perché ciò significa escludere una parte importante della società, alimentando disuguaglianze e divisioni.” 

Ugolini invita, quindi, a ripensare il modo in cui le politiche culturali vengono progettate e attuate, puntando su una dimensione partecipativa e inclusiva, capace di coinvolgere soprattutto le fasce più svantaggiate.

Identità: tra memoria e dinamismo

Il tema dell’identità emerge con forza nella conversazione. Ugolini definisce l’identità come “un processo in divenire, non una categoria statica.” Per lei, è fondamentale mantenere un legame vivo con la memoria storica per comprendere chi siamo, ma senza fossilizzarsi in un passato immutabile.

“La memoria è una bussola,” afferma, “che ci aiuta a orientare il presente, ma non deve diventare una prigione.” Secondo la studiosa, la memoria collettiva è il tessuto connettivo che tiene insieme una comunità, ma è altrettanto importante riconoscere le trasformazioni e le contaminazioni culturali che arricchiscono l’identità.

Un punto particolarmente interessante riguarda il confronto con le nuove generazioni e la loro relazione con il passato: “I giovani spesso si sentono distanti dalla storia ufficiale, e questo crea un vuoto che rischia di indebolire il senso di appartenenza. Dobbiamo trovare modi nuovi per raccontare la storia, che siano più vicini alla loro esperienza e alle loro aspettative.”

Impegno pubblico: la forza della partecipazione

L’intervista si sposta quindi sull’impegno civico, tema su cui Ugolini è molto chiara e appassionata: “L’impegno pubblico è la nostra più grande responsabilità.” Spesso ridotto al solo atto del voto, l’impegno per Ugolini è una pratica quotidiana che si manifesta attraverso la partecipazione attiva alle comunità, alle associazioni e ai movimenti sociali.

“Non basta lamentarsi,” ammonisce, “occorre agire, mettersi in gioco, costruire relazioni e progetti che cambino la realtà.” Ugolini cita esempi di impegno sociale che hanno prodotto trasformazioni significative, sottolineando come la partecipazione collettiva sia la vera forza del cambiamento.

L’attivista insiste anche sull’importanza dell’educazione civica: “Dobbiamo insegnare fin da piccoli il valore della responsabilità sociale e della cittadinanza attiva, per formare cittadini consapevoli e protagonisti della vita pubblica.”

Il ruolo delle istituzioni e della politica

Ugolini non manca di riflettere anche sul ruolo delle istituzioni e della politica nel sostenere queste dinamiche. “Le istituzioni devono fare la loro parte creando condizioni favorevoli per la partecipazione e garantendo trasparenza e inclusione,” afferma.

A tal proposito, critica la distanza che spesso si crea tra cittadini e apparati burocratici: “Quando la politica si chiude in se stessa, perde di vista le esigenze reali delle persone. Serve un cambiamento culturale che metta al centro il dialogo e la corresponsabilità.”

Sguardo al futuro: speranze e sfide

Verso la conclusione, Ugolini esprime una visione ottimista ma realista: “La società è complessa, ma ci sono molte energie positive pronte a emergere.” Tuttavia, ammonisce che “la sfida più grande resta quella di costruire ponti, di abbattere muri culturali e sociali che ancora dividono.” Ricorda inoltre il valore della diversità come risorsa: “La pluralità di voci e di esperienze è ciò che rende una società viva e capace di rinnovarsi.”

L’intervista con Marta Ugolini offre, quindi, un quadro ricco e articolato di temi che interessano non solo la sfera culturale, ma anche quella sociale e politica. La sua capacità di intrecciare riflessioni teoriche con esempi concreti rende il discorso accessibile e stimolante.

La cultura come strumento di inclusione, l’identità come equilibrio tra memoria e innovazione, l’impegno pubblico come pratica quotidiana e responsabilità condivisa: questi sono i pilastri su cui Ugolini invita a costruire un futuro più equo e consapevole.

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