Da qualche giorno gira sui social, soprattutto sul più “giovanilistico” TikTok, , una bella campagna che annuncia la partita della nazionale femminile di calcio, contro il Marocco.
È molto gradevole ed efficace, con pochissima retorica, una confezione fresca e positiva, tutta affidata alle stesse giocatrici. Parte da una domanda: “Cosa serve per giocare a calcio?” La risposta – provocatoria, ma al punto giusto – è “una figlia femmina”. Segue l’invito a tifare per le nostre Azzurre.

Un messaggio equilibrato, che sembrerebbe sottolineare una condizione ormai scontata di parità di genere nella pratica sportiva, eppure dai commenti al post, emerge un clima ben diverso.

Riportiamo i nomi dei commentatori, perché si tratta di un account pubblico, visibile a tutti ed è legittimo che, in un mondo di diffusione incontrollabile come quello dei social, ognuno si assuma la responsabilità delle proprie parole.

Si parte con tale Leonardo, che lapidariamente afferma “ voglio figli maschi, grazie”. Per lui la questione non è sportiva, ma proprio di preferenza genetica. Vuole un mondo di machi.
Tutti di disprezzo sportivo è invece il commento di Germano: “guardo solo le partite di calcio”. Insomma per lui il fatto che esista una nazionale, composta da giocatrici ormai professioniste è inconcepibile. DM Forever, la fa breve, affermando che “non è il vostro sport, fine dei discorsi”. Un utente che si firma Il Fosca, dichiara che per lui “ è circo”.

Tale MegaMega ne fa una questione tra il genetico e l’anatomico: “per giocare a calcio ci vogliono i piedi dritti, quindi è sport per maschi”. Tutto sommato si tratta principalmente di giudizio sulle capacità atletiche – si dirà – feroce, di cattivo gusto, ma tale…invece no.
Perché qualcuno si fa coraggio ed esce finalmente allo scoperto con il sessismo dichiarato: per Dredd “le donne che giocano a calcio non sono esattamente donne”.

Roberto non ha dubbi sul ruolo femminile ed espone un problema molto concreto: “se la madre sta giocando a calcio, i figli chi trovano a casa a dar loro da mangiare?”. In un crescendo di considerazione sempre più esplicite, si passa a Cristiano, per il quale le ragazze della nazionale sono “maschi mancati”. Ma il primato del becerume, spetta a Serpico che senza tanti giri di parole si fa interprete del pensiero generale e dichiara: “sono tutte leccaconchiglie!”

Tutto questo – vale la pena ripeterlo – su un social la cui utenza per il 70% ha un’età compresa tra i 16 e i 34 anni.

Ecco, quando certe battaglie sulla parità di genere, ci sembrano ormai noiose o ci appaiono come speculazioni ideologiche su qualcosa di ormai scontato, ricordiamoci questo dato e questi commenti. Di strada fare, soprattutto in Italia, purtroppo ce n’è ancora tanta.

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