Dopo il tentativo fallito del referendum “Eutanasia Legale”, dichiarato non ammissibile dalla Corte costituzionale, l’associazione Luca Coscioni prosegue la sua battaglia per la libertà di scelta sul fine vita attraverso un’altra via: quella di una proposta di legge regionale di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito.

La proposta di legge regionale

In attesa di una legge nazionale che – nonostante i ripetuti richiami della Corte costituzionale – tarda ad arrivare, l’obiettivo della proposta della Coscioni è garantire, nel rispetto delle competenze delle regioni, l’accesso al suicidio medicalmente assistito a tutte le persone in possesso dei requisiti previsti dalla Consulta con la sentenza n. 242/2019.
Nonostante questa sentenza conceda già la possibilità di ottenere l’aiuto medico alla morte volontaria, infatti, ad oggi il servizio sanitario non garantisce tempi certi per effettuare le verifiche e dare una risposta ai pazienti.

Un momento del deposito della proposta di legge regionale di iniziativa popolare sul suicidio assistito, avvenuto lo scorso 21 dicembre presso gli uffici della Regione Veneto. Foto dei volontari dell’associazione Luca Coscioni

Il deposito della proposta di legge in Veneto

In Veneto, la proposta di legge è stata presentata presso gli uffici della Regione lo scorso 21 dicembre dagli attivisti della Coscioni Diego Silvestri, Matteo D’Angelo, Paolo Dagli Orti Marcon, Matteo Orlando, Laura Parotto e Fulvia Vittoria Tomatis.

La pronuncia della Corte costituzionale sul caso di dj Fabo

La proposta di legge regionale prende le mosse dalla sentenza n. 242/2019 della Corte costituzionale sul caso di Fabiano Antoniani, noto a tutti come dj Fabo, che scelse di morire con il suicidio assistito in una clinica svizzera accompagnato da Marco Cappato.
In quell’occasione la Consulta, con una pronuncia di illegittimità parziale dell’articolo 580 del codice penale che disciplina l’istigazione e l’aiuto al suicidio, ha individuato un’area circoscritta in cui l’incriminazione di chi agevola il suicidio altrui è considerata non conforme alla Costituzione.
Si tratta dei casi nei quali l’aiuto al suicidio è fornito a una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale (quali, ad esempio, l’idratazione e l’alimentazione artificiale), affetta da una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche, ma che resta pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, «sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente».

Un momento del deposito della proposta di legge regionale di iniziativa popolare sul suicidio assistito, avvenuto lo scorso 21 dicembre presso gli uffici della Regione Veneto. Foto dei volontari dell’associazione Luca Coscioni

La legge sulle disposizioni anticipate di trattamento

Il paziente che versa in queste condizioni può già decidere di lasciarsi morire, in base alla legge n. 219/2017 sulle disposizioni anticipate di trattamento (citata dalla Consulta), chiedendo l’interruzione dei trattamenti di sostegno vitale e la sottoposizione a sedazione profonda continua, che lo pone in stato di incoscienza fino al momento della morte. Decisione che il medico è tenuto a rispettare.
Quello che invece la legge non prevede è la possibilità, per il medico, di mettere a disposizione del paziente trattamenti atti a determinarne la morte.
Il paziente che voglia congedarsi dalla vita, quindi, è costretto a subire un processo più lento e più carico di sofferenze: questa circostanza, secondo la Consulta, finisce per limitare irragionevolmente la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta dei trattamenti, compresi quelli finalizzati a liberarlo dalle sofferenze.
Da qui la scelta dei giudici di intervenire.

La circolare del Ministro Speranza

In seguito alla sentenza della Consulta, a dicembre del 2021 il Capo di Gabinetto del Ministero della Salute aveva inviato alla Conferenza Stato-Regioni una comunicazione in cui si richiedeva al servizio sanitario e alle strutture regionali di dare «concreta attuazione a quanto statuito dalla Corte costituzionale». Il Governo aveva dato alle regioni sessanta giorni di tempo (scaduti il 10 gennaio 2022) per individuare uno o più Comitati etici con figure adeguate a cui rivolgersi per i percorsi di suicidio medicalmente assistito.
Lo scorso 20 giugno, l’allora Ministro della Salute Roberto Speranza aveva scritto a tutti i Presidenti di regione ribadendo la richiesta.

Cosa prevede la proposta di legge regionale

Il testo depositato dalla Coscioni si compone di cinque articoli.
Per garantire l’accesso alle procedure di suicidio medicalmente assistito, si prevede l’istituzione di una commissione medica multidisciplinare presso le aziende sanitarie pubbliche con il compito di verificare la sussistenza delle condizioni di accesso al suicidio assistito indicate dalla Corte costituzionale.
La proposta di legge regionale, oltre a stabilire la gratuità delle prestazioni sanitarie connesse ai suicidi assistiti, disciplina la procedura (avviata su richiesta del paziente, che può sospenderla o interromperla in ogni momento) e le tempistiche che le strutture del servizio sanitario regionale devono rispettare.

Procedure e tempi certi

In base alla proposta, entro dieci giorni dalla richiesta del paziente la commissione medica multidisciplinare deve verificare la presenza delle condizioni di accesso al suicidio assistito e inviare, entro cinque giorni dal completamento delle verifiche, una relazione al comitato etico territorialmente competente.
Il comitato etico ha quindi cinque giorni di tempo per restituire il proprio parere alla commissione medica.

Se l’iter dà esito positivo, il malato può fare un’ulteriore richiesta per l’erogazione della prestazione. Dal momento di tale richiesta decorre il termine di sette giorni entro cui il sistema sanitario deve garantire l’accesso alle prestazioni e ai trattamenti.

Le regioni coinvolte

L’obiettivo della Coscioni è di costituire la rete di raccolta delle firme in tutta Italia, dove consentito dagli Statuti regionali.
Oltre al Veneto, le regioni pronte a partire già dall’inizio del 2023 sono Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte e Toscana.
E proprio il Veneto, dopo l’avvenuto deposito della proposta di legge presso gli uffici di palazzo Ferro Fini, farà da apripista.

Per le firme sei mesi di tempo

Ora che la proposta è stata depositata, si attende che la Regione metta a disposizione della Coscioni i moduli per la raccolta delle firme.
Raccolta che dovrebbe iniziare quindi per il fine settimana del 4-5 febbraio: per raggiungere il numero minimo richiesto di settemila firme, i promotori avranno tempo sei mesi, fino a fine luglio.
Potranno firmare solamente le persone elettrici in Veneto.
«Si apre una importante stagione di mobilitazione e partecipazione per la libertà, per i diritti civili», sottolineano i promotori, che annunciano iniziative già a partire da metà gennaio per far conoscere l’iniziativa.

Si cercano volontari e autenticatori

L’associazione Luca Coscioni cerca, in tutta la Regione, persone che si rendano disponibili come volontari per la raccolta delle firme. C’è bisogno anche di autenticatori, ruolo che può essere ricoperto anche da avvocati, notai, sindaci e amministratori locali.
È possibile dare la propria disponibilità scrivendo a veneto@liberisubito.it o compilando il form presente sul sito della campagna.

Dall’Aulss 7 arriva l’assenso per Stefano Gheller

Nel frattempo, lo scorso ottobre l’Aulss 7 Pedemontana ha dato parere positivo alla richiesta di suicidio medicalmente assistito avanzata da Stefano Gheller, il 49enne di Cassola (Vicenza), affetto dalla nascita da una grave forma di distrofia muscolare e costretto a vivere sulla sedia a rotelle, attaccato al respiratore.
Lo ha annunciato lo stesso Gheller sulla propria pagina Facebook: «Ora sono libero di decidere quando vorrò mettere fine alle mie sofferenze».
È il primo caso di richiesta accolta in Veneto, e il terzo in Italia.

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